Divenire. Ma vedi tu un poco la Madonna.

Le cose cambiano. Lentamente a volte altre mica tanto. Ti ritrovi lì una mattina a guardare il poster che guardi ogni volta che ti svegli ed è sempre lo stesso ma in realtà non lo è più. È sempre lui, un pianoforte tutto ammatondato con strane scritte. Lo guardo, c’è qualcosa che non va ma è sempre lui. Per me che sono fissato con le simmetrie è sempre una tragedia vederlo leggermente più un basso degli altri ma che ci vuoi fare, la pigrizia e la paura di romperlo fanno si che tra l’intenzione e l’effettiva voglia di sistemarlo passi la stessa distanza che c’è tra il dire ed il fare: il mare.
Il mare, appunto.
Il mare.

Mi piace il mare, ma lo odio perché è il ricettacolo di sentimenti ed emozioni di tutti. Poeti, scrittori, musicisti, pensatori, fumatori, persone normali, cafoni, neocafoni.
Non mi va di condividerlo con questa gente, vorrei che fosse solo mio.
Ma non ce l’ho fatta ed alla fine l’ho abbandonato a se stesso.
Per carità una volta ci sono tornato. Era piena estate e la gioia di vivere in me era ai minimi storici. Erano le 14.00, presi il mio fidato Zarathustra ormai più che consumato ed andai al castel dell’ovo. Ma questa è un’altra storia, e non mi interessa.

È che il divenire è diventato normale. E non c’entra che ascoltavo questo brano tutte le mattine a Boston mentre mi recavo a scuola. E non c’entra nemmeno che in questi giorni non l’ho ascoltato.
È che tempo fa mi sono fatto una promessa, ho simulato facendola ad un mio amico ma l’ho fatta a me stesso ed almeno sta volta ho voluto mantenerla. Almeno questa volta, per me.
Perché basta andare a dormire con dei pensieri e svegliarsi con gli stessi. C’è un momento in cui te lo dici da solo e manco te ne accorgi. Basta. Basta cazzo, basta. Sta mattina voglio svegliarmi ed incazzarmi, perché quando mi incazzo mi sento sempre meglio. Ok tendo a suonare in anticipo sul tempo come ai vecchi tempi e rispondo male ma tanto lo faccio sempre, ed almeno certe cose perdono importanza.
È un po’ come quando giri con una bella donna e tutti ti guardano con quell’aria di sufficienza. Il loro codice etico di sopravvivenza vuole che tu guardi e passi avanti conscio della tua insicurezza, che tanto domani lei si sveglia ed esce con un altro, per la serie meglio godersi il momento.
A volte ho avuto la netta sensazione di stare per dire a qualcuno di questi personaggi “Ma cosa volevi coglione, che si mettesse con te?”. Ma chissà perché non l’ho mai fatto.
Eppure con qualche bella ragazza ci sono uscito.

Una volta tanto non ci voglio più camminare sulle aiuole.
Non ci credo più in certe cose.
Mi sono stancato, ma mica adesso.
Un paio di sere fa ho bevuto l’assenzio e mi ha fatto cagare.
Altro che bohémien, è un liquore da mezzeseghe.

Divenire… Tutte queste sono solo chiacchiere da bar culturalmente superiori alla media, l’unica cosa importante è guardarsi allo specchio ancora col pigiama addosso, con le cuffie nelle orecchie che sparano musica a tutto volume, sorridere e dire “ma vafammoc”.
Ne assaporo ogni sillaba.
Ogni lettera.
Ogni istante.
Godo.
Ad maiora semper.

Ma vafammoc.

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One thought on “Divenire. Ma vedi tu un poco la Madonna.

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire (cit.)

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