La notte dei morti di fame.

A parte il mio sono pochi i blog che leggo con regolarità, giusto 2-3.
L’altra sera mentre cazzeggiavo su un blog disgraziatissimo che leggo sempre da un po’ mi sono imbattuto in un commento che mi ha scatenato una riflessione.
Innanzi tutto mi sono reso conto che mi fa proprio ribrezzo il servilismo di certi maschi di fronte alla sola speranza di chiavare.
Nella fattispecie concreta il blog in questione è commentato quasi esclusivamente da questo genere di persone. Leggo (raramente per fortuna) con perplessità ed a tratti divertimento le loro amenità, si passa dai più beceri complimenti che lusingherebbero a stento una 15enne al narrare strane storie infarcite di luoghi comuni e citazioni di poeti maledetti da centro storico (che diciamolo, sono parecchio sorpassatelli) al fingersi interessati alle peggiori assurdità di cui normalmente non fregherebbe niente.
Non parliamo poi (anzi no, facciamolo) di quelli che decantano le proprie sfighe come esperienza di vita vissuta di cui si non si è sfortunatamente fatto tesoro e quindi si continua ad essere sfigati, senza aver mica capito che la sfiga è ormai passata di moda, non si porta più e soprattutto non nobilita più, se mai l’avesse fatto.

Per ricollegarci all’argomento principe, l’altra sera leggevo il commento di un tizio anonimo che non conosco (e mi guardo bene dal volerlo conoscere) che, riferendosi ad una sera in cui mi ha visto in compagnia dell’owner del blog, recitava in un passaggio “puoi avere di molto meglio”, riferendosi ovviamente al sottoscritto.
Se non fosse stato per il fatto che “noi ca gent e merd nun c’ vulimm ammiscà” (cit.) e per la mia forma di protagonismo preferita, ossia la latitanza mi sono dovuto trattenere dal replicare al commentatore in questione scrivendo qualcosa come “di meglio mmh…tipo te?”. Ma grazie a dio non l’ho fatto, fai che me li ritrovo a commentare il mio di blog.

A questo punto ho pensato che è chiaro che in giro c’è tanta gente meglio di me, sarebbe da membro degli Oasis pensare il contrario, però è anche vero che c’è anche tantissima gente che è molto peggio di me.
Ed allora, visto che l’insonnia e la fame ultimamente mi tormentano tenendomi sveglio fino agli orari in cui gli uccellini cominciano a canticchiar non ho potuto fare a meno di pensare a tutti i soggetti allucinanti che nella mia vita ho avuto l’orrore di incontrare. È stata una bella nottata, a tratti ho persino riso a certe cose. Mi sa che ricorderò questa notte per molto tempo, “la notte dei morti di fame” appunto.
Eccovi un po’ di quello che ricordo.

AVVERTENZA quello che segue è solo a scopo ludico/informativo, ogni riferimento a persone e/o cose è puramente casuale e se qualcuno si sente chiamato in causa non è perché mi riferisco a lui ma perché forse disgraziatamente appartenete ad una di queste categorie, in questo caso vi consiglio di scendere di casa, comprare una bottiglia di whiskey e cercare di capire come raddrizzare la vostra vita. No, non fatemi causa, non ho una cazzo di lira ed inoltre picchiarmi da poca soddisfazione, se mi volete ferire chiedete consiglio a qualcuno che già se ne intende.

Innanzi tutto se non vi è mai capitato di incontrarli i primi soggetti di cui dobbiamo parlare sono gli ormai famosi schiaffeggiatori di quartiere. È gente che di solito gira ed impenna con i mezzi e, di tanto in tanto, mollano uno schiaffo fortissimo a qualche malcapitato passante. È gente pericolosa, poco franchi di cerimonie, che vottano le mani senza contestualizzare le situazioni. Di solito li si può incontrare anche in discoteca (e se hanno paccheriato anche il gestore del locale è possibile che abbiano il motorino anche lì), se per caso diventate la loro vittima designata vi assicuro che col cazzo che ci andate di nuovo a ballare.
In seconda battuta abbiamo il circolo degli emotivi.
Questi sono quelli che preferisco, perché sono tanto diversi tra loro quanto simili.
Alcuni sono gente nemmeno tanto male, soprattutto quando li conosci all’inizio.
Bravi ragazzi, anche in gamba, ma dentro di loro celano un terribile mostro.
Di solito le prime avvisaglie di pazzia si verificano quando si fidanzano, le ragazze di questi tipi sono tutte uguali: bassine, alternative ma con moderazione, bruttarelle, di solito more e che vestono pure male. Assolutamente incapaci di essere autonome a livello di gusti musicali, tutta la munnezza che si sente il ragazzo se la sciroppano anche loro.
Questi soggetti di solito quando si fidanzano spariscono letteralmente dalla circolazione, affogano in un maelström d’amore che ovviamente esiste solo nella loro testa bacata. Smettono di vivere autonomamente, come un’edera infernale si attaccano al povero partner e cominciano a vivere in simbiosi succhiando a più non posso questa linfa amorosa che poi li ricopre finora farli diventare invisibili.
Queste storie di solito durano un paio d’anni, il tempo che la ragazza si renda conto che è donna, quindi dotata di vagina, e che può usarla per migliorare la propria esistenza.
Di solito li mollano per uno con un motorino tipo SH 300 col padre rispettabile avvocato e/o amministratore delegato.
Ecco che, a quel punto, il mostro emerge dagli abissi e si rivela in tutto il suo orrore: il povero emotivo non regge il colpo ed ha bisogno di dare una svolta alla sua vita.
L’alcol e le droghe non bastano oppure non gli piacciono allora si apre un blog dove comincia a scrivere sotto forma di storie di fantasia scopiazzate tutto l’amore che provava per la sua anima gemella. Ma non lo fa per sfogarsi, lo fa perché segretamente sogna che leggendo quel blog un’altra ragazza che comprendendo perfettamente quello che lui prova, si innamori perdutamente di lui. Ma non lo fa perché vuole una nuova relazione, no, vuole semplicemente sfogare la sua vena sadica su di lei, illudendola e poi abbandonandola proprio come successo a lui.
Di solito può essere che la trovano pure un’altra, ma non ce la fanno ad attuare il loro piano diabolico allora se ne innamorano e la iacovella ricomincia d’accapo finché non vengono mollati di nuovo.
Altre volte non succede un cazzo, il blog dopo tre interventi viene abbandonato ad invecchiare sul web, solo, senza un commento ed un filo di polvere.
A quel punto te li ritrovi annidati nei social network, come foto del profilo di solito hanno qualche quadro surrealista poco famoso.
Scrivono e pubblicano poco ma leggono molto, non condividono mai uno stato a meno che non si tratti di andare contro il sistema (per esempio è classico di questi tipi scrivere uno stato contro Steve Jobs il giorno della sua morte oppure parlare della mancanza di sentimenti nella società digitalizzata, oppure frasi che non significano un cazzo ma magari ci sono dentro parole come “eclettico”, “emozioni” o peggio, “rugiada”).
Di solito questi stati non se li caga mai nessuno, ma se per caso ottengono un “mi piace” che è soprattuto da parte di una donna se ne innamorano immediatamente, chiunque essa sia.
E poi, e poi… abbiamo i bucchinari senza tempo.
Di questi qua il mondo è pieno. Quando li incroci per strada e li vedi camminare li riconosci subito, hanno quella classica camminata da uomo contemporaneamente vissuto ma pronto per nuovissime esperienze al limite dell’umano. Questo è quello che pensano loro ovviamente, in realtà cercando di assumere quelle pose sembrano un incrocio tra uno scartato alle selezioni del grande fratello ed un lavaportoni poeta mancato in pausa caffè.
Non è che vestono male, magari qualcuno ha pure buon gusto, solo che non si capisce perché sembra sempre che hanno qualcosa che non va, tipo una macchia di sugo o cose simili. Se volete distruggere emotivamente la serata ad una di queste persone, fateglielo notare
Questa è gente sfessatissima, che alle scuole medie probabilmente venivano chiamati “brioscione” perché cicciotteli o qualche altro strano epiteto che ora non mi viene in mente.
Ma poi un giorno, dopo anni a soffrire hanno finalmente scoperto se stessi, il fiore è sbocciato.
Di solito questo coincide con la prima sbronza, quel rigonfiante senso di autostima li ha avvolti e mai più lasciati. Improvvisamente la realtà si è accorta di loro, e con lei le ragazze che hanno cominciato a trovarlo non interessante ma almeno un po’ meglio di altri.
Ed allora tutto cambia, iniziano a comprare libri che non leggono, dischi che non ascoltano, si iscrivono a 3-4 facoltà diverse dove vanno a seguire solo per esibire la loro camminata o fumare una sigaretta con stile nel chiostro.
Hanno un codice etico che gli impone di farsi solo ragazze belle, ma si possono fare pure ragazze brutte basta che siano già fidanzate, meglio se con loro amici/conoscenti. Così possono esternare la loro superiorità da maschio alfa.
Questo succede ovviamente finché un “amico” non si presenta sotto casa sua con altri quattro “amici” dotati della forza di almeno 30 parcheggiatori abusivi e… E là so cazzi, altro che maschio alfa.
Quando parli con queste persone è come spostarsi in continuazione, parlano per sentito dire, cambiano opinione ma l’importante è che abbiano ragione. Mettono in mezzo argomenti senza senso che non c’entrano un cazzo col contesto (ad esempio: “no no ti ho detto che è un grande giocatore. E te lo dico perché all’esame di economia politica ero ubriaco ad assenzio allora… etc.).
Quando parlano di loro sono vaghi, parlano di progetti, situazioni, amicizie, ma nessuno sa effettivamente che cazzo fanno e chi cazzo sono, ma soprattutto chi cazzo vogliono sembrare.
Alla fine il rigonfiante senso di autostima dell’ubriacatura originale cesserà e si chiuderanno in casa aspettando che ritorni.
Va a finire che non tornerà più, e poi quando li incontri per strada è cazzo pure che ti chiedono una cosa di soldi. Che gente.

Potrei continuare all’infinito, ma il quaderno per oggi è finito.
Probabilmente ne scriverò una seconda parte, magari anche una terza visto che ho ancora 7-8 categorie ben definite di cui vorrei decantare le gesta.

Ad maiora semper, amice! Ma vafammoc.

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10 thoughts on “La notte dei morti di fame.

    • Quando ci vediamo ti faccio l’imitazione così capisci, hanno sia quell’atteggiamento da tizio scartato al gf del tipo “è stata una grande esperienza ma sono forte vado avanti” con finta fierezza di essere se stessi e sia quell’atteggiamento confidenziale da lavaportoni che si piglia il caffè con gli amici che fa battute a cui nessuno ride

Eh, ce ne sarebbero di belle da dire (cit.)

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