L’importante è che se muori… me lo vieni a dire.

Ormai mi sono fatto vecchio ed affamato, la microcondivisione non fa più per me. Non voglio più formulare micropensieri in pubblico, non voglio più prendermi le microrivincite da piazza virtuale. Ho passato una vita davanti ad un computer, o comunque, uno schermo luminoso. All’inizio mi andava bene e mi piaceva pure, per qualche anno poi sono stato neutrale alla cosa. Adesso sono dell’avviso opposto… però quella fatta da adolescente fu una scelta che bene o male mi segnò, ed ecco cosa ho dovuto subire in tanti anni di vita virtuale. Cazzo, ma perché non sono andato a farmi una passeggiata a Via Petrarca?

1) LiceoUmberto.it: quando stavo al liceo, ci stava un sito gestito e creato da studenti che funzionava un po’ come sito ufficiale dell’istituto ed un po’ come community di cazzeggio post/pre versioni di greco. Sto sito teneva una specie di forum che si chiama “Messaggeria” ed io, per non so quale ragione, ne ero pure il moderatore. Ci scriveva chiunque su quel forum, pure chi non era dell’Umberto. In quanto moderatore avevo a che fare con una marea di cacacazzo incredibili. La cosa più comune erano le ragazzine con i pantaloni con la scritta “RICH” sul culo (vi ricordate che cafonata?) che venivano ad insultare le loro ex amiche del cuore. Da quello che mi ricordo bene o male questi insulti erano quasi tutti uguali, na roba del genere:

“Vlv sl dire ke Tizya Kaia è sl 1a grandissima zokkola puttna ke deve sl ringrziare la maronna se nn le faccio 1 $trascino! 6 1a pttn xkè 6 andt a fare un bukk al mio fidanzt ciao strnz devi restare smpr a fame!”

Le più furbe poi riuscivano pure a cambiare nickname e scrivevano un post simile al di sotto del primo, dandosi manforte insultando la stessa poveraccia. Di solito alla fine aggiungevano anche un “Tizyo $empronio 6 trpp bono!” ed ovviamente non solo quel tizio sempronio non ero mai io, ma era sempre uno degli stessi 5-6 cacacazzi a cui tutto il liceo andava dietro (maschi compresi, che credevano di essere più fighi ed invece sembravano solo dei ricchioni). Quando a scuola si venne a sapere che ero io il moderatore arrivai persino a pensare che finalmente il magico regno dei bucchini si era aperto anche a me…. ma mi sbagliavo clamorosamente. Venivano solo a chiedermi favori dicendo cose tipo “Banni a fragolosa87??? TVUNKDB!!!” e non offrendomi bucchini come speravo. Tant’è che ben presto mi cacai il cazzo e la cosa mi sfuggì di mano a tal punto che moderavo e bannavo completamente a cazzo di cane. La gente mi dava dello sfigato frustrato ma non capiva che ero solo un quindicenne che si annoiava, se fossi stato davvero frustrato e represso come dicevano penso che avrei finito per pisciare sui motorini dei maschi e sussurrare nelle orecchie delle ragazze frasi come “Sai che so come è fatta la tua vagina?” etc.

2) MSN MessengerUno dei problemi del sito dell’Umberto è che aveva una chat di merda, quindi gli utenti sentirono ben presto la necessità di affidarsi a qualcos’altro, per questo tutti cominciarono ad utilizzare la più grande piattaforma di cacamento di cazzo mai inventata dall’uomo dopo Facebook.
Di MSN Messenger mi sono subito tutte le versioni, da quella in cui non c’erano nemmeno le foto a quella finale dove praticamente era diventato una terra desolata abitata solo da fantasmi virtuali, passando per quella con i fiorellini e la possibilità di fare la videochat. Era una tragedia, un orrore. C’era gente con cui non parlavo mai di persona, addirittura quasi non li avevo mai incontrati, ma su MSN conoscevo di loro vita, morte e miracoli. Ora che ci penso è abbastanza squallido, ma all’epoca mi sembrava normale. Insomma è un po’ come avere degli amici invisibili che anziché parlare scrivono, adottano emoticon per evitare di essere fraintesi ed hanno nomi bucchinari come frasi prese da canzoni deprimenti (ad esempio “Ambition makes you look pretty ugly”), insomma, na bella cacata.
Visto che c’erano solo conversazioni private il massimo colpo di scena che potevi adottare era metterti un nickname depresso per far intendere che tipo volevi suicidarti perché la ragazza ti aveva lasciato. Tutto ciò che avveniva lì era un frullato di emozioni e rapporti umani distillati in pura essenza di stronzaggine virtuale. Le giornate, belle o brutte che siano non contavano più, la realtà era un contorno fenomenico a quello che succedeva su MSN. Se non altro ad un certo punto misero che potevi far vedere la musica che ascoltavi. Io, ovviamente, non mancavo occasione per mostrarlo.

3) Facebook: MySpace mi piaceva e lo trovavo divertente (mi aiutò a conoscere anche delle belle sgualdrine) e quando fu soppresso da facebook ci rimasi male. Dopotutto mi sembrava la sua evoluzione naturale, meno macchinoso, meno personalizzabile, più invasivo.
All’inizio di facebook non me ne fregava un cazzo, ed a dire il vero mi faceva pure schifo. Il mio primo stato là sopra è abbastanza emblematico: scritto alle 5.33 del mattino il 30 Luglio 2008 recitava Antonio Toto Cafasso si piglia a capate nelle palle”.
Insomma proprio un bell’inizio.
La cosa paradossale di facebook è che ad un certo punto cominci a trovarlo “troppo utile”, il che non significa un cazzo, ma almeno tieni qualcosa da andare a dire alla genteFacebook infatti è carino e delizioso, ma non ci vuole molto a capire che non serve a chiavare (almeno parlo per me). L’impressione, netta e chiara, è che i miei stati avessero successo solo con quelle che volevano prendersi i caffè. Insomma, su facebook se vuoi fare lo spirito ribelle che però legge pure i libri non tieni molta speranza. Potresti parlare di calcio come fanno tutti, ma se vivi a Napoli e tifi la squadra sbagliata non puoi farlo, perché ti schifano comunque, in lungo ed in largo. Insomma, diventi come uno di quei grumi di farina nella besciamella. Te ne stai là, cercando di distinguerti, resisti facendo vedere che non sei diventato besciamella come gli altri, certo sei immerso, ma il tuo cuore di farina è ancora forte però non hai speranza perché il momento in cui un cucchiaio verrà per schiacciarti e trasformarti in besciamella è solo questione di tempo.

Una volta che sei stato schiacciato puoi lanciare il tuo ultimo grido, che di solito è una roba come “Salvatevi, tornate a vivere! Spegnete i computer e tornate a vivere!” (sono tutti uguali gli ultimi gridi, non è vero?) ma sai benissimo che nessuno lo farà, come non lo farai tu. Per farlo bisognerebbe lasciare le cose non finite, e sai bene che quando sei davanti ad un computer è impossibile non finire qualc

Eresie.

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È finita. Basta. Ma chissenefotte tanto non ci abbiamo nemmeno mai provato. È una vita che ci lamentiamo, ma l’amore per la città? Il senso cittadino? Ma tu tifi Napoli? Come fai a tifare Juve se sei di Napoli? Io amo Napoli, per questo butto la carta del pacchetto per terra quando compro le sigarette. Butto le lavatrici a mare, non pago il biglietto dell’autobus e dico al controllore che è il mio compleanno per non farmi fare la multa.
Lo sapevamo, fin da bambini. Lo sapevamo che questa città è un inferno. Non ci abbiamo mai provato perché dentro di noi abbiamo sempre saputo che avremo fallito. Sapevamo che ci saremo stancati presto. Sapevamo che qualcuno ci avrebbe riso dietro “ma che lo fai a fare?” siamo nati arresi e schiavi di noi stessi, con il sogno di vedere le cose cambiare. Vederle cambiare, non cambiarle. Perché è sempre a questo che si riduce. Come all’epoca, Francia o Spagna basta che si magna. Siamo il popolo dall’adulazione precoce, arrivano i Berlusconi, i Bassolino, i De Magistris e li amiamo, dopo trenta giorni diventano ladri ed incapaci. Ci facciamo fottere dalle politiche dell’apparenza. Non dimenticherò mai Bassolino e Iervolino che inaugurano “la prima piazza telematica d’Europa” a scampia, proprio pochi mesi prima della guerra di camorra.
Ma a noi non interessa, perché siamo rassegnati. Siamo nati così e non cambieremo, oggi facciamo la petizione su Facebook per città della scienza e domani gioca il Napoli, hanno dato il rigore alla Juve? Che schifo. Vola vola Pessotto, mamma ti prego fai morire Quagliarella.
Siamo una generazione senza futuro ma a noi non interessa, perché il futuro non è adesso. I soldi del banco di Napoli ed il regno delle due Sicilie, ci lamentiamo dei torti che ci hanno fatto, da sempre. Se è da sempre perché non abbiamo mai reagito?
Non è crollato un palazzo, non è bruciata città della scienza. Non è crollato nemmeno il nostro orgoglio e bruciata la nostra dignità. Non li abbiamo mai avuti, perché quelli che avrebbero dovuto insegnarceli a loro volta non sapevano.
La realtà è che non faremo che sprofondare perché siamo nati già col piede nella fossa, siamo nati avvelenati, superbi, insolenti, volgari, anche se istruiti rimaniamo comunque animali da macello, e siamo noi stessi che l’abbiamo deciso.
I media mostrano la Napoli sbagliata? È vero, quella Napoli è tutto fuorché che giusta, eppure è l’unica che abbiamo. Non siamo tutti così, no è vero, come non tutti gli asini sono uguali.
Peccato che sempre asini rimangono.