Nevi sporche di umanità.

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Una sedia rossa non è che abbia tanto significato. Anzi, non ne ha nessuno. Esserci seduto non ne ha, allo stesso tempo, alcuno. L’unica cosa che mi viene in mente è utilizzare i miei denti già digrignati per poter macinare ancora più disprezzo per quelli che in una sedia rossa ci trovano qualcosa di speciale.
Comunque è sicuramente non speciale anche se altrettanto disgustoso essere seduti difronte ad un pianista obeso ed alle sue natiche pelose, ben in vista per giunta.
Sono talmente disgustato che lo stesso disgusto è fonte di altro disgusto.
Più lo guardo e più mi sembra un concentrato di hamburger vivente. Secondo me nemmeno suda, il grasso gli cola direttamente dai pori della pelle.
La stronza che vende le case tiene il fisico da modella triste col culo moscio. Anni ed anni di “dealing with” con studenti ed affitti non pagati l’hanno resa fredda ed impersonale. Più di mezzo palazzo se la scoperebbe a sangue, io al limite le darei un bacio sulla fronte dicendole “sei molto più di quello che sembri” per poi andarmene senza aver pagato l’affitto.
Ah guarda un po’, mi hanno appena suggerito di chiudere gli occhi e pensare a tutto ciò che di bello Boston ha fatto per me.
Ho agito di istinto: ho rivolto il palmo della mano verso l’alto per poi farle disegnare dei cerchi nell’aria in senso antiorario.
Nessuno l’avrà capito perché qui i gesti sono un linguaggio troppo complicato. La società della semplicità: semplicizza i sentimenti, la musica, gli odori, tutto.
Non c’è nulla più squallido della superficialità che commuove le persone. Ha lo steso sapore di quelle cioccolate calde fatte con l’acqua.
Il colore forse è pure quello ma sempre munnezza rimane.
Genero troppi pensieri, penso a situazioni in cui sto pensando, penso a pensieri nei pensieri che avrò o non potrò mai avere.
In questo momento vorrei solo sprofondare ma solo perché vorrei qualcosa di nuovo.
Tutto ciò che è nuovo diventa vecchio molto presto. Proprio come una moquette, è solo questione di tempo prima che cominci a puzzare.
Per me l’inverno è appena cominciato, il fatto che si stia avviando già verso la fine è solo una formalità.

Italian noodles.

Me ne sto seduto in classe a cercare di non addormentarmi.
Il documentario su Star Wars, John Williams e quanto sono bravi gli americani a fare i film, le musiche, le musiche per i film, i film per le musiche, le musiche filmate e i film musicati è di una noia mortale.
L’unica cosa che mi trattiene dall’addormentarmi è l’odio per quello con l’occhio mandorlato seduto di fianco a me.
Sta li sul banchetto con l’iPad e la tastiera apple senza fili super figa che se non ce l’hai sei un rifiuto umano.
Il professore dice una cosa, lui ripete continuamente l’ultima parola del professore.
“John Williams is amazing!”
“Amazing!”
“So, check it out this underscore”
“Underscore!”
E così via.
Prende appunti in maniera digitale, super tecnologica. Perde un’ora per scrivere una definizione e cerca di farmi sentire una nullità perché nel mio modo rabbioso di scrivere spezzo continuamente la punta della matita.
Non è colpa mia, arrabbiarmi è l’unico modo che conosco per concentrarmi.
Lo zen e la virtuosità dell’anima non hanno mai fatto per me, il mio whishful thinking è avvelenato come un pacchetto di sigarette. Non c’è niente da fare, provato pure a cambiare.
L’occhio mandorlato è sempre di fianco a me. Parla continuamente, commenta continuamente. Medito di dirgli di star zitto ma mi fa schifo solo l’idea di rivolgermi verso di lui.
Magrissimo con occhiali da babbeo e capelli lunghi. Un goffo tentativo di ribellione. Immagino come deve essere difficile essere uno di loro. Prodotti in sequenza come in un libro di Huxley cercano disperatamente di appigliarsi a qualcosa per urlare al mondo “gualdatemi, sono divelso!!!”.
Quando capiranno che il cercare di distinguersi li fa tristemente tutti uguali sarà troppo tardi ed avranno già conquistato il mondo trasformandolo in una specie di enorme involtino primavera.
Io comunque sono diverso, meno male.
Almeno abbastanza diverso da trovare un modo per levarmi da mezzo il mandorlato senza doverlo toccare.
Con la scaltrezza che solo chi è vissuto nella città dove il borseggio è considerata “un’arte” non è stato troppo difficile far rotolare il suo iPad del cazzo a terra facendolo sembrare un incidente.
Nel buio della stanza mi scappa un sorriso nel vedere come si fionda a raccogliere il suo prezioso tesoro, maledicendo la smart cover che non ha una buona tenuta.
La prossima volta non lo giri l’ipad verso di me per farmi vedere che stai controllando melodyne in remoto sul tuo mac, me ne sbatto il cazzo di questo vostro ego così gonfio d’aria e brandelli di speranza.
Per carità forse io di ego non dovrei parlare, ma sono arrabbiato, soprattutto con le donne.
Ne ho puntate due, entrambe europee. Entrambe castane con i capelli mossi e più alte di me.
Ho notato con orrore che somigliano vagamente a mia madre, chissà magari qualche altro strano complesso farà presto capolino in questa psiche fin troppo bizzarra.
In ogni caso una non ha dato nessun segno di cedimento, mentre l’altra ha prima iniziato a cedere per poi ritrattare dopo qualche giorno.
Ha lasciato la finestra aperta per la prossima volta che ovviamente, per mia scelta, non ci sarà.
Dopotutto nemmeno mi piace, è stato solo un esperimento.
Un tempo forse ci sarei rimasto male, adesso invece butto tutto nel calderone dell’indifferenza assieme al mio coinquilino che si riferisce alle tagliatelle come “italian noodles”.
Continuo alle volte a sentirmi un fantasma e pensare che se comincio a correre fortissimo finirei per passare attraverso il pullman che porta a Cambridge.
Chissà, in ogni caso mi sento troppo pigro per mettermi a correre.
Ho la fortuna di non ingrassare e non dimagrire.
A correre ci andassero i culoni del cazzo.

La fiera dei munnezzari.

Certe cose non le comprenderò mai.
Ad esempio, come mai l’emergenza rifiuti continua a perseguitarmi?
Quando vivevo a Napoli dovevo fare i conti con quella che c’era per strada ora non riesco a capire perché devo avere a che fare con quella che c’è nel cervello delle persone con cui ho a che fare.
Quando sono venuto qua sapevo che avrei dovuto fronteggiare dei problemi e soprattuto sapevo che avrei dovuto soffrire un po’. Nonostante ciò alcune situazioni hanno fatto fatto sì che prendessi in maniera sbagliata l’avverarsi di certi problemi, facenti comunque parte dell’avventura che ho intrapreso ormai un anno fa. Certe esperienze comunque fanno parte della vita, in ogni caso è inutile stare a lamentarsi visto che fin qui mi è andato tutto bene.
Cazzate. Come non detto. Se le cose non vanno bene me ne lamento, dopotutto che cazzo me ne fotte. Non ho mica aperto un blog che si chiama Vafammoc per scrivere di quanto sono felice e di quanto la mia vita sia meravigliosa. È la felicità una cosa silenziosa, il resto è solo munnezza e cetrioli che galleggiano per aria.
Ma mannaggia alla notte in cui tutte le vacche sono nere.

Cominciamo con lo stabilire un paio di cose:
1) La gente in capa tiene i peggio guai: Passano giorni a spendere soldi a destra e manca in cazzate, ad offrire cene a donne che in cambio non doneranno mai la propria vagina ed a farsi weekend inutili in posti dove i genitori portano a svernare i figli viziatelli tra pupazzi ed alcolisti non tanto anonimi travestiti da Pippo e Paperino.
Passano settimane a dirti che stanno nei guai e necessitano del tuo aiuto. Quando poi viene il momento in cui ci si sistema e si aiuta a vicenda si tirano indietro a contratto firmato perché trovano qualcosa di più conveniente. La cosa bella è che i soldi prima li bevono e li pisciano e poi dopo si mettono a dire che gli servono per inseguire i sogni.
“Inseguire i sogni”, statti accorto, vir’ e nun t’ sperdere tra i boschi. Fai che incontri qualche maniaco che ti fa passare quell’istinto di infilare affari in esseri viventi che tu chiami “amore per le donne”? Magari per sempre?
2) A manco vent’anni già fanno i guappi di cartone: Tengono tipo diciotto anni e già si credono dei gesucrìsti full power. Ti fanno rimpiangere quei mocciosi del liceo sotto casa tua che ancora si mettono i pantaloni con la scritta “RICH” sul culo perché credono che le così ragazze gli fanno i bucchini. Girano vestiti talmente patinati che ti metti persino scuorno di far vedere che hai qualcosa a che fare con loro. E per mettersi scuorno in america vuol dire che il fatto è proprio serio. Non solo questo, se la tirano in ogni modo possibile: suona un clacson e ti dicono che è un La bemolle perché hanno l’orecchio assoluto (che poi tra l’altro era pure un Fa#) e ti dicono che la loro lingua, l’ucraino, è la più melodica del mondo. Mettono due accordi al pianoforte, fanno la faccia espressiva e si pensano di essere dei geni. Ti sparano in faccia discorsi triti e ritriti sulla musica come linguaggio autonomo dal significato variamente interpretabile.
Ti guardano con aria di sufficienza senza considerare che probabilmente metà della loro famiglia faceva le pulizie a casa di tua zia. Insistono tanto per trovare casa con te.
Bene, considerata l’eventualità… indovina chi farà le pulizie mio caro Mr. Melodia?
3) Prendono decisioni senza considerare i fatti: Lasciamo perdere il fatto che formalmente il mio destino pende dalle tue labbra, che la tua decisione comporterà cosa ne sarà di me. Un anno fa stavo rannicchiato sul letto in posizione fetale aspettando con flebile speranza che la gente scegliesse me come coinquilino. Ora, dopo che il destino mi ha preso per il culo per altre quattro settimane ho deciso di mandare tutti affanculo: A) Come cazzo vuoi decidere se dovrò essere il tuo roommate se mi hai visto mezza volta e non sai nulla di me? Pensa se dovessi scegliermi e fossi un killer di asiatici con gli occhiali? Saresti fottuto. B) Perché sono io a doverti chiedere “Perché non mi fai qualche domanda?” non ci arrivi da solo? Ma che cazzo tieni nel cervello? C) Perché l’unica domanda che mi fai è “quanto tempo staresti in questa casa”? Ma sei cretino? Se il contratto è di un anno con tanto di pagamenti anticipati, quanto cazzo ci devo stare? Una settimana? O magari due giorni? Così magari giusto per traslocare e poi andarmene di nuovo. Ah, come non sapevi che ho l’hobby del trasloco? Cazzi tuoi, mica me l’avevi chiesto.
4) Perché cazzo nessuno risponde alle email: Che cazzo ci vuole a rispondere ad una email? Un tempo c’era la scusa che non le si sapeva controllare ma adesso tutti sti sfaccimma di smartphone che li tenete a fare? Giocare a tagliare la frutta? Perché magari non ve la magnate così vi arriva pure lo zucchero al cervello? Dio mio con le tecnologie di mo’ non dovete nemmeno mettervi a scrivere, parlate ed il cazzo di cellulare con la voce robotica si mette a scrivere. Che cazzo vi siete comprati a fare il cazzo di super nuovo iPhone con il riconoscimento vocale? Per chiedergli se fa i bucchini?? Ma poi dico io, come cazzo volete che vi risponda? È un telefono. Se avessero inventato i telefoni che fanno i bucchini probabilmente adesso nessuno più uscirebbe di casa ed il mondo sarebbe un posto vuoto (e per questo magari migliore).

La cosa bella è che ho avuto momenti talmente tristi e bui che mi sono pure messo ad accattarmi le bottiglie di vino. Poi mentre lavavo i piatti ho avuto l’illuminazione.
Ma dopotutto, a me, che cazzo me ne fotte?

Mi sono dimenticato di lasciare la mancia al demonio.

In ordine casuale:
1. Mi sono appicciato la mano.
2. Senza alcun motivo si è scassato lo schermo dell’iPad.
3. Si sono fottuti l’iPod vecchio e scassato (aggiornamento: l’ho ritrovato).
4. La porta del mio palazzo non si chiude più bene, la notte ho le paranoie che qualcuno entri mio letto (aggiornamento: pare che adesso si chiuda di nuovo).
5. Dopo mesi ho trovato una che finalmente mi piaceva e, setacciando l’universo (leggasi facebook) perché non avevo capito come si chiamava, l’ho trovata tramite il profilo di lui con tutte le loro belle foto mentre si divertono alle mie spalle.
6. Nonostante sia asiatica capisce un po’ l’italiano (ma forse non il napoletano) quindi ho fatto una quantità di figure di merda potenzialmente enorme.
7. Non lo so. Il non sapere le cose non è mai bello.Allora mo’ non so se è karma, però nel caso lo fosse credo sia esagerato. Cosa devo fare per avere non tanto una buona sorte ma almeno una normale? Accarezzare e rallegrare ogni persona che incontro? Dare bacini sulla fronte dei vecchietti a North End? Mi pare poco plausibile.

Più plausibile è che il karma sia una mega stronzata diventata di moda grazie a un telefilm noiosissimo pieno di balordi che se non l’avessero trasmesso su Italia 1 nessuno se lo sarebbe filato.
Allora ho pensato visto che con dio mi sono giocato tutte le carte (e con suo figlio poi… non parliamone) a questo punto meglio rivolgersi direttamente al demonio. Se la fonte dei guai è lui almeno cerchiamo di capire che cazzo vuole.
Mi sono informato un po’ sui vari metodi per mettersi in contatto col diavolo e almeno per il momento sono tutti infattibili.
Il primo diceva di disegnare col gesso uno strano simbolo a terra (il mio pavimento è già bianco e non so se esiste il gesso in America) mettersi al centro e cominciare a dire le solite formule strane in latino.
Mo’, vista la mia cronica incapacità di disegnare anche una semplice casetta, mi sono detto “non è che va a finire che evoco qualcosa o qualcuno di sbagliato? Tipo che ne so, Mike Bongiorno? Poi mi devo tenere in casa a sto vecchio cacacazzo che ogni due tre dice “Allegria!” e mi vuole vendere un materasso eminflex?”
E quindi ho dovuto scartarla.
La seconda opzione diceva di scrivere un contratto con le proprie richieste e quello che si vuole dare in cambio al demonio. Mo’ c’è il problema che a sto benedetto (?) demonio non saprei che dargli.
Parecchie fonti mi suggeriscono che a lui piacciono tanto le anime anche se sotto sotto non so cosa se ne faccia visto che con tutti i pezzi di merda che gettano il sangue ogni giorno dovrebbe avere tipo seri problemi di sovraffollamento o comunque di gironi infernali abusivi dove la gente sconta la pena eterna senza essere a norma di legge infernale.
In ogni caso la voglia di scrivere un contratto non c’è (fai che devo riaprire un libro di diritto privato?) e poi tipo andrebbe firmato col sangue e poi bruciato. Siccome mi sono fatto male da poco non ho assolutamente voglia di farlo di nuovo (perché diciamoci la verità, uno vuole tanto fare il sacro rituale e poi finisce come sempre a farsi male comm’ a nu strunz’) e quindi ho dovuto scartare anche questa ipotesi.In ogni caso per me ormai è tardi perché lo sfizio è passato, ma, Egregio Signor Diavolo avrei dei suggerimenti da darLe (perché lo sappiamo tutti che lo leggete sto blog, su su).

1. Sono sicuro che lei vede e sente tutto, quindi mi chiedo perché se qualcuno vuole mettersi in contatto con lei deve fare tutti questi strani rituali? Non basterebbe semplicemente dire ad alta voce “Satana pigliamoci un aperitivo!” per farla comparire? Non capisco a che serva fare come la TIM quando deve dei soldi ad un cliente.
2. Nel caso questa sia ipotesi sia troppo per lei perché magari è un tipo timido non sarebbe meglio avere un numero di telefono attivo 24 su 24? Qualcosa come 666-666-666 per esempio è comodo e facile da ricordare.
3. Un indirizzo email non sarebbe una cattiva idea.
4. Potrebbe magari aprirsi un blog dove racconta tutto quello che succede giù all’inferno e dare qualche consiglio sull’abbigliamento per quando il arriverà il fatidico momento.
5. Niente.
6. Ancora niente, ma ho pensato che un numero 6 le avrebbe fatto piacere vista la sua fissa con i numeri (la matematica è passata di moda oramai!).

Comunque un po’ alla volta le cose sembrano aggiustarsi.

Trick or Vafammoc?

Non capisco perché ogni volta che vado nello Starbucks a North End per scroccare il wifi (la lavanderia sotto casa mia non è affidabile e cominciano pure a schifarmi…) c’è sempre un cesso dai capelli sporchi che cerca di posteggiarmi. Quasi sempre.

Ma poi parliamoci chiaro, mi vengono vicino e chiedono se sto bevendo cioccolata calda, quasi a pensare “ma che dolce e tenero ragazzo”.
A questo punto per levarmele dai coglioni mi gioco la carta del sociopatico: rispondo a senza motivo che non bevo caffè americano.
“Perché?”
“Sono italiano”
“Gli italiani non bevono caffè?”
“Non bevono caffè americano”
“Perché?”
“È veleno”
“Wow!”

Insomma succede sempre l’esatto contrario di quello che desidero, anzichè pensare che sono un reietto pazzo con strane idee mi trovano interessante e vogliono sapere sempre più cose.
Poi quando becchi quella che ti piace fai tanto per fare il tipo interessante e finisci per essere scartato come sociopatico/pessimista/allucinato/troppofilosofo/ forsepurechevotachi/iodisicurononvoteròmai/ almenoperoggi/chissàforsevendepuredroga/aibambini. Ma questa è un’altra storia dove prima ti cacano il cazzo, ridono alle battute, escono, vengono a casa tua e poi fanno finta di non vederti per strada. Ma si sa, so guaglione, anna’ pazzià, se non pazzeano mo’ quando lo fanno, mannaggia a chitemuort, prima o poi pure ti riacchiappo, e poi voglio vedere, perché si sa, se non ti faccio a quattro pezzi mo’, quando ecc. ecc.*

Ma poi voglio sapere n’altra cosa.
Sapevo che Halloween qui è un po’ na fissazione ma non credevo a sti livelli. In tutti i cavolo di posti tipo Starbucks ai soliti caffè dai nomi lunghi come la costituzione hanno aggiunto “Pumpkin” che se non vado errato significa “zucca” o comunque se non zucca si intende ‘na cosa arancione più o meno sferica che anzichè magnarsela con la pasta la svuotano tipo pollastro e ci mettono una candela accesa dentro. Ah, di solito la tagliano pure a forma di capa di mostro.
Insomma, una trovata utile e geniale.
Ieri mattina nel mio break tra una classe e l’altra ho avuto la malsana idea di fare colazione da Starbucks (“lì hanno i dolcettini buoniiiii *_*” cit. imbecille media che vuole starcazz pure in italia) che, nonostante mi faccia schifo, di tanto in tanto ci vado ancora non so perché e chi cazzo m’ha ciecato.
Mentre aspettavo il mio cappuccino fatto male quella nerd che di solito trasforma le ordinazioni da pura e semplice idea astratta ad elemento concreto del mondo fenomenico urla “MOKA CHOCOLATE VANILLA CINNAMON HALF CREAM COFFEE DOUBLE SUGAR PUMPKIN LATTE GRANDE”.
Io dal conto mio stavo pensando beatamente ai cazzi miei. Ma poi mi son ritrovato a porre una domanda al mio intelletto: ma la parola “pumpkin” è solo una menata per Halloween o questi so cazzi che mettono pure la zucca nel caffè?
Comunque se la notte di Halloween qualcuno viene a bussare fuori alla porta di casa mia facendo quella cacata “dolcetto o scherzetto?” mi metto ad alluccare a tipo parcheggiatore abusivo a cui hanno scippato il cliente. Poi voglio vedere chi si caca sotto.

 *Potrebbe funzionare come testo di una canzone neomelodica (neoborbonica)???

Noi non siamo bostoniani.

Piove, e figurati se non piove. Fa anche freddo, mettiamoci smanicato, infradito e pantaloncini corti.
Domani prendiamo la Green Line per andare a vedere i Red Sox. Qual è? La B o la C? Aspetta un attimo ma qui perché passa solo la E? Vabbè sono le 18 beviamoci due casse di birra così possiamo prendere a calci le ragazze nella metro mentre andiamo a vedere i Red Sox. Ma non era 2$ il biglietto? Ah 2$ solo con la Charlie Card? E dove cazzo si prende la Charlie Card? Te la regalano? E dove? Comunque gli Yankees fanno schifo non siamo newyorkesi.
Organizziamo un party, mi raccomando portate da bere. Ma come è finita la birra? Aspetta ma sono le 23.05 non possiamo comprarne più. Meno male che domani giocano i Red Sox. Vabbè tanto giocano anche dopodomani, e pure il giorno dopo. Non sia mai che non li guardo, fai che per miracolo potessimo pure vincere dopo 5 ore di partita?
Ah comunque sto cercando casa. Ma davvero? Ed i bedbugs? No quelli non ci stanno, giusto qualche topo di tanto in tanto. Ma veramente? Io ho preso uno studio a fenway, il broker mi ha detto che era un’offertona e c’erano anche otto persone che lo volevano. Ma veramente? E quanto paghi? 1000$ al mese e non ho nemmeno le finestre! Fantastico! Pensa che la porta non si apre nemmeno del tutto perché sbatte contro la cucina, che poi è anche la camera da letto. Incredibile, magari fossi stato anche io così fortunato.
Ho comprato i mobili ikea per la casa ma tanto a fine mese li butto tutti per strada per comprarne di nuovi. Giusto, perché provare a venderli quanto puoi buttarli.
Hai comprato il giaccio? Mettilo nel caffè che fa freddo!!
Ho comprato la pizza. Ananas e salame piccante? Yes! Vediamoci i Red Sox!
Oh no non faccio in tempo a comprare il mio cornetto mattutino con uova, bacon, prosciutto e formaggio.
Il bidet? E che cazz’ è?
Oh sono le 16.30, iamm a magnà la dinner.
Quando starnutisci ricordati di farlo sul gomito.
Scusa mi vendi una sigaretta?
Adesso quando compriamo il caffè possiamo decidere se avere il bicchiere con Obama o con Romney. Bellissimo!
Vabbuò comunque ho comprato la maglia per andare al matrimonio.
Tiene lo smoking disegnato sopra.
Elegantissima.

Il palazzo degli spacciamunnezza.

Quando ho firmato il contratto mi avevano detto che avrei potuto chiedere a qualcuno nel palazzo per la rete Wi-Fi.
Mi sembrava un’ottima idea.

Il primo tentativo l’ho fatto con quelli del piano di sopra. Vado a bussare ma non c’è nessuno.
Beh, pazienza.
Poi è toccato a quelli che m’avevano dato speranza: i fessi affianco.
Busso, mi apre uno col cappellino dei Red Sox (e per questo già mi sta sul cazzo).
Chiedo, lui è un ragazzo sulla ventina. Molto gentilmente mi dice che hanno pagato per avere il pacchetto intero di comcast, tv compresa, ed avranno il wifi tra qualche giorno e sono assolutamente disponibili a splittarlo. “Grande!” penso, è solo questione di qualche giorno.
È passato un quasi un mese e questi ancora non hanno il WiFi.
Vabbe’, a questo punto la cosa migliore è chiedere a qualcun altro.
Il primo della lista con cui ho avuto a che fare è quello che vive al piano di sopra, un semipalestrato sulla via dell’imbecillità. Probabilmente gioca a basket o uno di quegli sport americani da menomati.

Gli chiedo se ha il wifi e mi dice di no. Gli chiedo in che appartamento vive e mi risponde che è il numero 6.
“Ma guarda che spacciamunnezza” penso. Gli dico che c’è una rete wifi che si chiama 419HanoverstApt6 e se non è il suo di wifi allora di chi cazzo è, dell’Arcangelo Gabriele? Mi risponde che ha una roommate ed è probabilmente suo.
Mo’ cerchiamo di capire chi cazzo è la roomate. Per quanto ne so io in questo palazzo vivono 3 femmine. Oltre la vecchia imbeccille e cacazzo che sta al numero 5, ho visto che ci sono due bionde sulla trentina. Una è la puttana cessa bionda con gli occhiali che sta al numero 7; quando le ho gentilmente chiesto di splittare il wifi non mi ha nemmeno risposto “I’m sorry”, ha detto direttamente “oh, no.”
Scaldacazzi da quattro soldi, deve venire il giorno in cui avrai bisogno di qualcosa, anche solo il cazzo di sale, che non solo ti risponderò “oh, no” ma ti farò anche sentire una merda perché ti sei dimenticata di comprarlo.
L’altra è la simpatica biondona che ha pensato che volessi stuprarla quando sono entrato nel palazzo con lei.
Mi guarda terrorizzata: “chi sei, vivi qua?” mi chiede.
Le rispondo che vivo al numero 4, facendole vedere le chiavi di casa.
Alchè si tranquillizza e mi sorride. Io ovviamente ho subito pensato a come fare per fottermela. Ma poi ho pensato che per non farla spaventare che dovevo fare? Aspettare che fosse entrata, chiudere il portone e riaprirlo? Ma che cazzo di gente.
L’ultimo della lista è quello che sta difronte a me. Lo fermo mentre sta rientrando a casa e gli chiedo del wifi.
Lui mi guarda terrorizzato e mi dice “sorri ai dont speak englisc, i em italian” esattamente come l’avete letto.
Gli dico che sono italiano pure io, mi risponde che il wifi è intestato al fratello e deve chiedere a lui. Gli spiego che non deve fare altro che darmi una cazzo di password e gli do 15$ al mese, gli faccio pure il caffè se vuole.
“Devo chiedere a mio fratello.” Bravo o’ strunz. Aspetta che serva qualcosa pure a te e vedrai come anche io dovrò chiedere a mio fratello. Anzi pure al mio bisnonno che sul testamento ha lasciato scritto che qualunque cosa avessi posseduto una volta andato a vivere in america sarebbe stata sua ed avrei dovuto chiedere il permesso sulla sua tomba.

Qui va a finire che dovrò dare 30$ al mese a comcast per averlo io il cazzo di wifi.
La rete si chiamerà “NobodyWantsToSplitSoFuckYou”.

Oppure più semplicemente “Vafammoc.”