E se domani mi accattassi un cane che non sbava?

Se conto fino a cinque mi sa che capisco che è il tempo che mi serve per capire che le persone che parlano non tengono un cazzo da dire.
Oggi ad esempio si parlava del fatto che Beethoven, per quanto bravo fosse, non sapeva scrivere per voce. Mettiamo le cose in chiaro, quello era un genio, infatti beat’ a iss, se fossi stato io la metà bravo quanto a lui mo’ mica stavo a parlare di lui con gente cretina. In ogni caso all’improvviso uno si alza e dice una cosa stupida: mo’ tenete presente uno di quelli mezzi asiatici, proveniente da uno di quei posti di cui non sapresti nemmeno l’esistenza se non fosse per  le targhette delle scarpe, con sempre quel sorriso a faccia di cazzo sulle labbra? Che ti verrebbe da dire “ma ti pagano per essere accussì strunz?”  Ebbene questo si mette a dire che Beethoven scriveva male perché c’erano le regole della chiesa. Premesso che non è mai esistito nulla che fosse vagamente riconducibile a “regole della chiesa per scrivere musica” e che la chiesa ha sicuramente scassato il cazzo nella musica (come ha sempre fatto e continua a farlo verso altre cose) ma questa cosa è riconducibile solo a tipo il periodo medievale dove se ascoltavano un tritono si suicidavano. Beati a loro mi verrebbe da dire, se non altro avevano meglio da fare rispetto a voi che state leggendo sto blog. Comunque ho provato a fargli capire che aveva detto una stupidaggine ma ho dovuto desistere perché mi avevano fatto capire che in America se fai a capire a qualcuno che si sta sbagliando stai tu stesso sbagliando e che sarebbe meglio lasciarlo nell’ignoranza. Sta cosa è tipo un articolo della loro costituzione. Alle volte mi chiedo come mai il motto della mia università è “esse quam videri” e non “strunz quam videri”.
In ogni caso non sono ancora arrivato al punto della questione, anche se non ho capito nemmeno io bene qual è. Però c’è un’altra cosa che mi preme dire: ho assaggiato la cocacola di Whole Foods: fa schifo al cazzo. Sa di cane morto, anche se avrei preferito assaggiarne uno che berla. Mi è costata il doppio di quella normale. Secondo me quello studente pazzo nella scuola che cammina, allucca, maledice (ultimamente gli ho sentito alluccare “bravo! bravo!”) è diventato così dopo averla assaggiata (o come ho scritto su facecazzbook dopo aver ascoltato i songwriter).
In ogni caso l’altro giorno so andato ad una festa, una di quelle americane che fetano di birra da due euro mista a droga e salviettine per il culo dei criaturi. Mi sono divertito, purtroppo non sono riuscito a togliermi quell’espressione da Piero Angela che guarda le scimmie che assumo spesso quando mi trovo in mezzo alla gente.
In ogni caso il mio pessimismo cronico ha raggiunto il suo limite quando mi sono reso conto che ero diventato talmente pessimista da essere diventato ottimista, insomma come se avessi compiuto il giro completo, come quando fai schifo ai quei videogiochi tipo Gran Turismo e ti amici ti doppiano (ossia quando sei ultimo ed il primo ti supera di nuovo) e poi ti sfottono per tipo un mese dicendo che non sei buono eccetera salvo poi che uno di questi per imitare la mossa che ha fatto la sera prima alla playstation finisce per un po’ spalmarsi e un po’ frullarsi tra le lamiere di una fiat 500 nuovo modello truccata male da un meccanico con tre figli che imbroglia i clienti per farsi le vacanze e permettersi sky super hd con interviste ai registi dei film porno fatti dalle mogli dei loro calciatori preferiti. A quel punto è finalmente giunto il turno tuo per  sfotterli, e lo fai pure, almeno finché qualcuno non ti fa notare che prendere per il culo una bara non è proprio una cosa che denota buongusto.
A proposito di bare, fortunatamente ad Halloween non sono andato a nessuna festa, non mi piace mettermi le maschere perché non mi piace comportarmi comm’ a nu strunz, anche se per questo motivo quelli che vanno alle serate in discoteca e poi commentano con frasi tipo “alkol con la pala” potrebbero considerarmi vecchio e noioso.
Comunque se lo sapevo prima non ci andavo lo stesso.
Ultimamente ho smesso di leggere i blog degli altri perché non mi interessano più però ho ancora una cosa da dire a riguardo: se tenete trent’anni o quasi e vi fate ancora gli autoscatti state inguaiati. Io infatti posso vantarmi che non diventerò mai così, non a caso passo il tempo a parlare di Beethoven o dire cose razziste.
Comunque lo sapevo prima però non smettevo mica di fumare.

No, ma seriamente? (questo post contiene molte parentesi).

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Ok, io sono uno che facilmente finisce per assuefarsi all’insensatezza.
Ad esempio se una mattina dessi una capata alla porta di quei sociopatici che vivono di fronte a me senza ottenere risposta, potrei facilmente decidere di ripetere l’azione anche la mattina successiva, finendo per collezionare settimane e settimane di capate dentro le porte. La cosa ad un certo punto finirebbe anche per piacermi tant’è che a quel punto potrei anche presentarmi alla gente non più come studente di composizione ma proprio come incapatore di porte di vicini.
Insomma ad assuefazione completata non mi risulterebbee difficile finire per dare questo genere di risposte durante una conversazione con uno sconosciuto:
“Piacere, piacere mio! Ah quindi tu lavori da Starbucks, bello. Io do capate alle porte dei vicini ogni mattina.”
“Come? se mi pagano? Ovviamente no, ma penso che dovrebbero.”
“Ma scusa perché questa domanda? Tu non dai capate alle porte?”
“Se sanguino? no, mi sembra di no. Come dici, iscrivermi in palestra per poter dare maggiore potenza alle mie capate? No, non ancora, ma da domani…”
Ecco per questa ragione spesso mi capitano quelle che io chiamo epifanie dell’ovvio. Realizzo cioè cose che sono ovvie ma visto che sono assuefatto all’insensatezza mi sembrano lampi di genio incredibili.
Ad esempio prendiamo le donne che frequento ultimamente: in vita mia ho conosciuto un numero allucinante di cesse, finte intellettuali con l’indole di una sciacquabicchieri di paese, artiste senza arte (nello stesso senso di un meccanico che non ripara macchine o di una casalinga che non lava a terra), dispensatrici di speranze sessuali e in ultimo portatrici di cultura che non sanno niente, davvero, non sanno niente. Con queste premesse non ci sarebbero voluti tipo due anni per capire che attualmente sto avendo a che fare con delle mongoloidi ed invece siccome sono assuefatto ho dovuto aspettare l’epifania.
Infatti a scuola mia (dovrei dire università ma somiglia più al mio liceo) è pieno ad esempio di queste che si danno un mare di arie (bella questa espressione, me la devo segnare) e poi a stento sanno come sciacquare un bicchiere (questo a discapito della loro indole, insomma c’è una contraddizione di fondo nella loro psiche che potrebbe anche spiegare i loro comportamenti, roba che se Freud le avesse come pazienti finirebbe per mollare tutto ed andare a giocare bollette in un punto snai abusivo).
La cosa bella è che vestono male (sembra che si sono cosparse di colla e poi gettate nell’armadio, penso che se le vedesse una con la quale un tempo uscivo che mo’ fa tipo la fashion blogger le sputerebbe in faccia una ad una), non ti salutano nonostante tu le conosca benissimo e ci abbia parlato anche più di una volta facendo pure attenzione a non mostrare che sei il triplo più intelligente di loro, come se poi ci volesse molto ad essere più intelligente di un castoro senza denti (no ho detto una cazzata, a volte può essere davvero difficile).
La cosa bella è che ognuna di loro poi deve essere per forza speciale. Avere la cazzo di storia che nessuno ha è proprio necessario? Che poi quando te la raccontano sembra che da non si capisce bene quale speaker debba partire una di quelle colonne sonore dei film tristi tipo “lezioni di piano” o quell’altro degli omosessuali che si volevano bene (mi pareva brutto scrivere ricchioni).
Poi dico io, se uno ha una cazzo di storia speciale perché raccontarla al primo stronzo italiano col naso grosso e la borsa della Juventus che ti passa davanti? Che cazzo è una sorta di mettere le mani avanti “sono troppo speciale per te ed io non faccio i bucchini quelli non speciali”? Ma che ne vuoi sapere tu di chi sono io, ad esempio se leggessi il mio blog (cosa che non puoi perché Dio solo sa che cazzo di lingua parli) sapresti che una volta ho raccontato che sono stato fidanzato con una che si credeva di essere un piccione.
Altra cosa, indovina un po’, una storia fatta di cliché e stereotipi messi insieme a cazzo di cane (l’ex fidanzato drogato criminale ma in realtà col cuore tenero, la nonna sfigata che le aveva tramandato l’amore per la musica dicendo pure in punto di morte “tu sarai una diva”, il padre alcolizzato omosessuale che si ingroppava il segretario ecc) non ti rende speciale. Ti rende perfettamente normale perché come ho già detto in passato cercare di essere speciali equivale ad essere normali, è proprio questa la base della normalità.
Tutto ciò è condito, tra una cosa e l’altra, da frasi come “il mio uomo ideale deve essere umile come me”.
Bella mia tu non sei umile, hai un ego grande quanto una discarica di munnezza abusiva in Campania (inoltre il tuo profumo da 45$ organic comprato da whole food ha esattamente lo stesso odore).
Essere umili significa accettare il fatto di poter sbagliare ed imparare dai propri errori. In poche parole di essere umani.
Ad esempio impara da me, io so esattamente di essere solamente un essere umano.
Già, esattamente come uno squalo bianco è solamente un pesce.

Nevi sporche di umanità.

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Una sedia rossa non è che abbia tanto significato. Anzi, non ne ha nessuno. Esserci seduto non ne ha, allo stesso tempo, alcuno. L’unica cosa che mi viene in mente è utilizzare i miei denti già digrignati per poter macinare ancora più disprezzo per quelli che in una sedia rossa ci trovano qualcosa di speciale.
Comunque è sicuramente non speciale anche se altrettanto disgustoso essere seduti difronte ad un pianista obeso ed alle sue natiche pelose, ben in vista per giunta.
Sono talmente disgustato che lo stesso disgusto è fonte di altro disgusto.
Più lo guardo e più mi sembra un concentrato di hamburger vivente. Secondo me nemmeno suda, il grasso gli cola direttamente dai pori della pelle.
La stronza che vende le case tiene il fisico da modella triste col culo moscio. Anni ed anni di “dealing with” con studenti ed affitti non pagati l’hanno resa fredda ed impersonale. Più di mezzo palazzo se la scoperebbe a sangue, io al limite le darei un bacio sulla fronte dicendole “sei molto più di quello che sembri” per poi andarmene senza aver pagato l’affitto.
Ah guarda un po’, mi hanno appena suggerito di chiudere gli occhi e pensare a tutto ciò che di bello Boston ha fatto per me.
Ho agito di istinto: ho rivolto il palmo della mano verso l’alto per poi farle disegnare dei cerchi nell’aria in senso antiorario.
Nessuno l’avrà capito perché qui i gesti sono un linguaggio troppo complicato. La società della semplicità: semplicizza i sentimenti, la musica, gli odori, tutto.
Non c’è nulla più squallido della superficialità che commuove le persone. Ha lo steso sapore di quelle cioccolate calde fatte con l’acqua.
Il colore forse è pure quello ma sempre munnezza rimane.
Genero troppi pensieri, penso a situazioni in cui sto pensando, penso a pensieri nei pensieri che avrò o non potrò mai avere.
In questo momento vorrei solo sprofondare ma solo perché vorrei qualcosa di nuovo.
Tutto ciò che è nuovo diventa vecchio molto presto. Proprio come una moquette, è solo questione di tempo prima che cominci a puzzare.
Per me l’inverno è appena cominciato, il fatto che si stia avviando già verso la fine è solo una formalità.

Italian noodles.

Me ne sto seduto in classe a cercare di non addormentarmi.
Il documentario su Star Wars, John Williams e quanto sono bravi gli americani a fare i film, le musiche, le musiche per i film, i film per le musiche, le musiche filmate e i film musicati è di una noia mortale.
L’unica cosa che mi trattiene dall’addormentarmi è l’odio per quello con l’occhio mandorlato seduto di fianco a me.
Sta li sul banchetto con l’iPad e la tastiera apple senza fili super figa che se non ce l’hai sei un rifiuto umano.
Il professore dice una cosa, lui ripete continuamente l’ultima parola del professore.
“John Williams is amazing!”
“Amazing!”
“So, check it out this underscore”
“Underscore!”
E così via.
Prende appunti in maniera digitale, super tecnologica. Perde un’ora per scrivere una definizione e cerca di farmi sentire una nullità perché nel mio modo rabbioso di scrivere spezzo continuamente la punta della matita.
Non è colpa mia, arrabbiarmi è l’unico modo che conosco per concentrarmi.
Lo zen e la virtuosità dell’anima non hanno mai fatto per me, il mio whishful thinking è avvelenato come un pacchetto di sigarette. Non c’è niente da fare, provato pure a cambiare.
L’occhio mandorlato è sempre di fianco a me. Parla continuamente, commenta continuamente. Medito di dirgli di star zitto ma mi fa schifo solo l’idea di rivolgermi verso di lui.
Magrissimo con occhiali da babbeo e capelli lunghi. Un goffo tentativo di ribellione. Immagino come deve essere difficile essere uno di loro. Prodotti in sequenza come in un libro di Huxley cercano disperatamente di appigliarsi a qualcosa per urlare al mondo “gualdatemi, sono divelso!!!”.
Quando capiranno che il cercare di distinguersi li fa tristemente tutti uguali sarà troppo tardi ed avranno già conquistato il mondo trasformandolo in una specie di enorme involtino primavera.
Io comunque sono diverso, meno male.
Almeno abbastanza diverso da trovare un modo per levarmi da mezzo il mandorlato senza doverlo toccare.
Con la scaltrezza che solo chi è vissuto nella città dove il borseggio è considerata “un’arte” non è stato troppo difficile far rotolare il suo iPad del cazzo a terra facendolo sembrare un incidente.
Nel buio della stanza mi scappa un sorriso nel vedere come si fionda a raccogliere il suo prezioso tesoro, maledicendo la smart cover che non ha una buona tenuta.
La prossima volta non lo giri l’ipad verso di me per farmi vedere che stai controllando melodyne in remoto sul tuo mac, me ne sbatto il cazzo di questo vostro ego così gonfio d’aria e brandelli di speranza.
Per carità forse io di ego non dovrei parlare, ma sono arrabbiato, soprattutto con le donne.
Ne ho puntate due, entrambe europee. Entrambe castane con i capelli mossi e più alte di me.
Ho notato con orrore che somigliano vagamente a mia madre, chissà magari qualche altro strano complesso farà presto capolino in questa psiche fin troppo bizzarra.
In ogni caso una non ha dato nessun segno di cedimento, mentre l’altra ha prima iniziato a cedere per poi ritrattare dopo qualche giorno.
Ha lasciato la finestra aperta per la prossima volta che ovviamente, per mia scelta, non ci sarà.
Dopotutto nemmeno mi piace, è stato solo un esperimento.
Un tempo forse ci sarei rimasto male, adesso invece butto tutto nel calderone dell’indifferenza assieme al mio coinquilino che si riferisce alle tagliatelle come “italian noodles”.
Continuo alle volte a sentirmi un fantasma e pensare che se comincio a correre fortissimo finirei per passare attraverso il pullman che porta a Cambridge.
Chissà, in ogni caso mi sento troppo pigro per mettermi a correre.
Ho la fortuna di non ingrassare e non dimagrire.
A correre ci andassero i culoni del cazzo.

La bella top motel.

Se la gente si fosse imparata a contare fino a dieci prima di dire qualcosa il mondo sarebbe un posto non migliore ma di certo non una chiavica come a mo’. Ma mica perché così va a finire che dalla loro bocca esce qualcosa di sensato, no e maquandomai, semplicemente perché non resistendo all’idea di non poter esprimere le loro idee “meritevoli di tutela” (cit. qualunque stronzo dopo due settimane a giurisprudenza) il loro cervello scoppierebbe a tipo le gomme delle macchine quando pigli Via Marina a 60 km/h.

Adesso prendiamo un esempio un po’ lungo e colorito ma che rende l’idea: siamo in un ristorante giapponese, uno di quelli dove magni un po’ di riso e pesce crudo proveniente dai mari di dove sta l’italsider e lo paghi quanto la prima rata di una Ferrari modello Holeinthechest.
Ci vai e magari hai pure prenotato tre giorni prima per fare bella figura con i pidocchiosi del vomero che fino al giorno prima si abboffavano di panzarotti e palle di riso e mo’ ti vengono a dire frasi come “il sushi? ah, che prelibatezza”.
Nonostante la prenotazione ti fanno comunque aspettare ma non perché c’è troppa gente, semplicemente la cameriera nell’accendere una di quelle candele merdosissime che stanno nei ristoranti si è ustionata rischiando di incendiare l’intero locale alluccando  “uhmaronnamiabella!”. Nientedimeno mentre aspetti fuori al locale esce addirittura il proprietario a scusarsi. Camicetta bianca stretta mezza sbottonata con pelo ribelle che fa capolino, capello phonato moda “2004 appuntamento sotto al cimmino”, probabile figlio mezzo scemo di un ex camorrista fallito (che di camorrista non tiene niente se non che si è fatto la galera senza nemmeno sapere il perché), ha deciso di investire i soldi del padre pensando che col pesce crudo fosse meglio perché non si paga il gas che serve a cuocerlo.
È quando entri che le vedi, tutte così belle con la gonna corta tutta vaporosa, lo stivale verde senza tacco, la maglietta scollata e venticinque kili di trucco che manco le fashion blogger quando vanno nei locali punk per farsi guardare dai fidanzati di quelle bassine coi capelli viola.
Mentre tu stai la a magnare roba che il nome tradotto dal giapponese significa “fratomo qua ci sta poco da ridere” le senti che alluccano e smaniano per dire le loro stronzate.
Ed è un attimo, un attimo prima di alluccare “Io penso che a Berlusconi la galera è un poco assai” che dovrebbero fermarsi e contare.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sett… Boom.
Cervello di top motel dappertutto, sul sushi, sui muri nei quali se pianti un chiodo zampilla sangue, sulla faccia del cinese ex gestore di centri massaggi abusivi della pianura padana che si finge cuoco santone di sushi.
Boom e l’ennesima stronza fidanzata col palestrato che si fa le lampade che non si dichiara gay solo perché nel paese lo sfottono che si leva dai coglioni.
I prossimi a scoppiare sarebbero i peggiori di tutti, i fan di Harry Potter.
“Oh, ma lo sai che Hermione va tirando i bucchini?”
“Eeeeeeeeeh..”
Boom.

Non ci ho mai capito un cazzo, davvero.

L’altro giorno stavo leggendo un post a proposito di sta nuova cosa dello “Spotted”sull’ottimo blog di un mio amico.
Per quanto ne ho capito, non è che l’ennesimo modo inventato da qualche scemacchione (che pure lui non tiene molto di meglio da fare) per appiccicarsi e finire a sputarsi in faccia nonostante prima ci si voleva bene, ci si vedeva le partite insieme, ci si faceva chiavare le ex ragazze etc etc.
La curiosità è stata troppo forte allora ho riaperto facebook dopo un po’ che non ci andavo e mi sono messo a dare uno sguardo a queste pagine. La prima cosa è stato notare che anche la mia università qua in America ne ha una, ma vabbè, paese che vai cretini che trovi.
Ho aperto quello di giurisprudenza alla Federico II, dato uno sguardo a qualche post ed ho letto come facilmente potevo immaginare, cose allucinanti. Al solo pensare che quella è la gente che un giorno potrebbe difendermi in tribunale o addirittura mettersi ad indagare sulla mia vita ho avuto un brivido che mi ha percorso l’intera spina dorsale, è come se un treno pieno di ciccioni urlanti si fosse messo a fare le montagne russe sul mio nervo spinale. Dalla disperazione sono quasi corso in bagno a vomitare.

Quando stavo a Giurisprudenza ho vissuto tanti momenti orribili ed altri divertenti. Per esempio al primo anno venivamo ammassati tipo in cinquecento in un’unica classe chiamata “Aula Coviello,” cosa che mi sogno ancora la notte. Mi ci sono iscritto senza capire un cazzo di come funzionava l’università e senza avere la minima idea di cosa succedesse lì, ma soprattuto di cosa si stava studiando. Insomma ero proprio una bella testa di cazzo, visto che il 99% del tempo pensavo a suonare la chitarra ed a pensare a quando sarei diventato una grande rockstar in mezzo a bicchieri di spumante grandi quanto cape di criaturo, secchi pieni di cocaina e, ovviamente, donne che in un contesto del genere sarebbero più facili da considerare come vagine parlanti più che effettivi esseri umani. Nulla di questo è mai accaduto (finora) anche perché dopo ho preso una direzione più artistica che cercasse di inseguire l’effettivo significato filosofico della musica in quanto arte effimera che… bla bla bla, insomma mi ero messo a cercare donne che fossero tutte perfettine, artiste e chissà quale altra assurdità. Anni dopo ho capito che mi piacciono solo debosciate e con gravi problemi di alcolismo, le altre mi mettono ansia e non riesco mai ad interpretare quello che vogliono veramente dire… per esempio che cazzo significa “Sono andata in villa comunale ed ho percepito in un piccione uno sguardo pieno di malinconia, forse sono anche io come lui, si, inchiodata al suolo ma pronta a spiccare il volo solo quando mi sentirò minacciata, non riesco più a circondarmi di persone che mi danno sicurezza, ho bisogno che qualcuno mi spaventi per farmi volar via”??? Nel caso in cui ti sei scelto un’alcolizzata diventa tutto più semplice, non devi fare altro che andare da lei, darle un bacino sulla fronte e poi tirare fuori dallo zaino una bella bottiglia di gin, vedi come si calma e ti dice quanto ti ama. Ah, le donne.

Una volta a giurisprudenza mi sono divertito molto, uno dei miei amici conosciuti nell’aula coviello riuscì a dare il suo primo esame un anno esatto dopo essersi iscritto. Andammo tutti al bar della facoltà e lui prese due bottiglie di prosecco e cominciammo a berle a cannarone nonostante fossero tipo le 5 del pomeriggio (se ci fosse stata qualche ragazza a bere con noi penso che adesso starei scrivendo post su di lei e su quanto la amo). Tutti gli chiedevano se si fosse laureato ed invece lui rispondeva che era il primo esame, credo che lo facesse solo per sentirsi dire “uà e se ti laurei che cazz fai?” e tutti rispondevamo con cose tipo “eh eh!” “eeeeeh!” “seeeeeeeh!” questo solo per nascondere il terrore/certezza dentro di noi, cioè che nessuno si sarebbe laureato molto probabilmente. Oh yeah.

Il problema è che c’è tanto moralismo, siamo figli di una società piena di distrazioni dove non si capisce più un cazzo e quella che dovrebbe essere la guida principale del nostro vivere civile (la legge) è affidata alle mani di vecchi rincoglioniti e dei lori figli/nipoti imbecilli. Gli altri, quelli che passano le notti sui libri pensando di trovare un lavoro e poi poter finalmente pensare ad altro… sappiate che sono con voi, avete tutto il mio appoggio. Ma no, è inutile sperare che qualcuno abbia dato fuoco alla facoltà di giurisprudenza, se proprio lo desiderate, dovete farlo voi. Tanto quelli che dovrebbero incriminarvi sono gli stessi che si mettono a mandare i messaggi anonimi su Spotted. Non riescono nemmeno ad articolare sei o sette parole in italiano corretto in fila, mi chiedo come cazzo faranno un giorno a vincere i concorsi. Eppure li vincono.
Sentite a me, dopo aver appicciato la facoltà lasciate un biglietto con su scritto “Strapazzami di coccole” e penseranno sia stato Topo Gigio, o al limite Costantino di Maria de Filippi, senza nemmeno sapere loro come e perché.

“Ua siconn me è stat chill e canale 5! È tropp frisk!”

E quando mai v’acchiappano.

L’importante è che se muori… me lo vieni a dire.

Ormai mi sono fatto vecchio ed affamato, la microcondivisione non fa più per me. Non voglio più formulare micropensieri in pubblico, non voglio più prendermi le microrivincite da piazza virtuale. Ho passato una vita davanti ad un computer, o comunque, uno schermo luminoso. All’inizio mi andava bene e mi piaceva pure, per qualche anno poi sono stato neutrale alla cosa. Adesso sono dell’avviso opposto… però quella fatta da adolescente fu una scelta che bene o male mi segnò, ed ecco cosa ho dovuto subire in tanti anni di vita virtuale. Cazzo, ma perché non sono andato a farmi una passeggiata a Via Petrarca?

1) LiceoUmberto.it: quando stavo al liceo, ci stava un sito gestito e creato da studenti che funzionava un po’ come sito ufficiale dell’istituto ed un po’ come community di cazzeggio post/pre versioni di greco. Sto sito teneva una specie di forum che si chiama “Messaggeria” ed io, per non so quale ragione, ne ero pure il moderatore. Ci scriveva chiunque su quel forum, pure chi non era dell’Umberto. In quanto moderatore avevo a che fare con una marea di cacacazzo incredibili. La cosa più comune erano le ragazzine con i pantaloni con la scritta “RICH” sul culo (vi ricordate che cafonata?) che venivano ad insultare le loro ex amiche del cuore. Da quello che mi ricordo bene o male questi insulti erano quasi tutti uguali, na roba del genere:

“Vlv sl dire ke Tizya Kaia è sl 1a grandissima zokkola puttna ke deve sl ringrziare la maronna se nn le faccio 1 $trascino! 6 1a pttn xkè 6 andt a fare un bukk al mio fidanzt ciao strnz devi restare smpr a fame!”

Le più furbe poi riuscivano pure a cambiare nickname e scrivevano un post simile al di sotto del primo, dandosi manforte insultando la stessa poveraccia. Di solito alla fine aggiungevano anche un “Tizyo $empronio 6 trpp bono!” ed ovviamente non solo quel tizio sempronio non ero mai io, ma era sempre uno degli stessi 5-6 cacacazzi a cui tutto il liceo andava dietro (maschi compresi, che credevano di essere più fighi ed invece sembravano solo dei ricchioni). Quando a scuola si venne a sapere che ero io il moderatore arrivai persino a pensare che finalmente il magico regno dei bucchini si era aperto anche a me…. ma mi sbagliavo clamorosamente. Venivano solo a chiedermi favori dicendo cose tipo “Banni a fragolosa87??? TVUNKDB!!!” e non offrendomi bucchini come speravo. Tant’è che ben presto mi cacai il cazzo e la cosa mi sfuggì di mano a tal punto che moderavo e bannavo completamente a cazzo di cane. La gente mi dava dello sfigato frustrato ma non capiva che ero solo un quindicenne che si annoiava, se fossi stato davvero frustrato e represso come dicevano penso che avrei finito per pisciare sui motorini dei maschi e sussurrare nelle orecchie delle ragazze frasi come “Sai che so come è fatta la tua vagina?” etc.

2) MSN MessengerUno dei problemi del sito dell’Umberto è che aveva una chat di merda, quindi gli utenti sentirono ben presto la necessità di affidarsi a qualcos’altro, per questo tutti cominciarono ad utilizzare la più grande piattaforma di cacamento di cazzo mai inventata dall’uomo dopo Facebook.
Di MSN Messenger mi sono subito tutte le versioni, da quella in cui non c’erano nemmeno le foto a quella finale dove praticamente era diventato una terra desolata abitata solo da fantasmi virtuali, passando per quella con i fiorellini e la possibilità di fare la videochat. Era una tragedia, un orrore. C’era gente con cui non parlavo mai di persona, addirittura quasi non li avevo mai incontrati, ma su MSN conoscevo di loro vita, morte e miracoli. Ora che ci penso è abbastanza squallido, ma all’epoca mi sembrava normale. Insomma è un po’ come avere degli amici invisibili che anziché parlare scrivono, adottano emoticon per evitare di essere fraintesi ed hanno nomi bucchinari come frasi prese da canzoni deprimenti (ad esempio “Ambition makes you look pretty ugly”), insomma, na bella cacata.
Visto che c’erano solo conversazioni private il massimo colpo di scena che potevi adottare era metterti un nickname depresso per far intendere che tipo volevi suicidarti perché la ragazza ti aveva lasciato. Tutto ciò che avveniva lì era un frullato di emozioni e rapporti umani distillati in pura essenza di stronzaggine virtuale. Le giornate, belle o brutte che siano non contavano più, la realtà era un contorno fenomenico a quello che succedeva su MSN. Se non altro ad un certo punto misero che potevi far vedere la musica che ascoltavi. Io, ovviamente, non mancavo occasione per mostrarlo.

3) Facebook: MySpace mi piaceva e lo trovavo divertente (mi aiutò a conoscere anche delle belle sgualdrine) e quando fu soppresso da facebook ci rimasi male. Dopotutto mi sembrava la sua evoluzione naturale, meno macchinoso, meno personalizzabile, più invasivo.
All’inizio di facebook non me ne fregava un cazzo, ed a dire il vero mi faceva pure schifo. Il mio primo stato là sopra è abbastanza emblematico: scritto alle 5.33 del mattino il 30 Luglio 2008 recitava Antonio Toto Cafasso si piglia a capate nelle palle”.
Insomma proprio un bell’inizio.
La cosa paradossale di facebook è che ad un certo punto cominci a trovarlo “troppo utile”, il che non significa un cazzo, ma almeno tieni qualcosa da andare a dire alla genteFacebook infatti è carino e delizioso, ma non ci vuole molto a capire che non serve a chiavare (almeno parlo per me). L’impressione, netta e chiara, è che i miei stati avessero successo solo con quelle che volevano prendersi i caffè. Insomma, su facebook se vuoi fare lo spirito ribelle che però legge pure i libri non tieni molta speranza. Potresti parlare di calcio come fanno tutti, ma se vivi a Napoli e tifi la squadra sbagliata non puoi farlo, perché ti schifano comunque, in lungo ed in largo. Insomma, diventi come uno di quei grumi di farina nella besciamella. Te ne stai là, cercando di distinguerti, resisti facendo vedere che non sei diventato besciamella come gli altri, certo sei immerso, ma il tuo cuore di farina è ancora forte però non hai speranza perché il momento in cui un cucchiaio verrà per schiacciarti e trasformarti in besciamella è solo questione di tempo.

Una volta che sei stato schiacciato puoi lanciare il tuo ultimo grido, che di solito è una roba come “Salvatevi, tornate a vivere! Spegnete i computer e tornate a vivere!” (sono tutti uguali gli ultimi gridi, non è vero?) ma sai benissimo che nessuno lo farà, come non lo farai tu. Per farlo bisognerebbe lasciare le cose non finite, e sai bene che quando sei davanti ad un computer è impossibile non finire qualc