Elogio di un pezzo di merda.

Nell’estate 2006 avevo 17 anni. A via Roma vendevano delle magliette contro di lui. Non ne ho mai comprata una, eravamo tutti in piena ubriacatura nazionale e nessuno aveva intenzione di riconoscere i suoi meriti.
Riconoscere i meriti è roba da raffinati, mica da italiani, figurati da napoletani.

Col senno di poi forse avrei dovuto comprarla quella maglietta, perché l’ammirazione è qualcosa che va oltre gli insulti, l’ammirazione è un sentimento sincero che non ha schieramenti, non si vota ai pro ed i contro, l’ammirazione esiste in quanto tale ed una volta che è annidata in te non c’è sfottò o calunnia che tenga.
È un fatto privato, non riguarda gli altri, riguarda solo te.

E quante volte per convenzione sociale non opzionale non ho potuto rispondere a chi ha offeso la sua persona. A pranzo, a cena, di notte, di giorno, a casa mia, a casa tua, a casa di altri, per strada, ovunque. E certe mattine quando ti svegli pieno di vita ti viene voglia di urlarlo: “Sì! sono malato, lo ammiro e vorrei essere come lui”. Ma alla fine non lo fai mai perché chissenefrega l’importante è quello che alberga nella propria testa, non in quella degli altri.
Anche a pranzo a casa della ex fidanzata, con il padre che dice “è solo un bandito”.
Ed io pensavo ma si fotta la mia futura ex ragazza che altri non è che vostra figlia, ed insieme a quella si fotta anche lei mio caro signore perché voi nei miei pensieri ci siete perché vi tollero, lui invece ci sta di diritto. Perché è ammirazione, per certe cose non c’è mica spiegazione.

Una sera l’ho anche sentito piangere. Non ho provato compassione o tristezza ma solo vergogna. Ho avuto vergogna di far parte di questo paese immondo che con la scusa dell’audience ha cavalcato l’odio utilizzando la voce rotta dal pianto come spot per una fiction da quattro soldi. Roba per casalinghe depresse, non a caso tutta Italia è stata a guardare.
Il giorno dopo andai all’università. Mi sarebbe piaciuto incontrarlo per strada e stringergli la mano, perché quando c’è l’ammirazione le parole sono inutili velleità.

La notte dell’otto novembre non ho dormito. E lo so che siamo stati in tanti. Per lo stesso motivo da qui a vent’anni di notti insonni ce ne saranno ancora tante. Ma chissenefrega, dinnanzi all’ammirazione non c’è giustizia che ti metta dalla parte del torto o della ragione.
Forse alcuni la chiamerebbero religione ma non è fede, non è cieco dire sì ed accettare quello che non succede e quello che succederà. È coscienza di quello che si è e che si sa, e scaturisce dalla ragione, mica dalla paura.
Ma ciò è anche la peggiore delle frustrazioni perché in segreto lo vorresti far sapere al mondo che non è giusto, e che non lo sarà mai.
Lui è il migliore di tutti ed adesso è costretto a lottare contro i mulini a vento.
Dovrebbe essere sul tetto del mondo, dove nemmeno il vento dovrebbe permettersi di soffiare.
Vorrei dirgli “La prego, la smetta, chi glie lo fa fare”.
Ma dinnanzi al migliore di tutti non posso arrogarmi tale diritto.
Lui di sicuro cosa fare lo sa già.
E mica lo viene a dire a noi.
Figurati a voi.