Tredici sbalzi di umanità.

Tentativo di flusso di coscienza numero 1: Triskaidekaphobia

Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici.
Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici.
Uno due tre quattro cinque sei sette otto nove dieci undici dodici quattordici.
Quindici sedici ventisette trentotto quarantuno cinquantanove settantaquattro ottantuno.
Schoenberg aveva la fobia del numero tredici. Ho controllato, nella mia copia di “Manuale d’Armonia” c’è pagina tredici. La cosa non deve farlo riposare in pace.

Tentativo di flusso di coscienza numero 2: [R]assegno

Cammino tirando dritto e (di)sprezzando qualunque cosa vedo o sento, nulla di nuovo ma sta volta è di più. Forse dormo troppo poco e sogno troppo. A occhi aperti si intende, ma non ci posso fare niente è una vita che va avanti così.
Si è creato un vuoto da qualche parte e nella mia testa qualcosa è cambiato, sento non è più come prima ma razionalmente non mi spiego il perché.
Sarà, forse ho passato troppo tempo a rassegnarmi di essere sempre tale e quale.

Tentativo di flusso di coscienza numero 3: Otto

C’è qualcosa tra il mondo reale ed un eventuale mondo delle idee. C’è un collegamento, un laccio. Prima mentre camminavo l’ho visto. Non so se l’ho immaginato ma in ogni caso l’ho visto. Ha una forma simile a quella di un 8, un po’ allungato verso il centro.
Non ho ancora capito come funziona in ogni caso credo che bisogna agganciarci qualcosa, giusto sotto il limite dell’inconscio.
Non ho capito ancora cosa attaccarci ma in ogni caso deve essere un qualcosa di predisposto, tipo un’ispirazione.

Tentativo di flusso di coscienza numero 4: Volontà d’onnimpotenza

Dopo l’esame di film scoring mi sono seduto sul divano a controllare i risultati delle partite. Una mi ha guardato in maniera strana e mi ha chiesto come stavo. Ho risposto con un verso, non so bene quale. L’ho ignorata ed ho cercato di sintonizzare l’applicazione della rai per sentire la radio. Tanto per cambiare non funziona.
Lei mi guarda di nuovo, mi dice che dal quel divano potrebbe anche non alzarsi mai più.
Voleva stabilire una conversazione, le ho risposto con un cenno del viso.
Due minuti dopo l’ho salutata, mi ha guardato interdetta. Avrei potuto invitarla a prendere un caffè ma non l’ho fatto.
Sarà, ma in quel momento mi sono sentito onnipotente.

Tentativo di flusso di coscienza numero 5: Coccoina

Venticinque anni fanno un quarto di secolo. Non ho mai provato la cocaina e tutti gli altri tipi di droga. Ormai è tardi per iniziare.
Una volta una mi chiese un parere sul suo fidanzato che era cocainomane ed una sera l’aveva pure presa a schiaffi.
Un paio d’anni dopo l’ho pure conosciuto, un coglione di dimensioni bibliche.
All’epoca ero un debole, quella gente mi intimoriva.
Ora li ignoro ma una parte di me teme ancora quella Napoli altolocata e spregiudicata.
Non ho mai risolto questa cosa, dentro di me è cresciuto un piccolo mostro.

Tentativo di flusso di coscienza numero 6: DNP

Uno col disturbo narcisistico di personalità maligno è un masochista con la sindrome di Stoccolma verso se stesso?

Tentativo di flusso di coscienza numero 7: Cose Tortuose

Forse non dovrei scrivere queste cose, magari sembro pazzo. Ma, sorpresa, non lo sono! Un pazzo non sa di essere pazzo. Si crede normale. Esattamente come un normale non sa di essere normale ma anzi, crede di essere speciale quando invece è come tutti gli altri. Quindi se io penso di essere speciale non sono malato, ma normale. Però non è tanto normale credere di essere in un modo quando lo si è in un altro. Credo che nel termine “normale” sia compresa una sorta di coerenza di fondo. Uno normale sa di essere normale proprio come tutti gli altri che lo circondano. Invece no, uno normale si crede speciale perché se no non bombarderebbe gli altri con se stesso.
Ora ho capito, la gente lancia torte di se stesso alla gente e pretende che le mangino. Ti tiro una torta di me stesso, tu ti sporchi la faccia e devi pure mangiarla perché è una torta di me stesso, non è possibile che non ti piaccia. Se cerchi di pulirti la faccia, magari anche disgustato non è colpa mia che ti ho tirato una torta in faccia, sei tu che sei sbagliato perché non ti piace.
Certi comportamenti umani proprio non li capisco.

Tentativo di flusso di coscienza numero 8: Serie B.lack

Facciamo una cosa, andiamo a correre io e te, solo io e te, te ed io come quella volta che siamo andati all’ospedale ed il tassista ne(g)ro ha fatto il razzista e ci portò in quell’ospedale lontanissimo fottendoci 40 dollari e passa.
Pezzo di merda, figlio di puttana. Era di New Orleans, altra città che ha prodotto quell’abominio che è il jazz.
Ma come il jazz ci piace tanto, quello contemporaneo però. I tamarri tipo Joshua Redman, Kenny Garrett, insomma quella roba là si che ci piace. È il bop che ci fa schifo. Quella volta che ci perdemmo al terzo chorus su Cherockee non ce la dimenticheremo mai. Pezzi di merda. Indovina quelli che suonavano con noi di che colore erano.
Celeste.

Tentativo di flusso di coscienza numero 9: Tolstoj non si era giustificato

Mi piaci molto, ma da me a volte pretendi troppo. Sono fatto così, non ce la posso fare a starti sempre sempre sempre sempre dietro. Ieri ho sognato che ci baciavamo e si sentiva che provieni da un paese molto, molto freddo. Oggi comunque ti ho vista e ti ho salutata, ci conosciamo bene ma mi hai dato l’uno percento della tua attenzione, quello che basta per alzare il palmo della mano e scuoterlo. Io ho fatto lo stesso, anche io ti do poca percentuale della mia attenzione che comunque è sempre più della tua, spalmato su quella poltrona di pelle finta viola ti ho pure lanciato un sorriso. Tutto ciò è molto immaturo da parte mia ma non è te che mi interessa, è quello che c’è nella tua testa che non vuoi sempre rivelarmi. È quella conoscenza, è quella disciplina e dedizione che bramo tanto.
Io comunque, a differenza tua, sono bravo anche a fare altro.
Se non mi credi, fottiti.

Tentativo di flusso di coscienza numero 10: Animal Fuck

Una mucca molto triste se ne è andata dall’ovile dove, appunto, non centrava un cazzo. Una mucca speciale dotata dell’abilità di capire gli altri, persino le non mucche. Una mucca triste perché una mucca nasce per essere munta o mangiata mentre in quel posto tutti volevano solo la lana delle pecore. Tutti volevano bene alla mucca e la mucca riusciva a fingere con se stessa di voler bene a tutti ma poi un giorno la mucca se ne è andata.
Appena è andata via, così di punto in bianco, si è fermata dietro l’ovile a guardare un albero. Dentro l’albero ha visto una foglia piccola piccola piccola che si muoveva in maniera impercettibile al vento.
Era ancora sera presto quando la mucca se ne è andata e tutti gli animali correvano felici a destra e manca ma la mucca era da sola e nessuno l’ha notata. Triste triste la mucca ha provato anche a imprecare in mucchese mentre stava per inciampare ma nessuno l’ha notata.
Un mucca buona e triste se ne è andata, una mucca buona e triste non diventerà mai carne di macello.
Una mucca buona e triste è diventata macellaio ed ora tutti hanno paura di lei quando prima la consideravano un elemento positivo.
Adesso la mucca governa il mondo e tutti quelli che le stanno antipatici hanno paura.
Anche le altre mucche tristi.

Tentativo di flusso di coscienza numero 11: Stupidometrie

Dodici quadrati fanno un quadrato molto grande? Quale cazzo è l’area di un esagono?
Cristo, credevo che il momento di rimpiangere il non aver fatto un cazzo di niente a scuola non sarebbe mai arrivato.
Eravamo animali da macello.

Tentativo di flusso di coscienza numero 12: Thief Rolls

Il mio orologio preferito va indietro. Pezzo di merda, da te non me lo sarei mai aspettato. Li odiavo gli orologi, adesso non so perché mi piacciono. È normale questa cosa? Per carità prima adoravo e leggevo un sacco di cultura orientale, sopratutto quella cinese. Adesso mi fa schifo quella roba e penso che siano tutte un mare enorme di cazzate. Me la presi pure con mio padre una volta e commisi un errore, aveva ragione. Pensavo che in oriente fossero persone superiori invece adesso mi fanno tutti schifo, a tratti alcuni di loro non li considero nemmeno essere umani.
No vabbè non esageriamo, alcuni di loro sono buoni, come quelle patatine fritte bianche che però sanno di granchio. Gli altri, non lo so. Fatto sta che se non esistessero non ne noterei la differenza.

Tentativo di flusso di coscienza numero 13: Vegans Vaginas

Non sono sicuro che essere vegani sia una buona cosa. Mi sembra una stronzata colossale. Molti animali nascono per essere mangiati, altri per essere accarezzati guardarli mentre pisciano e pensare “uh che bellini”.
Che schifo, una volta ho visto una donna pisciare in pubblico.
Ero a Berlino ed era capodanno.
Fu una merda.
Ed una donna era lì, accovacciata, che pisciava.
A volte la vita può essere davvero crudele.

I titoli ai flussi di coscienza sono stati assegnati un’ora ed una bottiglia di vino bianco dopo aver concepito e scritto il post.

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Un barattolo di nutella ripieno di merda.

Scritto per subitotrannete.

subitotrannete

Ormai l’Italia mi scivola addosso: l’ho sempre sempre detestata ma una volta andato a vivere all’estero ho cominciato a riempirmi la bocca con i compositori italiani, le pummarole, il mare ed il mandolino che manco so suonare. Fortunatamente ho smesso.
Vado a parlare con la mia professoressa di composizione speranzoso che si decida a rivelarmi qualche segretissimo segreto che mi faccia scrivere musica come Tchaikovsky ed invece niente, si finisce a parlare di camorra.
Io speravo che mi spiegasse un po’ di contrappunto orchestrale ed invece mi sono ritrovato io a spiegarle chi è Sandokan, cosa sono le paranze e perché gli eroinomani a Napoli li chiamano i visitors.
Che bravo che sono, le ho lette su Gomorra ste cose, mica le ho vissute.
Mi affascina la camorra ma sono sempre stato troppo codardo per andarle dietro.
È vero, sono un codardo. Ma come tutti i codardi conservo uno spirito…

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Le tristi avventure Mr. Zompafuossi.

Mr. Zompafuossi è il vero io nella realtà che non vuole mostrare se stessa. Mr. Zompafuossi è il tizio che parla di cose non vere non perché vuole tenerti celata la verità, ma perché ti dice una balla in un modo da farti capire che è una balla, lo fa perché vuole instillarti il dubbio e non risolverlo, gode nel dirti una menzogna facendoti capire che è una menzogna, lo fa perché trova piacere nel far pensare agli altri che non sono degni della verità. Mr. Zompafuossi è quello che quando chiedi spiegazioni su qualcosa le da a tutti ed a te dice “non è successo niente”. Mr. Zompafuossi è il mezzo preferito per sentirsi superiori nelle relazioni, è una pura e volgare iniezione di insicurezza.
Mr. Zompafuossi è l’uomo che vuole ferire come fanno gli animali ma con la certezza di essere ancora uomo. Mr.Zompafuossi è quello che quando dici qualcosa alza il sopracciglio per comunicarti che hai detto una cazzata, ma non ti spiega il motivo, perché lui non lo sa, non saprebbe nemmeno come spiegarlo a parole, ha solo trovato il modo subdolo di fartelo capire. Mr. Zompafuossi è quello che ha il talento che non gli appartiene, trova i modi più subdoli per mostrarlo e continua a farlo perché è convinto di installare insicurezza negli altri. Cerca il tuo aiuto, vuole essere salvato da te e poi improvvisamente ti fa capire che ha risolto tutto da solo, che non ha mai nemmeno avuto bisogno di te, l’ha fatto solo per darti una dimostrazione della sua superiorità e della tua inutilità.
Mr. Zompafuossi vive nei racconti sessuali, vive nelle macchine parcheggiate a via Petrarca, nelle ragazze sverginate, nei rapporti a tre, a quattro, a dieci, a venti. Mr. Zompafuossi è la brava ragazza che un giorno ti guarda all’improvviso facendoti capire che in realtà non lo è. È il punto più basso dell’umano istruito, è il padrone che gioca a fare il cane che si leva il guinzaglio. Mr. Zompafuossi è quello con gli stessi vizi che hai tu, ma lui se li gode meglio.
Fuma come te ma di meno, fa quello che fai tu ma meglio, beve quello che bevi tu ma in posti migliori, frequenta gli stessi locali che frequenti tu ma lui conosce i proprietari, ha la macchina come te ma la sua ha il cruise control, non ha la macchina come te ma lui non perde mai l’autobus perché sa gli orari, ha lavorato come te ma in posti migliori, ha guadagnato quanto te ma ha lavorato di meno, ha lavorato quanto te ma ha guadagnato di più, ha avuto la stessa ragazza che hai avuto tu ma lui ci ha fatto più sesso, ha fatto la stessa spesa che hai fatto tu ma lui ha pagato di meno e mangiato di più.
Conosce, ma non ti presenta nessuno, parla con te ma quando arriva qualcuno si dimentica che esisti perché deve farti vedere che è amico degli altri. Dice che i discorsi degli altri non gli interessano e non li capisce e poi cerca loro di spiegarglieli. Disprezza quelli che hanno avuto più fortuna di lui perché lui ha il merito, ti contraddice in tutto perché pensa che a furia di farlo avrà la tua approvazione. Cerca di trasformarti in lui e quando lo fa ti vuole mostrare quanto siano sbagliati quei comportamenti.
Mr. Zompafuossi è un cavallo che vuole lo zuccherino solo per poi mollarti un calcio. Mr. Zompafuossi non morirà mai ma un giorno, prima o poi, qualcuno lo evirerà.
E ci saremo levati dai coglioni l’ennesimo fallito che scassa solo il cazzo e non serve a niente.

L’invisibilità delle parole.

Mettiamo le cose in chiaro: questo non è un post ad alto contenuto emotivo. A pensarci non contiene proprio niente ed il titolo non strizza l’occhio a quella letteratura neo-cretina fatta di superficialità emotiva che piace tanto ai giovani moderni.
Nel corso della mia vita ci sono state diverse costanti, una di queste (che non è la stronzaggine), è rappresentata da un fenomeno parecchio fastidioso che si manifesta di tanto in tanto.

Per farla breve, quando mi trovo coinvolto in una conversazione con più di due partecipanti compreso me, noto che a volte quello che dico non viene ascoltato. Questo in realtà sarebbe normale, solo che io non parlo di “non ascoltato” nel senso di quando la gente non ti da retta, come quando ti metti a chiedere “vammi a comprare un cane” oppure “ma perché non ti iscrivi a giurisprudenza?” o come fanno gli scostumati “oh, m vuò fa nu bucchin’??” etc.
Per “non ascoltato” intendo, letteralmente “non udito”.
Ora questa cosa, da quando esisto, si è sempre verificata e continua a verificarsi! e non nascondono che qualche volta ci sono pure stato male. Insomma, alle volte mi sono pure ritrovato a ripetere una frase e quelli continuavano a non sentire.
Alla fine non sono riuscito a trovare una spiegazione che fosse in grado di dirmi il perché e da dove venisse questo strano fenomeno. L’unica cosa che sono riuscito a racimolare è una serie di osservazioni sul perché ed il come questo fenomeno avvenisse.

1) parlo velocemente e la gente non capisce.
2) parlo troppo a bassa voce e la gente non capisce.
3) mi mangio le parole e la gente non capisce.
4) i miei amici e le persone che frequento sono una massa di stronzi che se ne fottono di quello che dico e si mettono a fare i tipi saporiti che fanno vedere che ignorano perché sono “al di là”.
5) sto facendo il contrario di pensare ad alta voce, cioè parlare senza voce.
6) in realtà non ho mai parlato, non sto parlando, sto solo credendo di farlo perché sono pazzo.
7) quello che dico è intellettualmente e spiritualmente superiore a tal punto che il cervello degli altri conversanti, rimanendo attonito, decide di sua spontanea volontà di non recepire l’informazione e non provare nemmeno a decodificarla.
8) nel momento in cui sto per aprire bocca si apre uno squarcio spazio/tempo che risucchia le mie parole e teletrasporta in un universo parallelo in cui ci sta uno tale e quale a me solo che fa il barbiere, pippa cocaina, ascolta musica ambient e tiene i capelli pittati di viola. Ovviamente per via dell’anomalia spazio/tempo saranno i suoi amici (probabilmente pipparoli con la erre moscia) a sentire le mie parole. Immagino già la reazione.
9) dio (ammesso che esiste) preme il tasto per censurarmi sul suo telecomando controlla-umani sotto la sezione “cachiamo il cazzo”.
10) c’è una sorta di omertà su quello che a volte dico perché in realtà sono un mafioso solo che non lo so perché la notte sono sonnambulo, vado ad ammazzare la gente e la mattina dopo quando mi sceto non mi ricordo un cazzo. Questo in ogni caso se fosse vero in spiegherebbe il perché la mattina quando mi sveglio sento dei dolori allucinanti a tipo viecchio.

Questo post è dedicato a tutti quelli che si sentono invisibili o estranei all’ambiente in cui si trovano. Non vi preoccupate miei cari amici, mettetevi ad alluccare, spaccatevi una bottiglia di vino nuova da 30€ in testa o date un calcio in faccia ad un bambino di tre anni e mezzo e vedrete come si accorgeranno di voi.

I sogni non sono stanze in cui puoi urlare.

E vabbuò. Sarebbe facile scrivere di quanto sono sfigato, di quanto siano incompetenti all’aeroporto di Capodichino, del fatto che ora starei atterrando in quella che dovrebbe essere la mia nuova città ed invece sto in camera mia dinnanzi al solito computer. Sarebbe facile ma non lo è. Perché è una vita che detesti lo stesso posto, che odi le persone che ci vivono e non capisci perché continuano a perseverare nei loro errori. Fa male, fa male rendersi conto che è casa tua. Fa male affezionarsi alle persone, alle cose, fa male volersele portare dietro ma poi finisci per lasciarle qui perché hai paura di perderle perché è come se lì fosse tutto vuoto e temporaneo. Sai che è un paese difficile, dove per chi ha vissuto dove c’è a chi piace tenersi la panza in mano è come essere presi e strusciati su una graticola rovente. E quando te ne stai finalmente andando di nuovo senti che non ce la fai, che sta volta è diverso, sta volta non è come la prima dove hai accennato un pianto nell’aeroporto di monaco e poi l’hai concluso con un secco urlo di rabbia una volta arrivato a destinazione. Sembrava fatta e poi ti ritrovi un altro giorno qua. Ma come, non sei partito? Questa volta è diverso, sono preparato, credo di aver racimolato la forza giusta. E dentro di te senti che non è così, e pensare che nemmeno volevi tornarci a casa a Natale. È perché lì a Boston sei anestetizzato, non hai segnali dai sentimenti e dalle emozioni, no non hai segnali da niente e scopri che dopotutto sei scappato dalla vita che hai qui, quella che non volevi. Ma quella che c’è lì non è quella che sognavi.
Però, se non lo è potrebbe pur sempre diventarlo, almeno lì funziona così.
Quando mi voglio spronare a fare qualcosa mi dico “domani mi compro un dinosauro”.
So benissimo che sarebbe meglio dire “oggi mi compro un dinosauro” oppure ancora meglio “adesso mi compro un dinosauro” e questo non è un papiello contro la procrastinazione.
Ho passato una vita a dirmi queste frasi, ma la cosa migliore sarebbe stata ritrovarsi a dire “Ieri ho comprato un dinosauro, ed anche l’altro ieri ed ancora il giorno prima; per questo sono rimasto senza soldi, bene, vediamo a chi ne devo fottere uno oggi”.
Vorrei tanto sovvertire le cose ma per quanto ci provi i non immediati risultati mi tolgono energia.
E poi diciamolo, alla fine è inutile stare a giocare al gioco di cui stai ancora imparando le regole. A loro lascio il potere, io, da napoletano, mi tengo il fottere.

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Qual è l’area di un pavimento fantasma?

Il commesso sta ascoltando una canzone che conosco.
Gli faccio notare che conosco il brano ed il gruppo, i Blackfield, e sembra entusiasta.
Al ritorno mi ritrovo a parlare mezz’ora con una senza sapere chi cazzo sia, l’avevo confusa con un’altra.
Mi lascia il suo numero e dice che dobbiamo sentirci per fare non so cosa.
Io quelle così le odio perché non capisci mai se stanno in buona fede o no, se rischi di infilarti in una di quelle cose all’insegna dell’amicizia; insomma, quelle cose tristissime dove tu stai lì e ridi, fai battute e lei ti trova brillante e simpatico quando invece stai a macinare odio e noia.
Oppure cosa peggiore è quando sei inserito in un contesto di un gruppo di persone dove la tua presenza è volentieri tollerata ma per un motivo o per l’altro non riesci a centrare il punto del discorso, quindi ti ritrovi a strappare brandelli di conversazioni qua e la ed a fare domande riguardanti l’argomento principale ma nessuno ti risponde, o se lo fanno è in maniera stizzita.
Nel migliore dei casi quando dici qualcosa nessuno ti sente, nel peggiore fanno finta di non sentirti.
A casa mi addormento e mi sveglio poco dopo con la bocca impastata, in un bagno di sudore. Ho sognato una giapponese non definita che cercava di baciarmi, intervallando i tentativi di saltarmi addosso cantando canzoni tristissime. Alla fine riuscivo ad andarmene inventandomi una scusa qualunque per essere poi inondato di messaggi con richieste di vederci di nuovo.
A tratti mi sento un fantasma e sento che ben presto tutti mi odieranno.
Mi sdraio sul pavimento, sudo e vedo cose, vorrei piangere ma ho la sensazione di non ricordarmi come si fa.
Il pavimento è scomodo e puzza di disinfettante, ho fame ma non sento il bisogno di mangiare.
Chiudo gli occhi e ascolto gente che ride, vorrei scappare via ma non ho la forza.
Mi balza l’idea di tornare nella routine: mi immagino cucinare un piatto di penne col pesto ma mi viene da vomitare solo all’idea.
Chiudo gli occhi e spero che il pavimento mi assorba. Non succede un cazzo, ho gli occhi chiusi e continuo a vedere cose.
Comincio a cantare qualche strana melodia ma non ho la forza di trascriverle.
Vorrei essere da un’altra parte, vorrei essere con una ragazza che mi sorride con sincerità ed affetto, con uno spaghetto alle vongole ed un disco che non ho mai ascoltato ma che mi piace da morire.
Esco fuori al palazzo per scrivere sul mio blog, sto lì e c’è una che mi guarda e mi sorride per almeno mezz’ora.
Alla fine mi alzo per andare a comprare dell’acqua frizzante dal fetuso e le allungo un bigliettino col mio numero di telefono. Lei mi sorride e fa finta di non capire, io alzo le sopracciglia e le sorrido poco prima di andarmene, forse per sempre, non lo so.
Arrivo al negozio ed il commesso è lo stesso di prima.
Non mi riconosce, compro l’acqua frizzante Schweppes Club Soda e me ne torno a casa.
Mi sento sempre di più un fantasma ed ho l’impressione che se corressi incontro a qualcuno riuscirei a passargli attraverso.
È il momento di dare una svolta, prendo la chitarra e vorrei suonare a tutto volume ma non ho l’amplificatore.
È così che suonerebbe il fantasma di un chitarrista, a chitarra spenta e nessuno che riesce ad ascoltare tutte le fredde e metalliche note che suona.
Potrebbe finire tutto da un momento all’altro, ho il fiato sul collo.
Ma ho la sensazione che non succederà, non ho voglia di morire moralmente.