La fiera dei munnezzari.

Certe cose non le comprenderò mai.
Ad esempio, come mai l’emergenza rifiuti continua a perseguitarmi?
Quando vivevo a Napoli dovevo fare i conti con quella che c’era per strada ora non riesco a capire perché devo avere a che fare con quella che c’è nel cervello delle persone con cui ho a che fare.
Quando sono venuto qua sapevo che avrei dovuto fronteggiare dei problemi e soprattuto sapevo che avrei dovuto soffrire un po’. Nonostante ciò alcune situazioni hanno fatto fatto sì che prendessi in maniera sbagliata l’avverarsi di certi problemi, facenti comunque parte dell’avventura che ho intrapreso ormai un anno fa. Certe esperienze comunque fanno parte della vita, in ogni caso è inutile stare a lamentarsi visto che fin qui mi è andato tutto bene.
Cazzate. Come non detto. Se le cose non vanno bene me ne lamento, dopotutto che cazzo me ne fotte. Non ho mica aperto un blog che si chiama Vafammoc per scrivere di quanto sono felice e di quanto la mia vita sia meravigliosa. È la felicità una cosa silenziosa, il resto è solo munnezza e cetrioli che galleggiano per aria.
Ma mannaggia alla notte in cui tutte le vacche sono nere.

Cominciamo con lo stabilire un paio di cose:
1) La gente in capa tiene i peggio guai: Passano giorni a spendere soldi a destra e manca in cazzate, ad offrire cene a donne che in cambio non doneranno mai la propria vagina ed a farsi weekend inutili in posti dove i genitori portano a svernare i figli viziatelli tra pupazzi ed alcolisti non tanto anonimi travestiti da Pippo e Paperino.
Passano settimane a dirti che stanno nei guai e necessitano del tuo aiuto. Quando poi viene il momento in cui ci si sistema e si aiuta a vicenda si tirano indietro a contratto firmato perché trovano qualcosa di più conveniente. La cosa bella è che i soldi prima li bevono e li pisciano e poi dopo si mettono a dire che gli servono per inseguire i sogni.
“Inseguire i sogni”, statti accorto, vir’ e nun t’ sperdere tra i boschi. Fai che incontri qualche maniaco che ti fa passare quell’istinto di infilare affari in esseri viventi che tu chiami “amore per le donne”? Magari per sempre?
2) A manco vent’anni già fanno i guappi di cartone: Tengono tipo diciotto anni e già si credono dei gesucrìsti full power. Ti fanno rimpiangere quei mocciosi del liceo sotto casa tua che ancora si mettono i pantaloni con la scritta “RICH” sul culo perché credono che le così ragazze gli fanno i bucchini. Girano vestiti talmente patinati che ti metti persino scuorno di far vedere che hai qualcosa a che fare con loro. E per mettersi scuorno in america vuol dire che il fatto è proprio serio. Non solo questo, se la tirano in ogni modo possibile: suona un clacson e ti dicono che è un La bemolle perché hanno l’orecchio assoluto (che poi tra l’altro era pure un Fa#) e ti dicono che la loro lingua, l’ucraino, è la più melodica del mondo. Mettono due accordi al pianoforte, fanno la faccia espressiva e si pensano di essere dei geni. Ti sparano in faccia discorsi triti e ritriti sulla musica come linguaggio autonomo dal significato variamente interpretabile.
Ti guardano con aria di sufficienza senza considerare che probabilmente metà della loro famiglia faceva le pulizie a casa di tua zia. Insistono tanto per trovare casa con te.
Bene, considerata l’eventualità… indovina chi farà le pulizie mio caro Mr. Melodia?
3) Prendono decisioni senza considerare i fatti: Lasciamo perdere il fatto che formalmente il mio destino pende dalle tue labbra, che la tua decisione comporterà cosa ne sarà di me. Un anno fa stavo rannicchiato sul letto in posizione fetale aspettando con flebile speranza che la gente scegliesse me come coinquilino. Ora, dopo che il destino mi ha preso per il culo per altre quattro settimane ho deciso di mandare tutti affanculo: A) Come cazzo vuoi decidere se dovrò essere il tuo roommate se mi hai visto mezza volta e non sai nulla di me? Pensa se dovessi scegliermi e fossi un killer di asiatici con gli occhiali? Saresti fottuto. B) Perché sono io a doverti chiedere “Perché non mi fai qualche domanda?” non ci arrivi da solo? Ma che cazzo tieni nel cervello? C) Perché l’unica domanda che mi fai è “quanto tempo staresti in questa casa”? Ma sei cretino? Se il contratto è di un anno con tanto di pagamenti anticipati, quanto cazzo ci devo stare? Una settimana? O magari due giorni? Così magari giusto per traslocare e poi andarmene di nuovo. Ah, come non sapevi che ho l’hobby del trasloco? Cazzi tuoi, mica me l’avevi chiesto.
4) Perché cazzo nessuno risponde alle email: Che cazzo ci vuole a rispondere ad una email? Un tempo c’era la scusa che non le si sapeva controllare ma adesso tutti sti sfaccimma di smartphone che li tenete a fare? Giocare a tagliare la frutta? Perché magari non ve la magnate così vi arriva pure lo zucchero al cervello? Dio mio con le tecnologie di mo’ non dovete nemmeno mettervi a scrivere, parlate ed il cazzo di cellulare con la voce robotica si mette a scrivere. Che cazzo vi siete comprati a fare il cazzo di super nuovo iPhone con il riconoscimento vocale? Per chiedergli se fa i bucchini?? Ma poi dico io, come cazzo volete che vi risponda? È un telefono. Se avessero inventato i telefoni che fanno i bucchini probabilmente adesso nessuno più uscirebbe di casa ed il mondo sarebbe un posto vuoto (e per questo magari migliore).

La cosa bella è che ho avuto momenti talmente tristi e bui che mi sono pure messo ad accattarmi le bottiglie di vino. Poi mentre lavavo i piatti ho avuto l’illuminazione.
Ma dopotutto, a me, che cazzo me ne fotte?

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Noi non siamo bostoniani.

Piove, e figurati se non piove. Fa anche freddo, mettiamoci smanicato, infradito e pantaloncini corti.
Domani prendiamo la Green Line per andare a vedere i Red Sox. Qual è? La B o la C? Aspetta un attimo ma qui perché passa solo la E? Vabbè sono le 18 beviamoci due casse di birra così possiamo prendere a calci le ragazze nella metro mentre andiamo a vedere i Red Sox. Ma non era 2$ il biglietto? Ah 2$ solo con la Charlie Card? E dove cazzo si prende la Charlie Card? Te la regalano? E dove? Comunque gli Yankees fanno schifo non siamo newyorkesi.
Organizziamo un party, mi raccomando portate da bere. Ma come è finita la birra? Aspetta ma sono le 23.05 non possiamo comprarne più. Meno male che domani giocano i Red Sox. Vabbè tanto giocano anche dopodomani, e pure il giorno dopo. Non sia mai che non li guardo, fai che per miracolo potessimo pure vincere dopo 5 ore di partita?
Ah comunque sto cercando casa. Ma davvero? Ed i bedbugs? No quelli non ci stanno, giusto qualche topo di tanto in tanto. Ma veramente? Io ho preso uno studio a fenway, il broker mi ha detto che era un’offertona e c’erano anche otto persone che lo volevano. Ma veramente? E quanto paghi? 1000$ al mese e non ho nemmeno le finestre! Fantastico! Pensa che la porta non si apre nemmeno del tutto perché sbatte contro la cucina, che poi è anche la camera da letto. Incredibile, magari fossi stato anche io così fortunato.
Ho comprato i mobili ikea per la casa ma tanto a fine mese li butto tutti per strada per comprarne di nuovi. Giusto, perché provare a venderli quanto puoi buttarli.
Hai comprato il giaccio? Mettilo nel caffè che fa freddo!!
Ho comprato la pizza. Ananas e salame piccante? Yes! Vediamoci i Red Sox!
Oh no non faccio in tempo a comprare il mio cornetto mattutino con uova, bacon, prosciutto e formaggio.
Il bidet? E che cazz’ è?
Oh sono le 16.30, iamm a magnà la dinner.
Quando starnutisci ricordati di farlo sul gomito.
Scusa mi vendi una sigaretta?
Adesso quando compriamo il caffè possiamo decidere se avere il bicchiere con Obama o con Romney. Bellissimo!
Vabbuò comunque ho comprato la maglia per andare al matrimonio.
Tiene lo smoking disegnato sopra.
Elegantissima.

Asciugamani per i discorsi.

Alle volte mi infilo nelle conversazioni come se fossi una talpa sfrattata che non sa dove andare a sbattere la testa.
Quando succede di solito la conversazione prende una piega strana, sopratutto quando la gente comincia a entrare sistematicamente in disaccordo con quello che dico.
Ebbene, mi infilo nel discorso sbagliato e scattano le immagini mentali: mi sembra di stare in una di quelle estati napoletane dove fa un caldo inimmaginabile e tutto è viscidamente azzeccoso.
Insomma mi sento come se vivessi questo:

Mi sveglio sul medio-tardi, le 11 per esempio. Il letto è una piscina di sudore, mi sento come se durante la notte mi avessero parcheggiato un treno merci addosso.
Mi alzo, metto un disco ma fa troppo caldo per ascoltare musica. Mentre ascolto i pezzi ho la sensazione che mi stiano versando dell’olio caldo addosso, ma non abbastanza caldo da ustionarti.
Colazione di merda e via per strada. Mi dimentico gli occhiali da sole e mi dirigo verso il mare.
Arrivo in spiaggia. Ho con me un libro ma non faccio nemmeno la mossa di prenderlo. Guardo il cellulare, il sole è fortissimo non riesco nemmeno a vedere che ore sono.
La spiaggia è tutta un frangiflutti, pieno di stronze cellulitiche che mi guardano e parlottano di chissà quale mistero di Fatima ma fortunatamente la cosa inizia e finisce lì.
È molto deprimente non vedo possibilità di uscirne.
Mi arrampico su una specie di scogliera piena di scritte del tipo “poppy & matty 3 metri stt il celo“. Guardo dall’altro lato, nulla all’orizzonte se non qualche magnamunnezza che fa la passeggiata romantica con la fidanzata sotto un sole demoniaco. Penso che ne devo magnare di munnezza prima di portare la mia ragazza a fare una passeggiata sperando che il deodorante regga fino ad ora di cena.
Decido di andare a bagnare i piedi a mare. L’acqua puzza di merda e conchiglie marce. Sento urlare dietro di me e mi giro per vedere che succede.
Le spiagge sono così, inverti l’ordine degli addendi e lo schifo non cambia: una disperazione a base di nonne, mamme, figli e mariti spaesati con i giovani che sono in attesa di emulare la nullità che li ha generati.
Vado da un acquafrescaio che vende roba da bere in una bacinella piena di ghiaccio e acqua, un libero imprenditore appena uscito dal programma Fininvest insomma.
Compro un succo di frutta all’albicocca. Sa di piscio di cane, non l’ho mai assaggiato ma non è difficile andarsene per un’idea.
Mi squilla il cellulare, mi chiama una tipa che mi racconta di cazzi inconcludenti e se deve flirtare o meno con qualcuno che forse potrei conoscere. Dice che mi sente “spento”. Rispondo a monosillabi.
Alla fine mi chiede se vogliamo vederci per un caffè, la immagino tutta sudata con i capelli sporchi che mi racconta i suoi problemi inutili da studentessa inconcludente (ma per vocazione) mentre beve caffè e cerca di scroccare sigarette ad un 50enne rattuso specificando che “di solito non fumo ma oggi sono stressata”. Le rispondo “la settimana prossima, contattami su msn”.
La prima cosa che faccio quando torno a casa è cancellarla da msn.
Torno a casa, quelli difronte stanno finendo uno di quei cazzi di pranzi estivi inutili, stanno al limoncello penso. Di sicuro si annoiano più di me ma non lo ammetteranno mai.
Accendo la tv, l’Inter ha comprato un nuovo giocatore argentino che si dice sia un gran talento. Non me ne frega un cazzo e cambio canale. Parlano di Berlusconi e di processi.
Mi addormento sul divano aspettando la sera.
Mi sveglia il cellulare che squilla con insistenza, è l’ennesimo disperato che mi avvisa di un “evento mondano”. Dico che non vengo. Insiste. Rispondo che non ho voglia. Mi da del ricchione e mi dice che verrà a prendermi alle 10. Mi tocca quello che mi tocca, cioè andarci, ma non me ne frega un cazzo, nemmeno di me stesso.
Faccio una doccia e scendo sotto casa, il coglione porta almeno 20 minuti di ritardo, l’aria calda mi sembra un macigno. Mi viene a prendere con una macchina coi fari scassati.
Mi ritrovo in una specie di concerto punk fatto in casa, mi ubriaco per rendere quella miseria morale quantomeno sopportabile. Mi metto a parlare con una tipa presentatami come una ninfomane. Non le do corda e lei insiste per avere una conversazione con me cercando di essere d’accordo con tutto quello che dico. Le faccio capire che sta sera voglio tenermelo nei pantaloni, dalla sua faccia capisco che qualche ora dopo andrà a raccontare al ragazzo di come è riuscita ad evadere dalla situazione in cui un tipo ha cercato di adescarla.
La birra è piscio caldo, ne bevo tanta e quando torno a casa mi fischiano le orecchie e non capisco un cazzo.
Prendo un asciugamano, mi asciugo il sudore ma non serve a nulla.
Forse sono stanco, ho la febbre oppure sto solo per morire.
Magari è così che e sentiva Syd Barrett prima di impazzire.
Vado a dormire.

Mi sveglio e scopro che sto avendo una conversazione dove era meglio se non mi infilavo.
La prossima volta che mi vedete, per favore non datemi a parlare.
Alle volte per me è come un incubo.

Domani mi compro un dinosauro 3/7.

I cambiamenti sono qualcosa che non mi sono mai spiegato. È la ratio secondo la quale talvolta li si desidera che mi è inspiegabile.
Le situazioni cambiano, e quando lo fanno in maniera inaspettata spesso ti ritrovi a desiderare che il presente sia uguale all’immediato passato.
Ma che vuol dire? Essenzialmente nulla, roba da mentecatti probabilmente.

Tempo fa scrissi che per me l’inverno era essenzialmente finito, il fatto che continui è solo una formalità. Bene, non so chi cazzo m’ha fatto fare di scrivere una cosa simile che l’Universo, da bravo lettore appassionato del mio blog, mi ha schiaffato dritto in faccia un freddo allucinante che a Napoli probabilmente non si vedeva dal quindicidiciotto, qualora si sia mai visto.
Ma è un freddo sterile, fine a se stesso, che ti fa solo venire voglia di metterti una giacca più pesante. Nulla di più, nulla di meno.
Non è come quel freddo infame che c’era a Berlino, quel freddo che ti attanaglia dall’interno e ti fa passare ogni voglia di vivere, di dire una parola, di pensare a qualcosa di allegro.
Non è un freddo virtuoso, è un freddo incapace, non mi suggerisce nessuna riflessione, nulla, è come se non ci fosse, eppure c’è.
È un freddo che quando lo incontri è lui che ti guarda come se fossi un velociraptor. Quando lo incroci negli occhi quasi quasi gli rideresti in faccia, al punto che preferiresti ordinare al bar due cedrate, e non tre Long Island dato che è un freddo ridicolo, non hai neanche bisogno dell’alcol per riscaldarti.
Che poi i Long Island li ordini comunque è un’altra storia, quando non digerisci dei maledetti ravioli alla griglia cinesi ti berresti anche il cemento pur di stoppare quell’inferno agrodolce che ha scambiato il tuo organismo per una visita guidata all’Empire State Building.
“Che figo! L’ascensole è uno sballo! Vogliamo salile e scendele in continuazione!”. Siate maledette palle di carne infilate in una pasticcia gommosa infernale.

Il freddo che ha ucciso i dinosauri deve essere stato un freddo infame, ma infame per davvero. Quelli mica campavano a via Filangieri, erano animali cazzuti non ce li vedo mica a fare certi discorsi… Anzi no immaginiamoli.

Velociraptor Gigi al velociraptor Michelino:
– Michelì, ce lo facciamo un giro da Feltrinelli? Vendono il nuovo disco dei Dino Theater!
– No Giggì che cacata, andiamocene sotto i baretti!
– Ma sei pazzo? Li ci sono i triceratopi, quelli se ti danno una capata dopo ti ricordi più il dolore che la giornata.
– Ma nooooo, si vede che non esci mai! ma che hai capito quelli so vegetariani, se la fanno al centro storico. Gli piace di mangiare i friarielli, i broccoli, la rucola… I rafanielli! Noi siamo diversi, teniamo l’istinto omicida, a noi ci piace di magnare la carne.
– Si si dai, andiamoci a mangiare un kebab!
– Si Giggì però sta volta ce lo pigliamo nel panino perché la pita non mi piace più, e poi non andiamo da quello che sta vicino piazzetta Nilo perché non so come mangiarlo e l’ultima volta mi so sbrodolato tutto!
– Eh si mi ricordo, che figur e merd manco nu kebab ti sai mangiare, se lo sapesse Marchetiello, il T-Rex, non riuscirebbe a smettere di pariarti addosso.
– Lascialo perdere a quello, fa il buffinciello solo perché è grosso e tiene una capa enorme, e poi si crede che solo perché legge un sacco di libri allora è meglio di tutti quanti, pensa che quando la uagliona lo lasciò se ne andava in giro da solo tutto ubriaco e voleva pure mettersi a scrivere le poesie su Jurassikbook…
– Eh si mi ricordo, condivideva pure le canzoni di quei brontosauri stonati che cantano solamente versi tristi.
– Intanto però è meglio che nun o’ facimm ‘ncazzà, se gli vengono i 5 minuti quello prima ci magna e poi si mette pure ad alluccare a tipo Mammut-parcheggiatore abusivo che non gli hanno dato le due nocelle e cinquanta dopo aver parcheggiato.
– Maronna tieni ragione. Facciamo na cosa, chiamalo. Perché non lo invitiamo a bere n’assenzio e poi gli offriamo pure due sigarette, quello fuma come ad un disgraziato ma sta sempre a pigliare a capate i distributori perché non tiene la tessera sanitaria e non può accattarle.
– No sei pazzo, l’assenzio è un liquore per mezzeseghe. Beviamoci un qualche cocktails e poi un whiskey, quello vuole fare l’artista maledetto sicuro non può dire di no.
– Si però a ritorno ci pigliamo il tassì, ci dobbiamo fare come la merda.
– Si si… Lo portiamo a quel locale dove secondo me fanno i migliori Long Island della città.
– Ok andata… ma com’è che si chiamava quel locale?

Nella foto all’inizio del post potete ammirare i due velociraptor Gigi e Michelino decidere cosa farne della serata.
Cioè, ci pensi? Ma vafammoc.

Nun o’ fuck you.

Fa troppo freddo. È un freddo quasi irreale considerato il solito clima.
Ho fatto il conto di quante donne ho conosciuto nell’ultimo periodo. Sette. È una specie di numero perfetto. Mi chiedo chi sarà l’ottava. Magari le dedicherò un pezzo.
Escluso quella che ho scritto per lavoro è un bel po’ che non produco musica decente.
Se butto giù qualcosa di interessante mi sembra di suonarla male allora perdo interesse.
Quando la riascolto mi sembra di bere una di quelle birre cinesi o greche, puri pisciazzoni (cit.) che quando li assaggi ti chiedi come mai non hai ordinato una cocacola, almeno sai che cazzo ti bevi.
Ho visto un film. Mi sono addormentato a singhiozzi. Quando mi sono svegliato mi sono messo nel letto per dormire ma non avevo più sonno. Ho maledetto il creato.
Non mi sono lavato i capelli per giorni. L’altro giorno da Feltrinelli la gente mi guardava come si guardano quelle pubblicità tragiche sulla fame nel mondo. Ho comprato un disco beandomi del mio essere trasandato. Trovo il non curarsi nell’aspetto una qualità interessante delle persone, talvolta è indice di professionalità. Totale dedizione al proprio lavoro, o alla propria arte se vogliamo metterla in altro modo.
Mi piace pensare ai giorni come una discesa verticale, inizi a cadere la mattina e poi atterri di notte nel letto-ascensore che ti riporta su. Non sono una di quelle persone che senza novità diventano come quei coccodrilli che impazziscono nel fango. C’è tanta di quella roba da scoprire del passato che il presente non basta per crearsi un futuro migliore.
Per strada cammino al sole aspettando che i miei occhiali si scuriscano, vedo una marea di fantasmi mattutini. Alcuni vanno persino in bicicletta. Mi chiedo come si faccia ad andare in bicicletta in questa città. Li ammiro. Io ho troppa paura di farmi male.
L’altra volta ho visto il mare, con la luce del tramonto sembrava bellissimo. Le buste nell’acqua sembravano sirene. Ho desiderato tuffarmici, se non altro era una scusa per lavare i capelli.
A volte immagino situazioni che possano distogliermi dalla realtà. Mi chiedo se ne valga veramente la pena viverle, e se poi fosse tutto uguale?
Qualche giorno fa ho letto da qualche parte che una nota imperfezione umana fa si che le cose positive diano assuefazione. Ho letto anche che il mondo è fatto di mediocri, ed i mediocri ti perdonano tutto, tranne il successo.
Bene o male la penso così anche io. Ma perché lo penso, sono forse mediocre anche io? I miei difetti forse non sono tali da essere dei pregi? mi confinano in una blanda ed onirica mediocrità fatta di insuccessi? Ma come fai a reputare qualcosa un successo se poi l’unico obbiettivo è quello di spezzarti le gambe (o i trampoli se si è barato)?
Magari il Tetris è perfetta metafora dell’esistenza, fai tanto per incastrare dei blocchi dalle varie forme geometriche solo per vederli distruggersi.
Oppure no, magari è il Monopoli: costruisci un impero fatto di case ed alberghi solo per veder soccombere gli altri partecipanti a furia di soldi estorti tra vendite ed ipoteche. Una volta mi fu usato questo esempio per descrivere l’attività della criminalità organizzata.
Pensai che puoi costruire quello che ti pare, ma alla fine rimani sempre un ferro da stiro mosso dalla casualità dei dadi.
Ovviamente non lo dissi, non si sa mai chi c’è veramente dinnanzi a te.
Quando andai a Waterloo con la scuola c’era un freddo inumano. Pensai a me stesso, avevo 15 anni, mi dissi che questa è la fine che fanno quelli che si credono dei padreterni. Per me questo rischio non c’è. Mi sbagliavo.
Alle volte mi sento ancora come prima, una nullità. Ma dura poco, sento come un vermetto che dal fianco sinistro mi ricorda che volersi atteggiare a nullità non è che un altro modo subdolo per gonfiare il proprio ego. Dopotutto cosa gonfia l’ego più del ridere di se stessi? Credo nulla.
Fa un freddo irreale. Non mi sento più la faccia. Mi tiro su la sciarpa sul viso. Sto più caldo ma gli occhiali si appannano per via del mio fiato. Non vedo nulla, sento l’odore del cashmere. Mi ricorda di quand’ero piccolo ma è un ricordo neutro, non ho bisogno di appigliarmi ai ricordi.
Ogni tanto l’universo si accorge di me e mi regala periodi di pura follia.
Quando succede vorrei fermare tutto e dirgli “mio caro sta volta non mi trascinerai in nessun vortice di eventi, voglio rimanere solo con la mia practice routine”.
Me lo immagino l’Universo, che dalla sua tv in full hd si appresta a gustare le mie avventure sorseggiando un tè alla vaniglia mangiucchiando pasticcini.
Ce lo vedo che al sentire le mie parole quasi si strozza con una di quelle paste con i canditi rossi.
Dev’essere questo il motivo per cui succedono le tragedie, a qualcuno girano i coglioni e manda affanculo l’Universo.
“Grave tragedia avvenuta nel pomeriggio. Migliaia tra morti e feriti” titolano i giornali.
“Gli esperti a lavoro per dedurne le cause” vaglielo a spiegare che magari è solo qualche stronzo che si è rotto le scatole ed è andato a bussare alla porta giusta una volta tanto.
Una teoria affascinante.
L’altro giorno un caro amico mi ha scritto un sms, diceva “tu piuttosto: meno bukowski e più vafammoc”.
Ha ragione, rimedio subito:

Andiamoci a prendere un Jack & Red Bull dai, poi vattene pure affanculo.

Una volta lessi una frase di Nietzsche che affermava che i gusti sono solo una sorta di autodifesa da ciò che potrebbe non piacerci o giù di lì.
È stata una delle poche frasi scritte da altri che mi ha aperto gli occhi, perché scoprii che rispecchiava il mio pensiero, soprattutto in ambito di gusti musicali.
Sono una persona che ha sempre cercato di lottare contro i pregiudizi, però devo ammettere che io stesso sono vittima di molti di questi. Ma non importa, ho capito che talvolta fa bene non voler sopportare certe cose.
Andando nella direzione opposta devo dire che mi piace avere delle ossessioni. Se mi piace una cosa non voglio che mi piaccia poco, mi deve piacere molto, moltissimo, ci devo entrare dentro e voglio che questa caratterizzi il mio essere.

Alla luce di questo dentro di me ho sempre pensato che il whiskey infondo non mi sia mai piaciuto. Tutta quella passione per il Jack Daniel’s è reale? Cioè mi piace davvero tanto da giustificare il numero assolutamente allucinante di litri bevuti, tutti i gadget acquistati, i calendari appesi ogni anno in camera, la ricerca continua della bottiglia magica che una volta bevuta mi avrebbe donato il sacro potere del rock’n’roll?
L’impressione che ho sempre avuto è che fossi così stronzo da creare tutta questa pantomima solo per avere una scusa in più con me stesso per bere.

Sabato sera comunque ho commesso un errore di inesperienza anche se questo non è il termine giusto perché sono anni che mi ubriaco ed ormai un po’ ho capito come funziona.
Nonostante fosse già qualche giorno che mi sono reso conto che non tanto i comportamenti che adotto, ma i pensieri da cui questi scaturiscono, tendono talvolta ad essere offensivi nei confronti della mia intelligenza, ho ingenuamente pensato che il modo migliore per affrontare la serata fosse proprio quello di bere come un disgraziato.

Prima di scendere ho cenato a casa di un mio caro amico che mi ha poi dato la possibilità di intrattenermi con una mezza bottiglia di scotch. Me la sono goduta lentamente nemmeno fosse una bella donna. Sarà stata poi l’ansia dell’alcolista in carriera ma quando ho finito di corteggiare lo scotch stavo ancora bene, allora ho chiesto se a farmi compagnia potesse essere un po’ di vodka.
Insomma quando ho assaggiato quel liquore schifoso ho capito che posso stare tranquillo, perché tutta la menata sulla storia del whiskey è solo una mia sega mentale, il Jack non me lo sono fatto piacere, è destino che dovesse piacermi.
Non ci sta niente da fare, tutto il rispetto per i russi ma avrei preferito staccare il tappo ad una macchina e scendermi in corpo tutta la benzina più che bere quella roba.
Alla fine al locale ho preso un Jack & Red Bull, drink di mia invenzione (che fantasia, eh…) che bevo sempre.
Mo’ non so se è stato quello a fare da catalizzatore o cosa, fatto sta che ad un certo punto non capivo più un cazzo: ho completamente perso il filo dei miei pensieri ed a tratti rischiavo quasi di affogarmici.
Improvvisamente mi sono ritrovato da solo fuori al locale. Ho messo l’iPod in riproduzione casuale ed è uscita fuori una canzone che non ascoltavo dal marzo 2009.
A parte la coincidenza (quella sera suonava la persona che me l’ha fatta scoprire quella canzone) mentre ascoltavo i Novembre mi son ritrovato per qualche a minuto dialogare con il mio subconscio, e questo è un po’ quello che ci siamo detti:

– We.
– Lì c’è una specie di panchina. Vatti a sedere, questo non è il genere di canzoni che ascolti camminando per strada come un idiota o che ti fanno sognare a tempi che verranno.
– Come?
– Fai che scherza oggi, scherza domani, sei diventato coglione veramente? Muoviti che fa pure freddo.
– Guarda che mi sono promesso smettere di starti a sentire.
– Devi smettere di fare tante cose, anzi sai che ti dico perché non fai un fioretto come fanno i falliti?
– Fottiti.
– Fottiti tu, anche perché nel frattempo ti sei seduto, ho vinto io.
– Se non ti stai zitto non posso ascoltare la canzone.
– Ah vuoi davvero ascoltarla? Così magari è la buona volta che ti metti a piangere a tipo ragazza scartata alle selezioni di Maria de Filippi.
– Non trattarmi male.
– Ma cosa fai? Sei seduto e ti rannicchi su te stesso? Che c’è ti senti schiacciato dal peso degli eventi? Mettiti pure in posizione fetale già che ti trovi. Vorresti fare pena a qualche passante?
– Piantala. Dovremo essere una squadra io e te.
– Squadra sto cazzo, sto sempre a suggerirti cosa fare, anche quando sei sobrio (credi davvero che tutte quelle idee che ti vengono siano farina del tuo sacco?) e poi alla fine non lo fai mai.
– Cosa vuoi insinuare, che non ragiono con la testa ma con altre cose, tipo il pene?
– Eh, vabbuò. Stai sempre a fare la parte del maschio che non vuole avere l’ossessione del sesso che magari ragionassi con quello, scoperesti di più ed io e te quasi non ci conosceremo.
– Ma vedi tu un poco la Madonna.
– No stronzo, non la vedo perché a quelle cose non ci crediamo.
– Ma che vuoi?
– Voglio dirti che la devi smettere.
– Di bere?
– No, di chiedere consigli alle persone sapendo che poi vuoi fare di testa tua. La devi smettere di autoesaltarti e poi pensare che non sei all’altezza di fare quello che senti.
– Ti prenderei a capate.
– A capate devi prenderci qualcun altro, e lo sai benissimo.
– Lo so, ma non so come.
– Capirai, ormai si sta facendo tardi. Mo’ devi accettare passivamente tutte le conseguenze, hai fatto anche guai peggiori, ti ricordi quella volta?
– Non ci provare. Zitto, non dirlo.
– Hai un’immagine di te ben chiara nella testa e fai di tutto per comportarti come si comporterebbe lei, no, non ti prendo per il culo, questo è da ammirare. Ma devi accettare anche il fatto che alcuni possano non comprenderla e fraintenderti.
– Odio quando succede, non è giusto.
– Succede e basta, hai imparato ad accettare persino cose peggiori, dai figurati se non riesci ad accettare il fatto che la gente non ti comprenda per quello che sei.
– Domani ci parlo.
– Perché non ora? Il treno non è ancora passato, cosa farebbe Leonard Bernstein?
– Che diavolo ne so.
– Allora mettiamola così visto che ti piace tanto il personaggio, cosa farebbe Hank Moody? Io un’idea ce l’ho. Cosa aspetti? Tanto peggio di così… Non tanto per gli altri, fottitene, ma per te. Basta accettare le cose passivamente e poi martellarsi l’anima come se fosse colpa nostra perché sta volta davvero non lo è.
– Tu dici?
– Ancora a questo stiamo? Allora ti mancano proprio le basi.
– È che non so più cosa pensare.
– Ahahahah, magari fosse davvero così!
– Mi squilla il cellulare.
– Non rispondere, chi credi che sia, Scarlett Johansson? Non farmi ridere.
– Devo rispondere.
– Non farlo, appena finisce la canzone vai a fare quello che è giusto.

“Pronto? Ah la serata è finita? Io sto vicino al locale, sto ascoltando una canzone. È quasi finita, arrivo e ce ne andiamo”

– Sei un coglione.
– Non posso sottrarmi, sono venuti solo per me.
– Bravo, fai come sempre, rimanda l’azione e goditi l’apatia. Magari fai come quest’autunno che smetti di lavarti, curarti nell’aspetto (semmai l’avessi fatto) e ti chiudi in casa a studiare musica.
– È per il mio futuro, e sti cazzi dell’aspetto tanto sono un cesso se ho successo è solo merito tuo.
– La canzone è quasi finita, tira dritto, vai.
– Domani ci parlo, promesso.
– Domani è meglio studiare armonia, ti ricordo dove vuoi andare.
– Domani. Te lo prometto.
– Sei un pappagallo senza palle.
– Non è vero e lo sai anche tu.
– Si lo so ma volevo provare a spronarti. Comunque ci sto ripensando. Dopotutto il tempo è galantuomo.
– Scherzi? Allora ho vinto.
– Col cazzo, mi fai solo troppa pena, ci rivediamo al prossimo Whiskey & Red Bull.
– Ti odio.
– Io invece ti amo.
– Ad maiora semper. Gli facciamo il mazzo tanto. Rock’n’Roll.
– Sei ridicolo, hai appena toccato il fondo e ti metti a dire certe cose?
– Che devo fa? Sono ubriaco.
– Dicono tutti così, ma non odiavi quello che fanno tutti? Secondo me sei solo un coglione.
– Pensa se fosse uscita “A Change of Season”, chi ti avrebbe sopportato per 22 minuti e passa di canzone?
– Ma magari, quello è un dio di pezzo. Questa invece è solo una canzone a cui sei affezionato perché ti piace avere le ossessioni.
– Sono nervoso e non ragiono bene.
– No, ti sei solo rotto il cazzo, questa roba non ti serve più a niente.
– È finita, tanto vale non farsi più scrupoli, le scorte di carne umana non sono mica esaurite.
– È l’inverno che per noi è finito. Il fatto che continui è solo una formalità.

La prossima volta, prima di prendere l’ennesima consumazione pensateci bene.
Risparmiate e compratevi un disco, a differenza delle sbronze vi rimarrà per sempre.
O magari no.
Ma vafammoc.