No, ma seriamente? (questo post contiene molte parentesi).

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Ok, io sono uno che facilmente finisce per assuefarsi all’insensatezza.
Ad esempio se una mattina dessi una capata alla porta di quei sociopatici che vivono di fronte a me senza ottenere risposta, potrei facilmente decidere di ripetere l’azione anche la mattina successiva, finendo per collezionare settimane e settimane di capate dentro le porte. La cosa ad un certo punto finirebbe anche per piacermi tant’è che a quel punto potrei anche presentarmi alla gente non più come studente di composizione ma proprio come incapatore di porte di vicini.
Insomma ad assuefazione completata non mi risulterebbee difficile finire per dare questo genere di risposte durante una conversazione con uno sconosciuto:
“Piacere, piacere mio! Ah quindi tu lavori da Starbucks, bello. Io do capate alle porte dei vicini ogni mattina.”
“Come? se mi pagano? Ovviamente no, ma penso che dovrebbero.”
“Ma scusa perché questa domanda? Tu non dai capate alle porte?”
“Se sanguino? no, mi sembra di no. Come dici, iscrivermi in palestra per poter dare maggiore potenza alle mie capate? No, non ancora, ma da domani…”
Ecco per questa ragione spesso mi capitano quelle che io chiamo epifanie dell’ovvio. Realizzo cioè cose che sono ovvie ma visto che sono assuefatto all’insensatezza mi sembrano lampi di genio incredibili.
Ad esempio prendiamo le donne che frequento ultimamente: in vita mia ho conosciuto un numero allucinante di cesse, finte intellettuali con l’indole di una sciacquabicchieri di paese, artiste senza arte (nello stesso senso di un meccanico che non ripara macchine o di una casalinga che non lava a terra), dispensatrici di speranze sessuali e in ultimo portatrici di cultura che non sanno niente, davvero, non sanno niente. Con queste premesse non ci sarebbero voluti tipo due anni per capire che attualmente sto avendo a che fare con delle mongoloidi ed invece siccome sono assuefatto ho dovuto aspettare l’epifania.
Infatti a scuola mia (dovrei dire università ma somiglia più al mio liceo) è pieno ad esempio di queste che si danno un mare di arie (bella questa espressione, me la devo segnare) e poi a stento sanno come sciacquare un bicchiere (questo a discapito della loro indole, insomma c’è una contraddizione di fondo nella loro psiche che potrebbe anche spiegare i loro comportamenti, roba che se Freud le avesse come pazienti finirebbe per mollare tutto ed andare a giocare bollette in un punto snai abusivo).
La cosa bella è che vestono male (sembra che si sono cosparse di colla e poi gettate nell’armadio, penso che se le vedesse una con la quale un tempo uscivo che mo’ fa tipo la fashion blogger le sputerebbe in faccia una ad una), non ti salutano nonostante tu le conosca benissimo e ci abbia parlato anche più di una volta facendo pure attenzione a non mostrare che sei il triplo più intelligente di loro, come se poi ci volesse molto ad essere più intelligente di un castoro senza denti (no ho detto una cazzata, a volte può essere davvero difficile).
La cosa bella è che ognuna di loro poi deve essere per forza speciale. Avere la cazzo di storia che nessuno ha è proprio necessario? Che poi quando te la raccontano sembra che da non si capisce bene quale speaker debba partire una di quelle colonne sonore dei film tristi tipo “lezioni di piano” o quell’altro degli omosessuali che si volevano bene (mi pareva brutto scrivere ricchioni).
Poi dico io, se uno ha una cazzo di storia speciale perché raccontarla al primo stronzo italiano col naso grosso e la borsa della Juventus che ti passa davanti? Che cazzo è una sorta di mettere le mani avanti “sono troppo speciale per te ed io non faccio i bucchini quelli non speciali”? Ma che ne vuoi sapere tu di chi sono io, ad esempio se leggessi il mio blog (cosa che non puoi perché Dio solo sa che cazzo di lingua parli) sapresti che una volta ho raccontato che sono stato fidanzato con una che si credeva di essere un piccione.
Altra cosa, indovina un po’, una storia fatta di cliché e stereotipi messi insieme a cazzo di cane (l’ex fidanzato drogato criminale ma in realtà col cuore tenero, la nonna sfigata che le aveva tramandato l’amore per la musica dicendo pure in punto di morte “tu sarai una diva”, il padre alcolizzato omosessuale che si ingroppava il segretario ecc) non ti rende speciale. Ti rende perfettamente normale perché come ho già detto in passato cercare di essere speciali equivale ad essere normali, è proprio questa la base della normalità.
Tutto ciò è condito, tra una cosa e l’altra, da frasi come “il mio uomo ideale deve essere umile come me”.
Bella mia tu non sei umile, hai un ego grande quanto una discarica di munnezza abusiva in Campania (inoltre il tuo profumo da 45$ organic comprato da whole food ha esattamente lo stesso odore).
Essere umili significa accettare il fatto di poter sbagliare ed imparare dai propri errori. In poche parole di essere umani.
Ad esempio impara da me, io so esattamente di essere solamente un essere umano.
Già, esattamente come uno squalo bianco è solamente un pesce.

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Le tristi avventure Mr. Zompafuossi.

Mr. Zompafuossi è il vero io nella realtà che non vuole mostrare se stessa. Mr. Zompafuossi è il tizio che parla di cose non vere non perché vuole tenerti celata la verità, ma perché ti dice una balla in un modo da farti capire che è una balla, lo fa perché vuole instillarti il dubbio e non risolverlo, gode nel dirti una menzogna facendoti capire che è una menzogna, lo fa perché trova piacere nel far pensare agli altri che non sono degni della verità. Mr. Zompafuossi è quello che quando chiedi spiegazioni su qualcosa le da a tutti ed a te dice “non è successo niente”. Mr. Zompafuossi è il mezzo preferito per sentirsi superiori nelle relazioni, è una pura e volgare iniezione di insicurezza.
Mr. Zompafuossi è l’uomo che vuole ferire come fanno gli animali ma con la certezza di essere ancora uomo. Mr.Zompafuossi è quello che quando dici qualcosa alza il sopracciglio per comunicarti che hai detto una cazzata, ma non ti spiega il motivo, perché lui non lo sa, non saprebbe nemmeno come spiegarlo a parole, ha solo trovato il modo subdolo di fartelo capire. Mr. Zompafuossi è quello che ha il talento che non gli appartiene, trova i modi più subdoli per mostrarlo e continua a farlo perché è convinto di installare insicurezza negli altri. Cerca il tuo aiuto, vuole essere salvato da te e poi improvvisamente ti fa capire che ha risolto tutto da solo, che non ha mai nemmeno avuto bisogno di te, l’ha fatto solo per darti una dimostrazione della sua superiorità e della tua inutilità.
Mr. Zompafuossi vive nei racconti sessuali, vive nelle macchine parcheggiate a via Petrarca, nelle ragazze sverginate, nei rapporti a tre, a quattro, a dieci, a venti. Mr. Zompafuossi è la brava ragazza che un giorno ti guarda all’improvviso facendoti capire che in realtà non lo è. È il punto più basso dell’umano istruito, è il padrone che gioca a fare il cane che si leva il guinzaglio. Mr. Zompafuossi è quello con gli stessi vizi che hai tu, ma lui se li gode meglio.
Fuma come te ma di meno, fa quello che fai tu ma meglio, beve quello che bevi tu ma in posti migliori, frequenta gli stessi locali che frequenti tu ma lui conosce i proprietari, ha la macchina come te ma la sua ha il cruise control, non ha la macchina come te ma lui non perde mai l’autobus perché sa gli orari, ha lavorato come te ma in posti migliori, ha guadagnato quanto te ma ha lavorato di meno, ha lavorato quanto te ma ha guadagnato di più, ha avuto la stessa ragazza che hai avuto tu ma lui ci ha fatto più sesso, ha fatto la stessa spesa che hai fatto tu ma lui ha pagato di meno e mangiato di più.
Conosce, ma non ti presenta nessuno, parla con te ma quando arriva qualcuno si dimentica che esisti perché deve farti vedere che è amico degli altri. Dice che i discorsi degli altri non gli interessano e non li capisce e poi cerca loro di spiegarglieli. Disprezza quelli che hanno avuto più fortuna di lui perché lui ha il merito, ti contraddice in tutto perché pensa che a furia di farlo avrà la tua approvazione. Cerca di trasformarti in lui e quando lo fa ti vuole mostrare quanto siano sbagliati quei comportamenti.
Mr. Zompafuossi è un cavallo che vuole lo zuccherino solo per poi mollarti un calcio. Mr. Zompafuossi non morirà mai ma un giorno, prima o poi, qualcuno lo evirerà.
E ci saremo levati dai coglioni l’ennesimo fallito che scassa solo il cazzo e non serve a niente.

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Mi sono dimenticato di lasciare la mancia al demonio.

In ordine casuale:
1. Mi sono appicciato la mano.
2. Senza alcun motivo si è scassato lo schermo dell’iPad.
3. Si sono fottuti l’iPod vecchio e scassato (aggiornamento: l’ho ritrovato).
4. La porta del mio palazzo non si chiude più bene, la notte ho le paranoie che qualcuno entri mio letto (aggiornamento: pare che adesso si chiuda di nuovo).
5. Dopo mesi ho trovato una che finalmente mi piaceva e, setacciando l’universo (leggasi facebook) perché non avevo capito come si chiamava, l’ho trovata tramite il profilo di lui con tutte le loro belle foto mentre si divertono alle mie spalle.
6. Nonostante sia asiatica capisce un po’ l’italiano (ma forse non il napoletano) quindi ho fatto una quantità di figure di merda potenzialmente enorme.
7. Non lo so. Il non sapere le cose non è mai bello.Allora mo’ non so se è karma, però nel caso lo fosse credo sia esagerato. Cosa devo fare per avere non tanto una buona sorte ma almeno una normale? Accarezzare e rallegrare ogni persona che incontro? Dare bacini sulla fronte dei vecchietti a North End? Mi pare poco plausibile.

Più plausibile è che il karma sia una mega stronzata diventata di moda grazie a un telefilm noiosissimo pieno di balordi che se non l’avessero trasmesso su Italia 1 nessuno se lo sarebbe filato.
Allora ho pensato visto che con dio mi sono giocato tutte le carte (e con suo figlio poi… non parliamone) a questo punto meglio rivolgersi direttamente al demonio. Se la fonte dei guai è lui almeno cerchiamo di capire che cazzo vuole.
Mi sono informato un po’ sui vari metodi per mettersi in contatto col diavolo e almeno per il momento sono tutti infattibili.
Il primo diceva di disegnare col gesso uno strano simbolo a terra (il mio pavimento è già bianco e non so se esiste il gesso in America) mettersi al centro e cominciare a dire le solite formule strane in latino.
Mo’, vista la mia cronica incapacità di disegnare anche una semplice casetta, mi sono detto “non è che va a finire che evoco qualcosa o qualcuno di sbagliato? Tipo che ne so, Mike Bongiorno? Poi mi devo tenere in casa a sto vecchio cacacazzo che ogni due tre dice “Allegria!” e mi vuole vendere un materasso eminflex?”
E quindi ho dovuto scartarla.
La seconda opzione diceva di scrivere un contratto con le proprie richieste e quello che si vuole dare in cambio al demonio. Mo’ c’è il problema che a sto benedetto (?) demonio non saprei che dargli.
Parecchie fonti mi suggeriscono che a lui piacciono tanto le anime anche se sotto sotto non so cosa se ne faccia visto che con tutti i pezzi di merda che gettano il sangue ogni giorno dovrebbe avere tipo seri problemi di sovraffollamento o comunque di gironi infernali abusivi dove la gente sconta la pena eterna senza essere a norma di legge infernale.
In ogni caso la voglia di scrivere un contratto non c’è (fai che devo riaprire un libro di diritto privato?) e poi tipo andrebbe firmato col sangue e poi bruciato. Siccome mi sono fatto male da poco non ho assolutamente voglia di farlo di nuovo (perché diciamoci la verità, uno vuole tanto fare il sacro rituale e poi finisce come sempre a farsi male comm’ a nu strunz’) e quindi ho dovuto scartare anche questa ipotesi.In ogni caso per me ormai è tardi perché lo sfizio è passato, ma, Egregio Signor Diavolo avrei dei suggerimenti da darLe (perché lo sappiamo tutti che lo leggete sto blog, su su).

1. Sono sicuro che lei vede e sente tutto, quindi mi chiedo perché se qualcuno vuole mettersi in contatto con lei deve fare tutti questi strani rituali? Non basterebbe semplicemente dire ad alta voce “Satana pigliamoci un aperitivo!” per farla comparire? Non capisco a che serva fare come la TIM quando deve dei soldi ad un cliente.
2. Nel caso questa sia ipotesi sia troppo per lei perché magari è un tipo timido non sarebbe meglio avere un numero di telefono attivo 24 su 24? Qualcosa come 666-666-666 per esempio è comodo e facile da ricordare.
3. Un indirizzo email non sarebbe una cattiva idea.
4. Potrebbe magari aprirsi un blog dove racconta tutto quello che succede giù all’inferno e dare qualche consiglio sull’abbigliamento per quando il arriverà il fatidico momento.
5. Niente.
6. Ancora niente, ma ho pensato che un numero 6 le avrebbe fatto piacere vista la sua fissa con i numeri (la matematica è passata di moda oramai!).

Comunque un po’ alla volta le cose sembrano aggiustarsi.

La maledizione dell’asciugamunnezza.

Ho fatto la laundry e nonostante i consigli di mia mamma riguardo temperature programmi etc. non sono stato capace di non far restringere gli indumenti.
Se ad alcune magliette ci mettete lo scollo a V sono virtualmente pronte per andare ad un pomeriggio di panza&presenza all’Arenile.
Il fatto è che le lavapanni qui sono a misura di idiota, cioè di americano: praticamente l’unica cosa che puoi fare è scegliere tra Whites, Colours and Delicates, o comunque, na roba del genere.
Vabbuò a parte la solita ansia “E si scassa o esplode con i panni miei dentro? Poi la devo pagare? E soldi chi me li da? Non posso andare a rubare per aver scassato una lavatrice” sono stato mezz’ora per decidere quale sapone comprare ed alla fine ho fatto la cosa peggiore, cioè ho preso quello che comprano tutti che tra l’altro ha lo stesso nome di una band in cui suonavo quando avevo 16 anni.
L’anno scorso andavo da una lavanderia gestita da dei cinesi a Beacon Hill. Nonostante fosse palese che la lavanderia era solo una facciata per coprire chissà quali traffici di costolette di gatti e canielli, ci andavo lo stesso perché era perfetto: infatti, non capendo un cazzo di come funziono le lavapanni io, e non capendo un cazzo di inglese loro praticamente la vecchia cinese veniva e faceva tutto lei. Inoltre facendo la parte del “NO ENTIENDO IO NO ENTIENDO…zoccola puttana… ecc.” riuscivo anche a scroccare il detersivo.
Nella stessa lavanderia c’erano anche le asciugatrici che poi sono degli elettrodomestici completamente differenti dalle lavapanni.
In particolare, sabato, dopo aver messo i panni a lavare ho scoperto con mio disappunto che non c’erano asciugamunnezza nel building.
Quindi anziché andare a fare i cazzi miei ho cominciato a calcolare tutto il tempo che ci sarebbe voluto per asciugarli col mio phon da 20 dollari a ioni radioattivi e dopo aver calcolato circa 200 ore ed un phon scassato ho avuto una specie di tocco.
In quel momento ho alzato gli occhi al soffitto per maledire il creato ed ho visto che sul muro c’erano le istruzioni per usare l’asciugamunnezza.
Pieno di speranza ho sospettato che ci fossero nel palazzo ed allora ho iniziato a cercare dappertutto finché non sono andato a finire in uno scantinato.
Realizzato che quello non solo era il luogo perfetto, ma anche tutta la vicenda poteva benissimo essere la trama di un film di Dario Argento, sono dovuto tornare dove stavano le lavatrici perché comunque pare brutto da dire perché ho 23 anni, una dignità, non ho mai paura etc. ma mi stavo cacando sotto.
Mancavano due minuti alla fine del lavaggio e la lavatrice stava facendo un rumore fortissimo, tutti gli oggetti nei dintorni tremavano a tipo morbo di Parkinson.
La prima cosa che ho pensato è stata “vabbuò sapevo che prima o poi il momento di schiattare sarebbe arrivato” ma poi ho immaginato le prime pagine dei giornali di Napoli che titolavano “Ragazzo napoletano che vive a Boston muore perché ha mandato la lavatrice in overload” e non solo, anche le facce della gente che chiedeva ai miei amici “oh ma quello che è muort cumm a nu strunz non era amico tuo?” e loro con la faccia piena di scuorno “no no ma si scem? chi o’ sap a chill”.
Quando avevo ormai realizzato il mio destino la lavatrice grazie a dio si ferma e mentre vado a prendere i panni scopro che quella affianco alla lavatrice, assolutamente identica, non era una lavatrice ma bensì l’agognata asciugamunnezza.
Ma dico io, che cazzo ci voleva a farle diverse.
Rendetevi conto che qui c’è gente che può rincretinirsi del tutto per queste cose.
Infatti quando mi rincoglionirò io sarà per una cacata tipo questa, mica per chissà quale raffinatezza.

Asciugamani per i discorsi.

Alle volte mi infilo nelle conversazioni come se fossi una talpa sfrattata che non sa dove andare a sbattere la testa.
Quando succede di solito la conversazione prende una piega strana, sopratutto quando la gente comincia a entrare sistematicamente in disaccordo con quello che dico.
Ebbene, mi infilo nel discorso sbagliato e scattano le immagini mentali: mi sembra di stare in una di quelle estati napoletane dove fa un caldo inimmaginabile e tutto è viscidamente azzeccoso.
Insomma mi sento come se vivessi questo:

Mi sveglio sul medio-tardi, le 11 per esempio. Il letto è una piscina di sudore, mi sento come se durante la notte mi avessero parcheggiato un treno merci addosso.
Mi alzo, metto un disco ma fa troppo caldo per ascoltare musica. Mentre ascolto i pezzi ho la sensazione che mi stiano versando dell’olio caldo addosso, ma non abbastanza caldo da ustionarti.
Colazione di merda e via per strada. Mi dimentico gli occhiali da sole e mi dirigo verso il mare.
Arrivo in spiaggia. Ho con me un libro ma non faccio nemmeno la mossa di prenderlo. Guardo il cellulare, il sole è fortissimo non riesco nemmeno a vedere che ore sono.
La spiaggia è tutta un frangiflutti, pieno di stronze cellulitiche che mi guardano e parlottano di chissà quale mistero di Fatima ma fortunatamente la cosa inizia e finisce lì.
È molto deprimente non vedo possibilità di uscirne.
Mi arrampico su una specie di scogliera piena di scritte del tipo “poppy & matty 3 metri stt il celo“. Guardo dall’altro lato, nulla all’orizzonte se non qualche magnamunnezza che fa la passeggiata romantica con la fidanzata sotto un sole demoniaco. Penso che ne devo magnare di munnezza prima di portare la mia ragazza a fare una passeggiata sperando che il deodorante regga fino ad ora di cena.
Decido di andare a bagnare i piedi a mare. L’acqua puzza di merda e conchiglie marce. Sento urlare dietro di me e mi giro per vedere che succede.
Le spiagge sono così, inverti l’ordine degli addendi e lo schifo non cambia: una disperazione a base di nonne, mamme, figli e mariti spaesati con i giovani che sono in attesa di emulare la nullità che li ha generati.
Vado da un acquafrescaio che vende roba da bere in una bacinella piena di ghiaccio e acqua, un libero imprenditore appena uscito dal programma Fininvest insomma.
Compro un succo di frutta all’albicocca. Sa di piscio di cane, non l’ho mai assaggiato ma non è difficile andarsene per un’idea.
Mi squilla il cellulare, mi chiama una tipa che mi racconta di cazzi inconcludenti e se deve flirtare o meno con qualcuno che forse potrei conoscere. Dice che mi sente “spento”. Rispondo a monosillabi.
Alla fine mi chiede se vogliamo vederci per un caffè, la immagino tutta sudata con i capelli sporchi che mi racconta i suoi problemi inutili da studentessa inconcludente (ma per vocazione) mentre beve caffè e cerca di scroccare sigarette ad un 50enne rattuso specificando che “di solito non fumo ma oggi sono stressata”. Le rispondo “la settimana prossima, contattami su msn”.
La prima cosa che faccio quando torno a casa è cancellarla da msn.
Torno a casa, quelli difronte stanno finendo uno di quei cazzi di pranzi estivi inutili, stanno al limoncello penso. Di sicuro si annoiano più di me ma non lo ammetteranno mai.
Accendo la tv, l’Inter ha comprato un nuovo giocatore argentino che si dice sia un gran talento. Non me ne frega un cazzo e cambio canale. Parlano di Berlusconi e di processi.
Mi addormento sul divano aspettando la sera.
Mi sveglia il cellulare che squilla con insistenza, è l’ennesimo disperato che mi avvisa di un “evento mondano”. Dico che non vengo. Insiste. Rispondo che non ho voglia. Mi da del ricchione e mi dice che verrà a prendermi alle 10. Mi tocca quello che mi tocca, cioè andarci, ma non me ne frega un cazzo, nemmeno di me stesso.
Faccio una doccia e scendo sotto casa, il coglione porta almeno 20 minuti di ritardo, l’aria calda mi sembra un macigno. Mi viene a prendere con una macchina coi fari scassati.
Mi ritrovo in una specie di concerto punk fatto in casa, mi ubriaco per rendere quella miseria morale quantomeno sopportabile. Mi metto a parlare con una tipa presentatami come una ninfomane. Non le do corda e lei insiste per avere una conversazione con me cercando di essere d’accordo con tutto quello che dico. Le faccio capire che sta sera voglio tenermelo nei pantaloni, dalla sua faccia capisco che qualche ora dopo andrà a raccontare al ragazzo di come è riuscita ad evadere dalla situazione in cui un tipo ha cercato di adescarla.
La birra è piscio caldo, ne bevo tanta e quando torno a casa mi fischiano le orecchie e non capisco un cazzo.
Prendo un asciugamano, mi asciugo il sudore ma non serve a nulla.
Forse sono stanco, ho la febbre oppure sto solo per morire.
Magari è così che e sentiva Syd Barrett prima di impazzire.
Vado a dormire.

Mi sveglio e scopro che sto avendo una conversazione dove era meglio se non mi infilavo.
La prossima volta che mi vedete, per favore non datemi a parlare.
Alle volte per me è come un incubo.

Amaffoc.

<<Per essere rispettato, un ragazzo come me deve essere cinque volte meglio di tutti i Leffe Persson o come diavolo si chiamavano. Deve allenarsi dieci volte più duramente. Altrimenti non ha nemmeno una chance. Da nessuna parte!>>

La solita pantomima.
La conosci, ci parli, magari ti piace pure, o magari non ti piace ma te la fai piacere a forza “se no dai eccheccazzo”.
La inviti ad uscire, lei accetta ma poi trova una scusa ed un giorno e mezzo prima ti appende, via sms.
Quando il telefono squilla e leggi il nome del mittente un po’ già immagini quello che c’è scritto, te lo senti.
“Lo fa apposta per farti schiattare” dicono.
“Sicuro? Ma chi cazz a sap’ a chest” penso.
“Insisti dai” incalzano.
“Se lo dici tu…” rispondo.
“Ti ha avvisato con anticipo, ti ha voluto lasciare il tempo di organizzarti e non buttare la serata”.
O magari ha trovato di meglio da fare, la zoccola.

Se vabbuò, basta. Diciamoci la verità, è sempre la solita storia e ci siamo rotti i coglioni.
Ogni volta è una guerra, sempre tabula rasa e vai col tango delle rompicoglioni.
Fai la battuta, sii simpatico, pensa prima di dire qualcosa, non parlare male di cose che potrebbero piacerle, mostrati superficiale ma profondo al momento giusto. Magari iscriviti pure in palestra. Insomma rovinati la vita.
Tanto non serve a niente, perché alla fine sono i difetti che le piacciono.
Una vita ad indagare se stessi e poi scopri che stanno con te perché le piacciono le cose più insignificanti ed inutili.
“Mi piace quando dici disgraziatissimo”.
Eh?
Per non parlare di quando ti trovano difetti che invece capiscono solo loro.
“La tua camminata non mi da sicurezza”
Eh già. Manco fossi uno sciancato, senza offesa.

Ma mi ci vedo a fare di nuovo le stesse cose? Non posso infilarti una lingua in bocca e basta?
Perché devo affrontare queste situazioni eticamente controverse? Alle volte mi sento come immerso in una piscina dove sulla superficie c’è una lastra di vetro.
Non riesco a sfondarla ma vedo il mio riflesso.
Ho le guance gonfie, sembro Dizzy Gillespie.
Potrei insistere e sfondare il vetro ma mi sono rotto i coglioni, mi lascio cadere sul fondo e penso di dire “ma vafammoc”.
Ma ho il difetto che certe volte mi imbroglio con le parole, succede relativamente spesso.
Non mi esce e dico “ma amaffoc”.

Se sei uno sfigato non è facile diventare un cazzone quando dai peso a certe cose.
Se no mi comprerei un motorino e basta.
È il modo in cui l’universo si pone con te, che pretende sempre quel qualcosa in più.
A volte mi chiedo se magari non è il contrario, cioè che l’universo pretende lo stesso da tutti ed a me c’è un qualcosa che manca.

Ogni giorno potrebbe essere un continuo, “da domani…” ma non funziona.
Non funziona nemmeno il “da oggi…”.
E allora vafammoc, perché “fatti, non pugnette”?
Da me pretendo i fatti ma voglio anche le pugnette.
Fatte da altri ovviamente, anche se mi sa che me le farei meglio da solo.
Il sabato sera vedo solo animali per strada.
Li disprezzo a tal punto che mi fanno quasi paura.
Zombie animaleschi che si aggirano per le strade.
Ai semafori del buon senso sgommano con il rosso, senza cintura.
Quella è gente che della patente a punti se ne ne fottono.
Ruberebbero persino i canielli di razza alle signore perbene.
Ma che cazzo l’avete fatta a fa sta ZTL…

Sento sulla schiena il fondale della piscina.
Lo sfioro con la nuca, è pieno di munnezza. Che pezzente il padrone di casa, non la pulisce neppure.
Sento il rumore dell’acqua. Non somiglia a quei campanelli che scetano i muorti.
Allora sono vivo ma che cazzo.
Ci penso bene sta volta.
Un po’ alla volta.
“Vafammoc”.
Mi escono le bollicine dalla bocca, la mia voce è ridicola.
Ma l’importante è il contenuto.

Se devo essere cinque volte migliore degli altri è bene che mi adoperi per esserlo settecentosettantasette.
Tanto nell’amore non ci ho mai creduto.
Visto che è tutto nello stile, se mi va male e finisco in malora me la portate una bottiglia di Jack Daniel’s ogni tanto?
Eddai, vi ripago con un vafammoc.