Porco toast.

Ma vafammoc.
Ho fatto cacare sotto l’intero palazzo.
Dopo la partita sono andato dal fetuso ed ho comprato tutto l’occorrente.
Prosciutto e formaggio, il pane lo avevo già.
Arrivo a casa e mi rendo conto che il prosciutto è non solo scaduto da un mese, ma puzza pure di cane morto in uno scarico portuale.
Torno dal fetuso ed il commesso oltre a farmi i complimenti per la vittoria dell’Italia (manco avessi giocato io) mi da un’altra confezione di prosciutto.
È scaduta anche quella, allora me ne da una “more expensive” senza farmela pagare (e c’ mancass pure).
Torno a casa tutto contento e noto che non ho il tostapane.
Cerco su internet e vedo che li posso fare pure in padella, perché no dai.
Ma vedi tu un poco la Madonna.
Sto mezz’ora per cercare di aprire le varie scatole, rischio anche di infilarmi il coltello nell’occhio.
Alla fine ci riesco, mi assicuro che il pane non sia ammuffito o abbia preso vita propria.
Perché a questo punto mi aspetto di tutto, compreso che domani pomeriggio torno a casa dopo le classi e mi ritrovo un’enorme fetta di pane che mi si rivolge gentilmente dicendo: “o nasò, ma arò cazz a tieni a robb a magnà? Vir che ca teniamo fame, cucin nu poc e becòn.”
Insomma alla fine faccio il toast e lo metto in padella.
Sembra venire bene, tanto che penso di farne pure un altro.
Mannaggia a me e chi cazzo m’ha ciecato.
Mentre aspetto che la plastica (cioè il formaggio) si sciolga, comincio a sentire un BIIIIIP fortissimo che all’inizio manco ci faccio caso, tanto che penso persino che il toast mi abbia avvelenato e quello è il suono dei campanielli che sentono i morti.
Quando poi ho realizzato il possibile guaio combinato stavo già per diventare sordo, in quanto il rumore era fortissimo.
Alla fine nella disperazione più totale sono stato colto dall’impulso di una forza paranormale che mi ha donato qualche secondo di lucidità: sono corso in bagno (cioè ho fatto mezzo metro) ed ho preso la mia attuale migliore amica, cioè la mazza per lavare a terra.
L’ho presa ed ho cominciato a tuculiare il rilevatore antifumo che dopo un po’, cioè a fine settembre perché avevo iniziato a bestemmiare tutto il calendario, si è magicamente spento.
Inutile dire che in tutta quella iacovella il toast mi si è pure bruciato.
Peccato, ora dovrò inventarmi qualcosa di diverso da mangiare durante il tardo pomeriggio.
Ma vafammoc. Ma vafammoc. Ma vafammoc.

Annunci

L’immangiabile munnezza infernale.

A Napoli come a Boston ho sempre lo stesso problema: all’incirca verso mezzanotte mi viene una fetente di fame ed in casa non c’è mai un cazzo da mangiare.
La differenza sostanziale è che a Napoli di solito mi fotto, mi metto nel letto e spero che addormentandomi passi. Qui invece dove non solo non devo dare conto a niente e nessuno di quello che faccio (cioè, più o meno… ma ne riparleremo in un post futuro che sarà a prova di google translate) ma i cazzo di supermarket sono aperti tutta la notte, in particolare ce ne stanno un paio vicino casa mia che sono molto comodi.
Sta sera, appena ho finito di studiare stavo per andare a letto ma poi, complice il caldo infernale e sopratutto la fame, ho dovuto desistere.
Allora, pieno di speranza mi sono diretto in cucina ed aperta la dispensa ho notato che l’unica cosa che avrei potuto mangiare sarebbero stati degli spaghetti.
Scartata non proprio subito l’idea di mangiarli crudi come se fossero grissini mi sono dovuto armare di iPod e portafoglio e dirigere dal fetuso, che poi non sarebbe il suo vero nome ma indovinate un po’ perché lo chiamo così.
Di solito la gente ci compra sigarette o beveroni energetici tipo la monster perché ha prezzi relativamente bassi, il che non significa che sia economico, anzi, è un mariuolo allucinante che a Napoli con quei prezzi sarebbe considerato un negozio per persone raffinate e perbene.
Mo’, visto che non mi sento a mio agio quando entro nei negozi di alimentari ho dovuto comprare la prima cosa che ho trovato dopo aver fatto il giro dell’intero posto, questo giusto per non dare l’impressione che ero assolutamente deciso a comprare una munnezza di 4,57$.
Dopo aver pagato torno a casa e immaginando chissà quale sapore sublime, guardo bene quello che avevo comprato: “Pop Tarts – Frosted chocolate fudge.”
Già il nome mi fa pensare un qualcosa vagamente simile al “chi cazzo me l’ha fatto fare?” ma poi rettifico e penso “le apparenze a volte ingannano, sopratutto qui in America dove le cose che sembrano buone sanno di cane muorto”.
Eh, e le cose che invece sembrano già fare schifo?
Comincio a leggere sulla scatola e noto che per mangiarli serve un microonde o un toast.
Io che ovviamente che non ho nulla del genere a casa (è un miracolo se ho un tavolo, eh) ho cominciato a maledire il creato come una volta si ed una volta pure mi succede da quando sto qua.
Alla fine della scatola tra le varie avvertenze leggo che lo si può mangiare anche così senza menarlo in qualche affare che riscalda.
Sento un crampo allo stomaco per la fame e mi decido a scartarlo.
Lo apro e lo guardo, penso “uh Maronna mia” e gli do un morso.
Mo’ statemi a sentire: comprate due chili di zucchero ed uno di cioccolato in polvere già dolcificato. Mischiate per bene dentro uno di quei bidoni che i drogati di Piazza del Gesù, quelli con i cani e le ragazze bruttarelle, usano per metterci le cose dentro.
Quello che ne viene fuori, qualunque cosa sia, rovesciatelo dentro una busta dell’umido vecchia almeno di tre giorni.
Potete metterlo in un toast o nel microonde ma non è necessario, se vi va è pronto da mangiare anche subito.