Non ci ho mai capito un cazzo, davvero.

L’altro giorno stavo leggendo un post a proposito di sta nuova cosa dello “Spotted”sull’ottimo blog di un mio amico.
Per quanto ne ho capito, non è che l’ennesimo modo inventato da qualche scemacchione (che pure lui non tiene molto di meglio da fare) per appiccicarsi e finire a sputarsi in faccia nonostante prima ci si voleva bene, ci si vedeva le partite insieme, ci si faceva chiavare le ex ragazze etc etc.
La curiosità è stata troppo forte allora ho riaperto facebook dopo un po’ che non ci andavo e mi sono messo a dare uno sguardo a queste pagine. La prima cosa è stato notare che anche la mia università qua in America ne ha una, ma vabbè, paese che vai cretini che trovi.
Ho aperto quello di giurisprudenza alla Federico II, dato uno sguardo a qualche post ed ho letto come facilmente potevo immaginare, cose allucinanti. Al solo pensare che quella è la gente che un giorno potrebbe difendermi in tribunale o addirittura mettersi ad indagare sulla mia vita ho avuto un brivido che mi ha percorso l’intera spina dorsale, è come se un treno pieno di ciccioni urlanti si fosse messo a fare le montagne russe sul mio nervo spinale. Dalla disperazione sono quasi corso in bagno a vomitare.

Quando stavo a Giurisprudenza ho vissuto tanti momenti orribili ed altri divertenti. Per esempio al primo anno venivamo ammassati tipo in cinquecento in un’unica classe chiamata “Aula Coviello,” cosa che mi sogno ancora la notte. Mi ci sono iscritto senza capire un cazzo di come funzionava l’università e senza avere la minima idea di cosa succedesse lì, ma soprattuto di cosa si stava studiando. Insomma ero proprio una bella testa di cazzo, visto che il 99% del tempo pensavo a suonare la chitarra ed a pensare a quando sarei diventato una grande rockstar in mezzo a bicchieri di spumante grandi quanto cape di criaturo, secchi pieni di cocaina e, ovviamente, donne che in un contesto del genere sarebbero più facili da considerare come vagine parlanti più che effettivi esseri umani. Nulla di questo è mai accaduto (finora) anche perché dopo ho preso una direzione più artistica che cercasse di inseguire l’effettivo significato filosofico della musica in quanto arte effimera che… bla bla bla, insomma mi ero messo a cercare donne che fossero tutte perfettine, artiste e chissà quale altra assurdità. Anni dopo ho capito che mi piacciono solo debosciate e con gravi problemi di alcolismo, le altre mi mettono ansia e non riesco mai ad interpretare quello che vogliono veramente dire… per esempio che cazzo significa “Sono andata in villa comunale ed ho percepito in un piccione uno sguardo pieno di malinconia, forse sono anche io come lui, si, inchiodata al suolo ma pronta a spiccare il volo solo quando mi sentirò minacciata, non riesco più a circondarmi di persone che mi danno sicurezza, ho bisogno che qualcuno mi spaventi per farmi volar via”??? Nel caso in cui ti sei scelto un’alcolizzata diventa tutto più semplice, non devi fare altro che andare da lei, darle un bacino sulla fronte e poi tirare fuori dallo zaino una bella bottiglia di gin, vedi come si calma e ti dice quanto ti ama. Ah, le donne.

Una volta a giurisprudenza mi sono divertito molto, uno dei miei amici conosciuti nell’aula coviello riuscì a dare il suo primo esame un anno esatto dopo essersi iscritto. Andammo tutti al bar della facoltà e lui prese due bottiglie di prosecco e cominciammo a berle a cannarone nonostante fossero tipo le 5 del pomeriggio (se ci fosse stata qualche ragazza a bere con noi penso che adesso starei scrivendo post su di lei e su quanto la amo). Tutti gli chiedevano se si fosse laureato ed invece lui rispondeva che era il primo esame, credo che lo facesse solo per sentirsi dire “uà e se ti laurei che cazz fai?” e tutti rispondevamo con cose tipo “eh eh!” “eeeeeh!” “seeeeeeeh!” questo solo per nascondere il terrore/certezza dentro di noi, cioè che nessuno si sarebbe laureato molto probabilmente. Oh yeah.

Il problema è che c’è tanto moralismo, siamo figli di una società piena di distrazioni dove non si capisce più un cazzo e quella che dovrebbe essere la guida principale del nostro vivere civile (la legge) è affidata alle mani di vecchi rincoglioniti e dei lori figli/nipoti imbecilli. Gli altri, quelli che passano le notti sui libri pensando di trovare un lavoro e poi poter finalmente pensare ad altro… sappiate che sono con voi, avete tutto il mio appoggio. Ma no, è inutile sperare che qualcuno abbia dato fuoco alla facoltà di giurisprudenza, se proprio lo desiderate, dovete farlo voi. Tanto quelli che dovrebbero incriminarvi sono gli stessi che si mettono a mandare i messaggi anonimi su Spotted. Non riescono nemmeno ad articolare sei o sette parole in italiano corretto in fila, mi chiedo come cazzo faranno un giorno a vincere i concorsi. Eppure li vincono.
Sentite a me, dopo aver appicciato la facoltà lasciate un biglietto con su scritto “Strapazzami di coccole” e penseranno sia stato Topo Gigio, o al limite Costantino di Maria de Filippi, senza nemmeno sapere loro come e perché.

“Ua siconn me è stat chill e canale 5! È tropp frisk!”

E quando mai v’acchiappano.

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Čajkovskij e gli ultras di giurisprudenza.

Inizio primavera 2011. Siamo nel periodo in cui avevo deciso di mollare giurisprudenza, anche se a tutti dicevo “no sai, mi sono preso sei mesi di stop” in realtà pensavo “col cazzo che ci rimetto piede in quel posto di merda”.
Lo facevo non per la vergogna di dire che avevo abbandonato quel “supermercato di vetro in cui prendono vita i corrotti del domani” ma semplicemente per evitare di ascoltare la solita arringa di quelli che io chiamo gli ultras di giurisprudenza.
Brutta gente e la città ne è piena.
Ed io, come amo spesso dire a persone a cui tengo molto, ho visto cose che manco potete immaginare. E lo dico perché è mio diritto, mi arrogo di questa possibilità perché è sacrosanto criticare ciò che ritengo indegno.

Premetto, non è mia intenzione mancare di rispetto o criticare chi ha fatto questa scelta e ne è felice, ognuno deve fare il cazzo che gli pare nella vita, amici miei vi auguro di trarre da quello che fate la massima soddisfazione ed il massimo prestigio. Per par condicio dico anche: nemici miei vi auguro di finire in malora!

Giurisprudenza. Tremila iscritti ogni anno, quanto un ridente paese di campagna. L’ipocrisia di quelle aule ripiene di assurdità. Ricordo quegli occhi, gli occhi raccontano un sacco di storie sapete. Ci sono quelli infarciti di terrore, che cercano in un numero pronunciato da un vecchio l’ennesima ancora di salvezza per la propria autostima. Ci sono quelli ripieni di speranza, forti delle tante notti insonni. Ci sono quelli che quando li guardi reggono il tuo sguardo perché in loro c’è quell’effimera consapevolezza che tutto gli è dovuto. Leggasi: papà ha fatto la telefonata.
Ricordo tutto, il volto sadico di quegli schifosi matusalemme. Forti del loro sapere estrinsecano la rabbia per la loro vita che sta inesorabilmente finendo verso quelli che invece ce l’hanno tutta davanti.
Infine non dimenticherò mai quell’odore di figli di papà, un misto di sigaretta spenta e profumo d&g, dopobarba e caffè rovesciato, ascelle non lavate e deodorante al borotalco.
E poi ci sono loro, gli ultras di giurisprudenza: non hanno un età o un ceto particolare, quel verme maligno potrebbero utilizzarlo come testimonial per uno spot contro il razzismo. Lo scovi nel barista che ti fa il caffè, nell’amico di tuo padre che è a cena a casa tua, nel conoscente che fa la strada con te mentre ti esterna la sua saggezza da colui che d’inverno va a ballare a “La mela”.
L’ultras di giurisprudenza è quello che fa e dice sempre la cosa giusta, perché nella sua testa ha i fatti che lo dimostrano. Ho visto cose allucinanti in cinque anni, ho visto gente autodistruggersi, certi di un futuro economicamente roseo che gli avrebbe permesso di prendersi le proprie rivincite (verso di chi poi? Scommetto il laureando in scienze della comunicazione che si è fatto la tua ragazza). Ho visto manichini umani farsi strada tra raccomandazioni e bustarelle fregiandosi della propria superiorità. Ho visto gente congenitamente incapace di parlare in lingua italiana festeggiare per un 18 e vendere i libri a sconosciuti ad esame appena convalidato.
L’ultras di giurisprudenza è quello che ti entra nella testa, anzi no, è già nella tua testa e sa meglio di te non cosa è giusto per te, ma cosa tu in realtà, vuoi.
L’ultras di giurisprudenza è lo scrittore, il filosofo, il letterato, l’artista, il calciatore, quello che stoicamente mette da parte la sua vera ma inesistente vocazione per l’infinito bene superiore: “e sord'” (si, dicono proprio così).

Uno dei momenti più bassi della mia carriera universitaria fu quando andai ad un convegno di diritto internazionale a Roma. “Se devo farlo è giusto che diventi un insider, è giusto che viva l’ambiente” pensai, arrivato là li odiai subito, mi fecero schifo, non credo di aver mai desiderato tanto accedermi una sigaretta come in quel momento. Ad un certo punto corsi in bagno, mi misi le cuffie e ascoltai un brano di Bill Evans. Mi dissi che potevo farcela. Quando uscii dal quel cesso tanto profumato quando squallidamente sterilizzato li vidi avventarsi sul buffet di dolci come dei porci, bere litri di succo di ananas, parlare di Berlusconi mentre sputavano pezzi di pastafrolla. Li odiai a morte, salutai la tizia di Milano che avevo conosciuto (un cesso, se fosse stata carina forse sarei rimasto) e scappai via con tutta la disperazione che avevo in corpo. Ricordo che vagai sotto la pioggia per le strade del centro di Roma per ore, con sciarpa e doppiopetto mi sentivo come una ragazzina che scappa dal convento in cui è reclusa ancora col rosario in mano. Poi approdai in una Feltrinelli, ordinai al bar un Jack Daniel’s e lessi una biografia di Čajkovskij.

Leggevo e sfogliavo le pagine con rispetto, come quando il destino ti concede il supremo onore di spogliare la donna di cui sei innamorato. L’estasi del momento in quanto tale diventa secondaria solo alla consapevolezza che quello che sta lentamente ed inesorabilmente diventando un ricordo accresce e cambia la connessione con quello che ami.
In metropolitana ripassavo le note del concerto per violino ed orchestra, all’altezza delle battute in cui il violino suona le sestine accompagnato dai legni pensai che se la dea della musica esiste allora sa anche giocare a calcio, un assist del genere che ti salva da quello che odi è roba da fuoriclasse.

Per concludere qualche sera fa un tassista mi chiede cosa faccio nella vita, gli rispondo “il musicista”. Ricordai di quando il mio migliore amico scrisse di quanto lo facesse sentire fiero il fatto di essere e dire che era un letterato. Lo invidiai da morire.

Ma mentre pronunciavo quelle parole al tassista non sentii nessuna fierezza, era tutto così fottutamente naturale.