Amaffoc.

<<Per essere rispettato, un ragazzo come me deve essere cinque volte meglio di tutti i Leffe Persson o come diavolo si chiamavano. Deve allenarsi dieci volte più duramente. Altrimenti non ha nemmeno una chance. Da nessuna parte!>>

La solita pantomima.
La conosci, ci parli, magari ti piace pure, o magari non ti piace ma te la fai piacere a forza “se no dai eccheccazzo”.
La inviti ad uscire, lei accetta ma poi trova una scusa ed un giorno e mezzo prima ti appende, via sms.
Quando il telefono squilla e leggi il nome del mittente un po’ già immagini quello che c’è scritto, te lo senti.
“Lo fa apposta per farti schiattare” dicono.
“Sicuro? Ma chi cazz a sap’ a chest” penso.
“Insisti dai” incalzano.
“Se lo dici tu…” rispondo.
“Ti ha avvisato con anticipo, ti ha voluto lasciare il tempo di organizzarti e non buttare la serata”.
O magari ha trovato di meglio da fare, la zoccola.

Se vabbuò, basta. Diciamoci la verità, è sempre la solita storia e ci siamo rotti i coglioni.
Ogni volta è una guerra, sempre tabula rasa e vai col tango delle rompicoglioni.
Fai la battuta, sii simpatico, pensa prima di dire qualcosa, non parlare male di cose che potrebbero piacerle, mostrati superficiale ma profondo al momento giusto. Magari iscriviti pure in palestra. Insomma rovinati la vita.
Tanto non serve a niente, perché alla fine sono i difetti che le piacciono.
Una vita ad indagare se stessi e poi scopri che stanno con te perché le piacciono le cose più insignificanti ed inutili.
“Mi piace quando dici disgraziatissimo”.
Eh?
Per non parlare di quando ti trovano difetti che invece capiscono solo loro.
“La tua camminata non mi da sicurezza”
Eh già. Manco fossi uno sciancato, senza offesa.

Ma mi ci vedo a fare di nuovo le stesse cose? Non posso infilarti una lingua in bocca e basta?
Perché devo affrontare queste situazioni eticamente controverse? Alle volte mi sento come immerso in una piscina dove sulla superficie c’è una lastra di vetro.
Non riesco a sfondarla ma vedo il mio riflesso.
Ho le guance gonfie, sembro Dizzy Gillespie.
Potrei insistere e sfondare il vetro ma mi sono rotto i coglioni, mi lascio cadere sul fondo e penso di dire “ma vafammoc”.
Ma ho il difetto che certe volte mi imbroglio con le parole, succede relativamente spesso.
Non mi esce e dico “ma amaffoc”.

Se sei uno sfigato non è facile diventare un cazzone quando dai peso a certe cose.
Se no mi comprerei un motorino e basta.
È il modo in cui l’universo si pone con te, che pretende sempre quel qualcosa in più.
A volte mi chiedo se magari non è il contrario, cioè che l’universo pretende lo stesso da tutti ed a me c’è un qualcosa che manca.

Ogni giorno potrebbe essere un continuo, “da domani…” ma non funziona.
Non funziona nemmeno il “da oggi…”.
E allora vafammoc, perché “fatti, non pugnette”?
Da me pretendo i fatti ma voglio anche le pugnette.
Fatte da altri ovviamente, anche se mi sa che me le farei meglio da solo.
Il sabato sera vedo solo animali per strada.
Li disprezzo a tal punto che mi fanno quasi paura.
Zombie animaleschi che si aggirano per le strade.
Ai semafori del buon senso sgommano con il rosso, senza cintura.
Quella è gente che della patente a punti se ne ne fottono.
Ruberebbero persino i canielli di razza alle signore perbene.
Ma che cazzo l’avete fatta a fa sta ZTL…

Sento sulla schiena il fondale della piscina.
Lo sfioro con la nuca, è pieno di munnezza. Che pezzente il padrone di casa, non la pulisce neppure.
Sento il rumore dell’acqua. Non somiglia a quei campanelli che scetano i muorti.
Allora sono vivo ma che cazzo.
Ci penso bene sta volta.
Un po’ alla volta.
“Vafammoc”.
Mi escono le bollicine dalla bocca, la mia voce è ridicola.
Ma l’importante è il contenuto.

Se devo essere cinque volte migliore degli altri è bene che mi adoperi per esserlo settecentosettantasette.
Tanto nell’amore non ci ho mai creduto.
Visto che è tutto nello stile, se mi va male e finisco in malora me la portate una bottiglia di Jack Daniel’s ogni tanto?
Eddai, vi ripago con un vafammoc.

Andiamoci a prendere un Jack & Red Bull dai, poi vattene pure affanculo.

Una volta lessi una frase di Nietzsche che affermava che i gusti sono solo una sorta di autodifesa da ciò che potrebbe non piacerci o giù di lì.
È stata una delle poche frasi scritte da altri che mi ha aperto gli occhi, perché scoprii che rispecchiava il mio pensiero, soprattutto in ambito di gusti musicali.
Sono una persona che ha sempre cercato di lottare contro i pregiudizi, però devo ammettere che io stesso sono vittima di molti di questi. Ma non importa, ho capito che talvolta fa bene non voler sopportare certe cose.
Andando nella direzione opposta devo dire che mi piace avere delle ossessioni. Se mi piace una cosa non voglio che mi piaccia poco, mi deve piacere molto, moltissimo, ci devo entrare dentro e voglio che questa caratterizzi il mio essere.

Alla luce di questo dentro di me ho sempre pensato che il whiskey infondo non mi sia mai piaciuto. Tutta quella passione per il Jack Daniel’s è reale? Cioè mi piace davvero tanto da giustificare il numero assolutamente allucinante di litri bevuti, tutti i gadget acquistati, i calendari appesi ogni anno in camera, la ricerca continua della bottiglia magica che una volta bevuta mi avrebbe donato il sacro potere del rock’n’roll?
L’impressione che ho sempre avuto è che fossi così stronzo da creare tutta questa pantomima solo per avere una scusa in più con me stesso per bere.

Sabato sera comunque ho commesso un errore di inesperienza anche se questo non è il termine giusto perché sono anni che mi ubriaco ed ormai un po’ ho capito come funziona.
Nonostante fosse già qualche giorno che mi sono reso conto che non tanto i comportamenti che adotto, ma i pensieri da cui questi scaturiscono, tendono talvolta ad essere offensivi nei confronti della mia intelligenza, ho ingenuamente pensato che il modo migliore per affrontare la serata fosse proprio quello di bere come un disgraziato.

Prima di scendere ho cenato a casa di un mio caro amico che mi ha poi dato la possibilità di intrattenermi con una mezza bottiglia di scotch. Me la sono goduta lentamente nemmeno fosse una bella donna. Sarà stata poi l’ansia dell’alcolista in carriera ma quando ho finito di corteggiare lo scotch stavo ancora bene, allora ho chiesto se a farmi compagnia potesse essere un po’ di vodka.
Insomma quando ho assaggiato quel liquore schifoso ho capito che posso stare tranquillo, perché tutta la menata sulla storia del whiskey è solo una mia sega mentale, il Jack non me lo sono fatto piacere, è destino che dovesse piacermi.
Non ci sta niente da fare, tutto il rispetto per i russi ma avrei preferito staccare il tappo ad una macchina e scendermi in corpo tutta la benzina più che bere quella roba.
Alla fine al locale ho preso un Jack & Red Bull, drink di mia invenzione (che fantasia, eh…) che bevo sempre.
Mo’ non so se è stato quello a fare da catalizzatore o cosa, fatto sta che ad un certo punto non capivo più un cazzo: ho completamente perso il filo dei miei pensieri ed a tratti rischiavo quasi di affogarmici.
Improvvisamente mi sono ritrovato da solo fuori al locale. Ho messo l’iPod in riproduzione casuale ed è uscita fuori una canzone che non ascoltavo dal marzo 2009.
A parte la coincidenza (quella sera suonava la persona che me l’ha fatta scoprire quella canzone) mentre ascoltavo i Novembre mi son ritrovato per qualche a minuto dialogare con il mio subconscio, e questo è un po’ quello che ci siamo detti:

– We.
– Lì c’è una specie di panchina. Vatti a sedere, questo non è il genere di canzoni che ascolti camminando per strada come un idiota o che ti fanno sognare a tempi che verranno.
– Come?
– Fai che scherza oggi, scherza domani, sei diventato coglione veramente? Muoviti che fa pure freddo.
– Guarda che mi sono promesso smettere di starti a sentire.
– Devi smettere di fare tante cose, anzi sai che ti dico perché non fai un fioretto come fanno i falliti?
– Fottiti.
– Fottiti tu, anche perché nel frattempo ti sei seduto, ho vinto io.
– Se non ti stai zitto non posso ascoltare la canzone.
– Ah vuoi davvero ascoltarla? Così magari è la buona volta che ti metti a piangere a tipo ragazza scartata alle selezioni di Maria de Filippi.
– Non trattarmi male.
– Ma cosa fai? Sei seduto e ti rannicchi su te stesso? Che c’è ti senti schiacciato dal peso degli eventi? Mettiti pure in posizione fetale già che ti trovi. Vorresti fare pena a qualche passante?
– Piantala. Dovremo essere una squadra io e te.
– Squadra sto cazzo, sto sempre a suggerirti cosa fare, anche quando sei sobrio (credi davvero che tutte quelle idee che ti vengono siano farina del tuo sacco?) e poi alla fine non lo fai mai.
– Cosa vuoi insinuare, che non ragiono con la testa ma con altre cose, tipo il pene?
– Eh, vabbuò. Stai sempre a fare la parte del maschio che non vuole avere l’ossessione del sesso che magari ragionassi con quello, scoperesti di più ed io e te quasi non ci conosceremo.
– Ma vedi tu un poco la Madonna.
– No stronzo, non la vedo perché a quelle cose non ci crediamo.
– Ma che vuoi?
– Voglio dirti che la devi smettere.
– Di bere?
– No, di chiedere consigli alle persone sapendo che poi vuoi fare di testa tua. La devi smettere di autoesaltarti e poi pensare che non sei all’altezza di fare quello che senti.
– Ti prenderei a capate.
– A capate devi prenderci qualcun altro, e lo sai benissimo.
– Lo so, ma non so come.
– Capirai, ormai si sta facendo tardi. Mo’ devi accettare passivamente tutte le conseguenze, hai fatto anche guai peggiori, ti ricordi quella volta?
– Non ci provare. Zitto, non dirlo.
– Hai un’immagine di te ben chiara nella testa e fai di tutto per comportarti come si comporterebbe lei, no, non ti prendo per il culo, questo è da ammirare. Ma devi accettare anche il fatto che alcuni possano non comprenderla e fraintenderti.
– Odio quando succede, non è giusto.
– Succede e basta, hai imparato ad accettare persino cose peggiori, dai figurati se non riesci ad accettare il fatto che la gente non ti comprenda per quello che sei.
– Domani ci parlo.
– Perché non ora? Il treno non è ancora passato, cosa farebbe Leonard Bernstein?
– Che diavolo ne so.
– Allora mettiamola così visto che ti piace tanto il personaggio, cosa farebbe Hank Moody? Io un’idea ce l’ho. Cosa aspetti? Tanto peggio di così… Non tanto per gli altri, fottitene, ma per te. Basta accettare le cose passivamente e poi martellarsi l’anima come se fosse colpa nostra perché sta volta davvero non lo è.
– Tu dici?
– Ancora a questo stiamo? Allora ti mancano proprio le basi.
– È che non so più cosa pensare.
– Ahahahah, magari fosse davvero così!
– Mi squilla il cellulare.
– Non rispondere, chi credi che sia, Scarlett Johansson? Non farmi ridere.
– Devo rispondere.
– Non farlo, appena finisce la canzone vai a fare quello che è giusto.

“Pronto? Ah la serata è finita? Io sto vicino al locale, sto ascoltando una canzone. È quasi finita, arrivo e ce ne andiamo”

– Sei un coglione.
– Non posso sottrarmi, sono venuti solo per me.
– Bravo, fai come sempre, rimanda l’azione e goditi l’apatia. Magari fai come quest’autunno che smetti di lavarti, curarti nell’aspetto (semmai l’avessi fatto) e ti chiudi in casa a studiare musica.
– È per il mio futuro, e sti cazzi dell’aspetto tanto sono un cesso se ho successo è solo merito tuo.
– La canzone è quasi finita, tira dritto, vai.
– Domani ci parlo, promesso.
– Domani è meglio studiare armonia, ti ricordo dove vuoi andare.
– Domani. Te lo prometto.
– Sei un pappagallo senza palle.
– Non è vero e lo sai anche tu.
– Si lo so ma volevo provare a spronarti. Comunque ci sto ripensando. Dopotutto il tempo è galantuomo.
– Scherzi? Allora ho vinto.
– Col cazzo, mi fai solo troppa pena, ci rivediamo al prossimo Whiskey & Red Bull.
– Ti odio.
– Io invece ti amo.
– Ad maiora semper. Gli facciamo il mazzo tanto. Rock’n’Roll.
– Sei ridicolo, hai appena toccato il fondo e ti metti a dire certe cose?
– Che devo fa? Sono ubriaco.
– Dicono tutti così, ma non odiavi quello che fanno tutti? Secondo me sei solo un coglione.
– Pensa se fosse uscita “A Change of Season”, chi ti avrebbe sopportato per 22 minuti e passa di canzone?
– Ma magari, quello è un dio di pezzo. Questa invece è solo una canzone a cui sei affezionato perché ti piace avere le ossessioni.
– Sono nervoso e non ragiono bene.
– No, ti sei solo rotto il cazzo, questa roba non ti serve più a niente.
– È finita, tanto vale non farsi più scrupoli, le scorte di carne umana non sono mica esaurite.
– È l’inverno che per noi è finito. Il fatto che continui è solo una formalità.

La prossima volta, prima di prendere l’ennesima consumazione pensateci bene.
Risparmiate e compratevi un disco, a differenza delle sbronze vi rimarrà per sempre.
O magari no.
Ma vafammoc.