La fiera dei munnezzari.

Certe cose non le comprenderò mai.
Ad esempio, come mai l’emergenza rifiuti continua a perseguitarmi?
Quando vivevo a Napoli dovevo fare i conti con quella che c’era per strada ora non riesco a capire perché devo avere a che fare con quella che c’è nel cervello delle persone con cui ho a che fare.
Quando sono venuto qua sapevo che avrei dovuto fronteggiare dei problemi e soprattuto sapevo che avrei dovuto soffrire un po’. Nonostante ciò alcune situazioni hanno fatto fatto sì che prendessi in maniera sbagliata l’avverarsi di certi problemi, facenti comunque parte dell’avventura che ho intrapreso ormai un anno fa. Certe esperienze comunque fanno parte della vita, in ogni caso è inutile stare a lamentarsi visto che fin qui mi è andato tutto bene.
Cazzate. Come non detto. Se le cose non vanno bene me ne lamento, dopotutto che cazzo me ne fotte. Non ho mica aperto un blog che si chiama Vafammoc per scrivere di quanto sono felice e di quanto la mia vita sia meravigliosa. È la felicità una cosa silenziosa, il resto è solo munnezza e cetrioli che galleggiano per aria.
Ma mannaggia alla notte in cui tutte le vacche sono nere.

Cominciamo con lo stabilire un paio di cose:
1) La gente in capa tiene i peggio guai: Passano giorni a spendere soldi a destra e manca in cazzate, ad offrire cene a donne che in cambio non doneranno mai la propria vagina ed a farsi weekend inutili in posti dove i genitori portano a svernare i figli viziatelli tra pupazzi ed alcolisti non tanto anonimi travestiti da Pippo e Paperino.
Passano settimane a dirti che stanno nei guai e necessitano del tuo aiuto. Quando poi viene il momento in cui ci si sistema e si aiuta a vicenda si tirano indietro a contratto firmato perché trovano qualcosa di più conveniente. La cosa bella è che i soldi prima li bevono e li pisciano e poi dopo si mettono a dire che gli servono per inseguire i sogni.
“Inseguire i sogni”, statti accorto, vir’ e nun t’ sperdere tra i boschi. Fai che incontri qualche maniaco che ti fa passare quell’istinto di infilare affari in esseri viventi che tu chiami “amore per le donne”? Magari per sempre?
2) A manco vent’anni già fanno i guappi di cartone: Tengono tipo diciotto anni e già si credono dei gesucrìsti full power. Ti fanno rimpiangere quei mocciosi del liceo sotto casa tua che ancora si mettono i pantaloni con la scritta “RICH” sul culo perché credono che le così ragazze gli fanno i bucchini. Girano vestiti talmente patinati che ti metti persino scuorno di far vedere che hai qualcosa a che fare con loro. E per mettersi scuorno in america vuol dire che il fatto è proprio serio. Non solo questo, se la tirano in ogni modo possibile: suona un clacson e ti dicono che è un La bemolle perché hanno l’orecchio assoluto (che poi tra l’altro era pure un Fa#) e ti dicono che la loro lingua, l’ucraino, è la più melodica del mondo. Mettono due accordi al pianoforte, fanno la faccia espressiva e si pensano di essere dei geni. Ti sparano in faccia discorsi triti e ritriti sulla musica come linguaggio autonomo dal significato variamente interpretabile.
Ti guardano con aria di sufficienza senza considerare che probabilmente metà della loro famiglia faceva le pulizie a casa di tua zia. Insistono tanto per trovare casa con te.
Bene, considerata l’eventualità… indovina chi farà le pulizie mio caro Mr. Melodia?
3) Prendono decisioni senza considerare i fatti: Lasciamo perdere il fatto che formalmente il mio destino pende dalle tue labbra, che la tua decisione comporterà cosa ne sarà di me. Un anno fa stavo rannicchiato sul letto in posizione fetale aspettando con flebile speranza che la gente scegliesse me come coinquilino. Ora, dopo che il destino mi ha preso per il culo per altre quattro settimane ho deciso di mandare tutti affanculo: A) Come cazzo vuoi decidere se dovrò essere il tuo roommate se mi hai visto mezza volta e non sai nulla di me? Pensa se dovessi scegliermi e fossi un killer di asiatici con gli occhiali? Saresti fottuto. B) Perché sono io a doverti chiedere “Perché non mi fai qualche domanda?” non ci arrivi da solo? Ma che cazzo tieni nel cervello? C) Perché l’unica domanda che mi fai è “quanto tempo staresti in questa casa”? Ma sei cretino? Se il contratto è di un anno con tanto di pagamenti anticipati, quanto cazzo ci devo stare? Una settimana? O magari due giorni? Così magari giusto per traslocare e poi andarmene di nuovo. Ah, come non sapevi che ho l’hobby del trasloco? Cazzi tuoi, mica me l’avevi chiesto.
4) Perché cazzo nessuno risponde alle email: Che cazzo ci vuole a rispondere ad una email? Un tempo c’era la scusa che non le si sapeva controllare ma adesso tutti sti sfaccimma di smartphone che li tenete a fare? Giocare a tagliare la frutta? Perché magari non ve la magnate così vi arriva pure lo zucchero al cervello? Dio mio con le tecnologie di mo’ non dovete nemmeno mettervi a scrivere, parlate ed il cazzo di cellulare con la voce robotica si mette a scrivere. Che cazzo vi siete comprati a fare il cazzo di super nuovo iPhone con il riconoscimento vocale? Per chiedergli se fa i bucchini?? Ma poi dico io, come cazzo volete che vi risponda? È un telefono. Se avessero inventato i telefoni che fanno i bucchini probabilmente adesso nessuno più uscirebbe di casa ed il mondo sarebbe un posto vuoto (e per questo magari migliore).

La cosa bella è che ho avuto momenti talmente tristi e bui che mi sono pure messo ad accattarmi le bottiglie di vino. Poi mentre lavavo i piatti ho avuto l’illuminazione.
Ma dopotutto, a me, che cazzo me ne fotte?

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Non ci ho mai capito un cazzo, davvero.

L’altro giorno stavo leggendo un post a proposito di sta nuova cosa dello “Spotted”sull’ottimo blog di un mio amico.
Per quanto ne ho capito, non è che l’ennesimo modo inventato da qualche scemacchione (che pure lui non tiene molto di meglio da fare) per appiccicarsi e finire a sputarsi in faccia nonostante prima ci si voleva bene, ci si vedeva le partite insieme, ci si faceva chiavare le ex ragazze etc etc.
La curiosità è stata troppo forte allora ho riaperto facebook dopo un po’ che non ci andavo e mi sono messo a dare uno sguardo a queste pagine. La prima cosa è stato notare che anche la mia università qua in America ne ha una, ma vabbè, paese che vai cretini che trovi.
Ho aperto quello di giurisprudenza alla Federico II, dato uno sguardo a qualche post ed ho letto come facilmente potevo immaginare, cose allucinanti. Al solo pensare che quella è la gente che un giorno potrebbe difendermi in tribunale o addirittura mettersi ad indagare sulla mia vita ho avuto un brivido che mi ha percorso l’intera spina dorsale, è come se un treno pieno di ciccioni urlanti si fosse messo a fare le montagne russe sul mio nervo spinale. Dalla disperazione sono quasi corso in bagno a vomitare.

Quando stavo a Giurisprudenza ho vissuto tanti momenti orribili ed altri divertenti. Per esempio al primo anno venivamo ammassati tipo in cinquecento in un’unica classe chiamata “Aula Coviello,” cosa che mi sogno ancora la notte. Mi ci sono iscritto senza capire un cazzo di come funzionava l’università e senza avere la minima idea di cosa succedesse lì, ma soprattuto di cosa si stava studiando. Insomma ero proprio una bella testa di cazzo, visto che il 99% del tempo pensavo a suonare la chitarra ed a pensare a quando sarei diventato una grande rockstar in mezzo a bicchieri di spumante grandi quanto cape di criaturo, secchi pieni di cocaina e, ovviamente, donne che in un contesto del genere sarebbero più facili da considerare come vagine parlanti più che effettivi esseri umani. Nulla di questo è mai accaduto (finora) anche perché dopo ho preso una direzione più artistica che cercasse di inseguire l’effettivo significato filosofico della musica in quanto arte effimera che… bla bla bla, insomma mi ero messo a cercare donne che fossero tutte perfettine, artiste e chissà quale altra assurdità. Anni dopo ho capito che mi piacciono solo debosciate e con gravi problemi di alcolismo, le altre mi mettono ansia e non riesco mai ad interpretare quello che vogliono veramente dire… per esempio che cazzo significa “Sono andata in villa comunale ed ho percepito in un piccione uno sguardo pieno di malinconia, forse sono anche io come lui, si, inchiodata al suolo ma pronta a spiccare il volo solo quando mi sentirò minacciata, non riesco più a circondarmi di persone che mi danno sicurezza, ho bisogno che qualcuno mi spaventi per farmi volar via”??? Nel caso in cui ti sei scelto un’alcolizzata diventa tutto più semplice, non devi fare altro che andare da lei, darle un bacino sulla fronte e poi tirare fuori dallo zaino una bella bottiglia di gin, vedi come si calma e ti dice quanto ti ama. Ah, le donne.

Una volta a giurisprudenza mi sono divertito molto, uno dei miei amici conosciuti nell’aula coviello riuscì a dare il suo primo esame un anno esatto dopo essersi iscritto. Andammo tutti al bar della facoltà e lui prese due bottiglie di prosecco e cominciammo a berle a cannarone nonostante fossero tipo le 5 del pomeriggio (se ci fosse stata qualche ragazza a bere con noi penso che adesso starei scrivendo post su di lei e su quanto la amo). Tutti gli chiedevano se si fosse laureato ed invece lui rispondeva che era il primo esame, credo che lo facesse solo per sentirsi dire “uà e se ti laurei che cazz fai?” e tutti rispondevamo con cose tipo “eh eh!” “eeeeeh!” “seeeeeeeh!” questo solo per nascondere il terrore/certezza dentro di noi, cioè che nessuno si sarebbe laureato molto probabilmente. Oh yeah.

Il problema è che c’è tanto moralismo, siamo figli di una società piena di distrazioni dove non si capisce più un cazzo e quella che dovrebbe essere la guida principale del nostro vivere civile (la legge) è affidata alle mani di vecchi rincoglioniti e dei lori figli/nipoti imbecilli. Gli altri, quelli che passano le notti sui libri pensando di trovare un lavoro e poi poter finalmente pensare ad altro… sappiate che sono con voi, avete tutto il mio appoggio. Ma no, è inutile sperare che qualcuno abbia dato fuoco alla facoltà di giurisprudenza, se proprio lo desiderate, dovete farlo voi. Tanto quelli che dovrebbero incriminarvi sono gli stessi che si mettono a mandare i messaggi anonimi su Spotted. Non riescono nemmeno ad articolare sei o sette parole in italiano corretto in fila, mi chiedo come cazzo faranno un giorno a vincere i concorsi. Eppure li vincono.
Sentite a me, dopo aver appicciato la facoltà lasciate un biglietto con su scritto “Strapazzami di coccole” e penseranno sia stato Topo Gigio, o al limite Costantino di Maria de Filippi, senza nemmeno sapere loro come e perché.

“Ua siconn me è stat chill e canale 5! È tropp frisk!”

E quando mai v’acchiappano.

Le tristi avventure Mr. Zompafuossi.

Mr. Zompafuossi è il vero io nella realtà che non vuole mostrare se stessa. Mr. Zompafuossi è il tizio che parla di cose non vere non perché vuole tenerti celata la verità, ma perché ti dice una balla in un modo da farti capire che è una balla, lo fa perché vuole instillarti il dubbio e non risolverlo, gode nel dirti una menzogna facendoti capire che è una menzogna, lo fa perché trova piacere nel far pensare agli altri che non sono degni della verità. Mr. Zompafuossi è quello che quando chiedi spiegazioni su qualcosa le da a tutti ed a te dice “non è successo niente”. Mr. Zompafuossi è il mezzo preferito per sentirsi superiori nelle relazioni, è una pura e volgare iniezione di insicurezza.
Mr. Zompafuossi è l’uomo che vuole ferire come fanno gli animali ma con la certezza di essere ancora uomo. Mr.Zompafuossi è quello che quando dici qualcosa alza il sopracciglio per comunicarti che hai detto una cazzata, ma non ti spiega il motivo, perché lui non lo sa, non saprebbe nemmeno come spiegarlo a parole, ha solo trovato il modo subdolo di fartelo capire. Mr. Zompafuossi è quello che ha il talento che non gli appartiene, trova i modi più subdoli per mostrarlo e continua a farlo perché è convinto di installare insicurezza negli altri. Cerca il tuo aiuto, vuole essere salvato da te e poi improvvisamente ti fa capire che ha risolto tutto da solo, che non ha mai nemmeno avuto bisogno di te, l’ha fatto solo per darti una dimostrazione della sua superiorità e della tua inutilità.
Mr. Zompafuossi vive nei racconti sessuali, vive nelle macchine parcheggiate a via Petrarca, nelle ragazze sverginate, nei rapporti a tre, a quattro, a dieci, a venti. Mr. Zompafuossi è la brava ragazza che un giorno ti guarda all’improvviso facendoti capire che in realtà non lo è. È il punto più basso dell’umano istruito, è il padrone che gioca a fare il cane che si leva il guinzaglio. Mr. Zompafuossi è quello con gli stessi vizi che hai tu, ma lui se li gode meglio.
Fuma come te ma di meno, fa quello che fai tu ma meglio, beve quello che bevi tu ma in posti migliori, frequenta gli stessi locali che frequenti tu ma lui conosce i proprietari, ha la macchina come te ma la sua ha il cruise control, non ha la macchina come te ma lui non perde mai l’autobus perché sa gli orari, ha lavorato come te ma in posti migliori, ha guadagnato quanto te ma ha lavorato di meno, ha lavorato quanto te ma ha guadagnato di più, ha avuto la stessa ragazza che hai avuto tu ma lui ci ha fatto più sesso, ha fatto la stessa spesa che hai fatto tu ma lui ha pagato di meno e mangiato di più.
Conosce, ma non ti presenta nessuno, parla con te ma quando arriva qualcuno si dimentica che esisti perché deve farti vedere che è amico degli altri. Dice che i discorsi degli altri non gli interessano e non li capisce e poi cerca loro di spiegarglieli. Disprezza quelli che hanno avuto più fortuna di lui perché lui ha il merito, ti contraddice in tutto perché pensa che a furia di farlo avrà la tua approvazione. Cerca di trasformarti in lui e quando lo fa ti vuole mostrare quanto siano sbagliati quei comportamenti.
Mr. Zompafuossi è un cavallo che vuole lo zuccherino solo per poi mollarti un calcio. Mr. Zompafuossi non morirà mai ma un giorno, prima o poi, qualcuno lo evirerà.
E ci saremo levati dai coglioni l’ennesimo fallito che scassa solo il cazzo e non serve a niente.

L’invisibilità delle parole.

Mettiamo le cose in chiaro: questo non è un post ad alto contenuto emotivo. A pensarci non contiene proprio niente ed il titolo non strizza l’occhio a quella letteratura neo-cretina fatta di superficialità emotiva che piace tanto ai giovani moderni.
Nel corso della mia vita ci sono state diverse costanti, una di queste (che non è la stronzaggine), è rappresentata da un fenomeno parecchio fastidioso che si manifesta di tanto in tanto.

Per farla breve, quando mi trovo coinvolto in una conversazione con più di due partecipanti compreso me, noto che a volte quello che dico non viene ascoltato. Questo in realtà sarebbe normale, solo che io non parlo di “non ascoltato” nel senso di quando la gente non ti da retta, come quando ti metti a chiedere “vammi a comprare un cane” oppure “ma perché non ti iscrivi a giurisprudenza?” o come fanno gli scostumati “oh, m vuò fa nu bucchin’??” etc.
Per “non ascoltato” intendo, letteralmente “non udito”.
Ora questa cosa, da quando esisto, si è sempre verificata e continua a verificarsi! e non nascondono che qualche volta ci sono pure stato male. Insomma, alle volte mi sono pure ritrovato a ripetere una frase e quelli continuavano a non sentire.
Alla fine non sono riuscito a trovare una spiegazione che fosse in grado di dirmi il perché e da dove venisse questo strano fenomeno. L’unica cosa che sono riuscito a racimolare è una serie di osservazioni sul perché ed il come questo fenomeno avvenisse.

1) parlo velocemente e la gente non capisce.
2) parlo troppo a bassa voce e la gente non capisce.
3) mi mangio le parole e la gente non capisce.
4) i miei amici e le persone che frequento sono una massa di stronzi che se ne fottono di quello che dico e si mettono a fare i tipi saporiti che fanno vedere che ignorano perché sono “al di là”.
5) sto facendo il contrario di pensare ad alta voce, cioè parlare senza voce.
6) in realtà non ho mai parlato, non sto parlando, sto solo credendo di farlo perché sono pazzo.
7) quello che dico è intellettualmente e spiritualmente superiore a tal punto che il cervello degli altri conversanti, rimanendo attonito, decide di sua spontanea volontà di non recepire l’informazione e non provare nemmeno a decodificarla.
8) nel momento in cui sto per aprire bocca si apre uno squarcio spazio/tempo che risucchia le mie parole e teletrasporta in un universo parallelo in cui ci sta uno tale e quale a me solo che fa il barbiere, pippa cocaina, ascolta musica ambient e tiene i capelli pittati di viola. Ovviamente per via dell’anomalia spazio/tempo saranno i suoi amici (probabilmente pipparoli con la erre moscia) a sentire le mie parole. Immagino già la reazione.
9) dio (ammesso che esiste) preme il tasto per censurarmi sul suo telecomando controlla-umani sotto la sezione “cachiamo il cazzo”.
10) c’è una sorta di omertà su quello che a volte dico perché in realtà sono un mafioso solo che non lo so perché la notte sono sonnambulo, vado ad ammazzare la gente e la mattina dopo quando mi sceto non mi ricordo un cazzo. Questo in ogni caso se fosse vero in spiegherebbe il perché la mattina quando mi sveglio sento dei dolori allucinanti a tipo viecchio.

Questo post è dedicato a tutti quelli che si sentono invisibili o estranei all’ambiente in cui si trovano. Non vi preoccupate miei cari amici, mettetevi ad alluccare, spaccatevi una bottiglia di vino nuova da 30€ in testa o date un calcio in faccia ad un bambino di tre anni e mezzo e vedrete come si accorgeranno di voi.

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Noi non siamo bostoniani.

Piove, e figurati se non piove. Fa anche freddo, mettiamoci smanicato, infradito e pantaloncini corti.
Domani prendiamo la Green Line per andare a vedere i Red Sox. Qual è? La B o la C? Aspetta un attimo ma qui perché passa solo la E? Vabbè sono le 18 beviamoci due casse di birra così possiamo prendere a calci le ragazze nella metro mentre andiamo a vedere i Red Sox. Ma non era 2$ il biglietto? Ah 2$ solo con la Charlie Card? E dove cazzo si prende la Charlie Card? Te la regalano? E dove? Comunque gli Yankees fanno schifo non siamo newyorkesi.
Organizziamo un party, mi raccomando portate da bere. Ma come è finita la birra? Aspetta ma sono le 23.05 non possiamo comprarne più. Meno male che domani giocano i Red Sox. Vabbè tanto giocano anche dopodomani, e pure il giorno dopo. Non sia mai che non li guardo, fai che per miracolo potessimo pure vincere dopo 5 ore di partita?
Ah comunque sto cercando casa. Ma davvero? Ed i bedbugs? No quelli non ci stanno, giusto qualche topo di tanto in tanto. Ma veramente? Io ho preso uno studio a fenway, il broker mi ha detto che era un’offertona e c’erano anche otto persone che lo volevano. Ma veramente? E quanto paghi? 1000$ al mese e non ho nemmeno le finestre! Fantastico! Pensa che la porta non si apre nemmeno del tutto perché sbatte contro la cucina, che poi è anche la camera da letto. Incredibile, magari fossi stato anche io così fortunato.
Ho comprato i mobili ikea per la casa ma tanto a fine mese li butto tutti per strada per comprarne di nuovi. Giusto, perché provare a venderli quanto puoi buttarli.
Hai comprato il giaccio? Mettilo nel caffè che fa freddo!!
Ho comprato la pizza. Ananas e salame piccante? Yes! Vediamoci i Red Sox!
Oh no non faccio in tempo a comprare il mio cornetto mattutino con uova, bacon, prosciutto e formaggio.
Il bidet? E che cazz’ è?
Oh sono le 16.30, iamm a magnà la dinner.
Quando starnutisci ricordati di farlo sul gomito.
Scusa mi vendi una sigaretta?
Adesso quando compriamo il caffè possiamo decidere se avere il bicchiere con Obama o con Romney. Bellissimo!
Vabbuò comunque ho comprato la maglia per andare al matrimonio.
Tiene lo smoking disegnato sopra.
Elegantissima.

Asciugamani per i discorsi.

Alle volte mi infilo nelle conversazioni come se fossi una talpa sfrattata che non sa dove andare a sbattere la testa.
Quando succede di solito la conversazione prende una piega strana, sopratutto quando la gente comincia a entrare sistematicamente in disaccordo con quello che dico.
Ebbene, mi infilo nel discorso sbagliato e scattano le immagini mentali: mi sembra di stare in una di quelle estati napoletane dove fa un caldo inimmaginabile e tutto è viscidamente azzeccoso.
Insomma mi sento come se vivessi questo:

Mi sveglio sul medio-tardi, le 11 per esempio. Il letto è una piscina di sudore, mi sento come se durante la notte mi avessero parcheggiato un treno merci addosso.
Mi alzo, metto un disco ma fa troppo caldo per ascoltare musica. Mentre ascolto i pezzi ho la sensazione che mi stiano versando dell’olio caldo addosso, ma non abbastanza caldo da ustionarti.
Colazione di merda e via per strada. Mi dimentico gli occhiali da sole e mi dirigo verso il mare.
Arrivo in spiaggia. Ho con me un libro ma non faccio nemmeno la mossa di prenderlo. Guardo il cellulare, il sole è fortissimo non riesco nemmeno a vedere che ore sono.
La spiaggia è tutta un frangiflutti, pieno di stronze cellulitiche che mi guardano e parlottano di chissà quale mistero di Fatima ma fortunatamente la cosa inizia e finisce lì.
È molto deprimente non vedo possibilità di uscirne.
Mi arrampico su una specie di scogliera piena di scritte del tipo “poppy & matty 3 metri stt il celo“. Guardo dall’altro lato, nulla all’orizzonte se non qualche magnamunnezza che fa la passeggiata romantica con la fidanzata sotto un sole demoniaco. Penso che ne devo magnare di munnezza prima di portare la mia ragazza a fare una passeggiata sperando che il deodorante regga fino ad ora di cena.
Decido di andare a bagnare i piedi a mare. L’acqua puzza di merda e conchiglie marce. Sento urlare dietro di me e mi giro per vedere che succede.
Le spiagge sono così, inverti l’ordine degli addendi e lo schifo non cambia: una disperazione a base di nonne, mamme, figli e mariti spaesati con i giovani che sono in attesa di emulare la nullità che li ha generati.
Vado da un acquafrescaio che vende roba da bere in una bacinella piena di ghiaccio e acqua, un libero imprenditore appena uscito dal programma Fininvest insomma.
Compro un succo di frutta all’albicocca. Sa di piscio di cane, non l’ho mai assaggiato ma non è difficile andarsene per un’idea.
Mi squilla il cellulare, mi chiama una tipa che mi racconta di cazzi inconcludenti e se deve flirtare o meno con qualcuno che forse potrei conoscere. Dice che mi sente “spento”. Rispondo a monosillabi.
Alla fine mi chiede se vogliamo vederci per un caffè, la immagino tutta sudata con i capelli sporchi che mi racconta i suoi problemi inutili da studentessa inconcludente (ma per vocazione) mentre beve caffè e cerca di scroccare sigarette ad un 50enne rattuso specificando che “di solito non fumo ma oggi sono stressata”. Le rispondo “la settimana prossima, contattami su msn”.
La prima cosa che faccio quando torno a casa è cancellarla da msn.
Torno a casa, quelli difronte stanno finendo uno di quei cazzi di pranzi estivi inutili, stanno al limoncello penso. Di sicuro si annoiano più di me ma non lo ammetteranno mai.
Accendo la tv, l’Inter ha comprato un nuovo giocatore argentino che si dice sia un gran talento. Non me ne frega un cazzo e cambio canale. Parlano di Berlusconi e di processi.
Mi addormento sul divano aspettando la sera.
Mi sveglia il cellulare che squilla con insistenza, è l’ennesimo disperato che mi avvisa di un “evento mondano”. Dico che non vengo. Insiste. Rispondo che non ho voglia. Mi da del ricchione e mi dice che verrà a prendermi alle 10. Mi tocca quello che mi tocca, cioè andarci, ma non me ne frega un cazzo, nemmeno di me stesso.
Faccio una doccia e scendo sotto casa, il coglione porta almeno 20 minuti di ritardo, l’aria calda mi sembra un macigno. Mi viene a prendere con una macchina coi fari scassati.
Mi ritrovo in una specie di concerto punk fatto in casa, mi ubriaco per rendere quella miseria morale quantomeno sopportabile. Mi metto a parlare con una tipa presentatami come una ninfomane. Non le do corda e lei insiste per avere una conversazione con me cercando di essere d’accordo con tutto quello che dico. Le faccio capire che sta sera voglio tenermelo nei pantaloni, dalla sua faccia capisco che qualche ora dopo andrà a raccontare al ragazzo di come è riuscita ad evadere dalla situazione in cui un tipo ha cercato di adescarla.
La birra è piscio caldo, ne bevo tanta e quando torno a casa mi fischiano le orecchie e non capisco un cazzo.
Prendo un asciugamano, mi asciugo il sudore ma non serve a nulla.
Forse sono stanco, ho la febbre oppure sto solo per morire.
Magari è così che e sentiva Syd Barrett prima di impazzire.
Vado a dormire.

Mi sveglio e scopro che sto avendo una conversazione dove era meglio se non mi infilavo.
La prossima volta che mi vedete, per favore non datemi a parlare.
Alle volte per me è come un incubo.