I sogni non sono stanze in cui puoi urlare.

E vabbuò. Sarebbe facile scrivere di quanto sono sfigato, di quanto siano incompetenti all’aeroporto di Capodichino, del fatto che ora starei atterrando in quella che dovrebbe essere la mia nuova città ed invece sto in camera mia dinnanzi al solito computer. Sarebbe facile ma non lo è. Perché è una vita che detesti lo stesso posto, che odi le persone che ci vivono e non capisci perché continuano a perseverare nei loro errori. Fa male, fa male rendersi conto che è casa tua. Fa male affezionarsi alle persone, alle cose, fa male volersele portare dietro ma poi finisci per lasciarle qui perché hai paura di perderle perché è come se lì fosse tutto vuoto e temporaneo. Sai che è un paese difficile, dove per chi ha vissuto dove c’è a chi piace tenersi la panza in mano è come essere presi e strusciati su una graticola rovente. E quando te ne stai finalmente andando di nuovo senti che non ce la fai, che sta volta è diverso, sta volta non è come la prima dove hai accennato un pianto nell’aeroporto di monaco e poi l’hai concluso con un secco urlo di rabbia una volta arrivato a destinazione. Sembrava fatta e poi ti ritrovi un altro giorno qua. Ma come, non sei partito? Questa volta è diverso, sono preparato, credo di aver racimolato la forza giusta. E dentro di te senti che non è così, e pensare che nemmeno volevi tornarci a casa a Natale. È perché lì a Boston sei anestetizzato, non hai segnali dai sentimenti e dalle emozioni, no non hai segnali da niente e scopri che dopotutto sei scappato dalla vita che hai qui, quella che non volevi. Ma quella che c’è lì non è quella che sognavi.
Però, se non lo è potrebbe pur sempre diventarlo, almeno lì funziona così.
Quando mi voglio spronare a fare qualcosa mi dico “domani mi compro un dinosauro”.
So benissimo che sarebbe meglio dire “oggi mi compro un dinosauro” oppure ancora meglio “adesso mi compro un dinosauro” e questo non è un papiello contro la procrastinazione.
Ho passato una vita a dirmi queste frasi, ma la cosa migliore sarebbe stata ritrovarsi a dire “Ieri ho comprato un dinosauro, ed anche l’altro ieri ed ancora il giorno prima; per questo sono rimasto senza soldi, bene, vediamo a chi ne devo fottere uno oggi”.
Vorrei tanto sovvertire le cose ma per quanto ci provi i non immediati risultati mi tolgono energia.
E poi diciamolo, alla fine è inutile stare a giocare al gioco di cui stai ancora imparando le regole. A loro lascio il potere, io, da napoletano, mi tengo il fottere.

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Mi sono dimenticato di lasciare la mancia al demonio.

In ordine casuale:
1. Mi sono appicciato la mano.
2. Senza alcun motivo si è scassato lo schermo dell’iPad.
3. Si sono fottuti l’iPod vecchio e scassato (aggiornamento: l’ho ritrovato).
4. La porta del mio palazzo non si chiude più bene, la notte ho le paranoie che qualcuno entri mio letto (aggiornamento: pare che adesso si chiuda di nuovo).
5. Dopo mesi ho trovato una che finalmente mi piaceva e, setacciando l’universo (leggasi facebook) perché non avevo capito come si chiamava, l’ho trovata tramite il profilo di lui con tutte le loro belle foto mentre si divertono alle mie spalle.
6. Nonostante sia asiatica capisce un po’ l’italiano (ma forse non il napoletano) quindi ho fatto una quantità di figure di merda potenzialmente enorme.
7. Non lo so. Il non sapere le cose non è mai bello.Allora mo’ non so se è karma, però nel caso lo fosse credo sia esagerato. Cosa devo fare per avere non tanto una buona sorte ma almeno una normale? Accarezzare e rallegrare ogni persona che incontro? Dare bacini sulla fronte dei vecchietti a North End? Mi pare poco plausibile.

Più plausibile è che il karma sia una mega stronzata diventata di moda grazie a un telefilm noiosissimo pieno di balordi che se non l’avessero trasmesso su Italia 1 nessuno se lo sarebbe filato.
Allora ho pensato visto che con dio mi sono giocato tutte le carte (e con suo figlio poi… non parliamone) a questo punto meglio rivolgersi direttamente al demonio. Se la fonte dei guai è lui almeno cerchiamo di capire che cazzo vuole.
Mi sono informato un po’ sui vari metodi per mettersi in contatto col diavolo e almeno per il momento sono tutti infattibili.
Il primo diceva di disegnare col gesso uno strano simbolo a terra (il mio pavimento è già bianco e non so se esiste il gesso in America) mettersi al centro e cominciare a dire le solite formule strane in latino.
Mo’, vista la mia cronica incapacità di disegnare anche una semplice casetta, mi sono detto “non è che va a finire che evoco qualcosa o qualcuno di sbagliato? Tipo che ne so, Mike Bongiorno? Poi mi devo tenere in casa a sto vecchio cacacazzo che ogni due tre dice “Allegria!” e mi vuole vendere un materasso eminflex?”
E quindi ho dovuto scartarla.
La seconda opzione diceva di scrivere un contratto con le proprie richieste e quello che si vuole dare in cambio al demonio. Mo’ c’è il problema che a sto benedetto (?) demonio non saprei che dargli.
Parecchie fonti mi suggeriscono che a lui piacciono tanto le anime anche se sotto sotto non so cosa se ne faccia visto che con tutti i pezzi di merda che gettano il sangue ogni giorno dovrebbe avere tipo seri problemi di sovraffollamento o comunque di gironi infernali abusivi dove la gente sconta la pena eterna senza essere a norma di legge infernale.
In ogni caso la voglia di scrivere un contratto non c’è (fai che devo riaprire un libro di diritto privato?) e poi tipo andrebbe firmato col sangue e poi bruciato. Siccome mi sono fatto male da poco non ho assolutamente voglia di farlo di nuovo (perché diciamoci la verità, uno vuole tanto fare il sacro rituale e poi finisce come sempre a farsi male comm’ a nu strunz’) e quindi ho dovuto scartare anche questa ipotesi.In ogni caso per me ormai è tardi perché lo sfizio è passato, ma, Egregio Signor Diavolo avrei dei suggerimenti da darLe (perché lo sappiamo tutti che lo leggete sto blog, su su).

1. Sono sicuro che lei vede e sente tutto, quindi mi chiedo perché se qualcuno vuole mettersi in contatto con lei deve fare tutti questi strani rituali? Non basterebbe semplicemente dire ad alta voce “Satana pigliamoci un aperitivo!” per farla comparire? Non capisco a che serva fare come la TIM quando deve dei soldi ad un cliente.
2. Nel caso questa sia ipotesi sia troppo per lei perché magari è un tipo timido non sarebbe meglio avere un numero di telefono attivo 24 su 24? Qualcosa come 666-666-666 per esempio è comodo e facile da ricordare.
3. Un indirizzo email non sarebbe una cattiva idea.
4. Potrebbe magari aprirsi un blog dove racconta tutto quello che succede giù all’inferno e dare qualche consiglio sull’abbigliamento per quando il arriverà il fatidico momento.
5. Niente.
6. Ancora niente, ma ho pensato che un numero 6 le avrebbe fatto piacere vista la sua fissa con i numeri (la matematica è passata di moda oramai!).

Comunque un po’ alla volta le cose sembrano aggiustarsi.

È assolutamente sbagliato dire che le donne sono tutte zoccole.


Spesso in metropolitana mi trovo a sedere di fianco a ragazze molto belle.
La maggior parte di loro di solito accenna un sorriso e poi continua a farsi i fatti suoi.
Altre volte mi capita che mi guardano con quell’indifferenza fatta di superiorità, come se per me fosse un onore che mi sto sedendo vicino a loro. Quando capitava all’inizio mi chiedevo cosa cazzo ci fosse da guardarmi con quel simil-disprezzo, nemmeno fossi un rifiuto sociale.
Ma poi ho capito come reagire.
La vostra bellezza è non solo un qualcosa di soggettivo ma è anche evanescente, basare la vostra superiorità solo sull’aspetto fisico è ridicolo e assolutamente immaturo. La più grande soddisfazione me la prendo quando dopo essermi seduto di fianco a loro, ed aver aspettato un paio di fermate per consolidare la situazione, cambio posto improvvisamente con uno più distante non appena si libera (magari quello affianco o difronte). Di solito quando succede si guardano attorno attonite come a chiedersi inconsciamente “oddio, mi puzzano le ascelle?”
Un semplice gesto basta a distruggere un intero castello di carte emotivo. E questo la dice tutta.
L’onore, mia cara sciacquabicchieri, è solo tuo visto che io ho deciso di sedermi vicino a te, infatti ti consiglio di leggere il mio blog se ancora non l’hai fatto. Se non sai come fare non metterti a piangere, chiama il tuo amico nerd che sbava solo a vederti e supplicagli di aggiustarti il computer. Quando avrà finito dagli un bacino sulla fronte e ricordati di chiedergli pure di lavare a terra dopo che avrà inondato il pavimento di bava e lacrime di gioia.

Con questo NON intendo incoraggiare alcun tipo di misoginia. È solo un post su un blog che non ha nessun autorevole valore intellettuale, sono solo parole scritte in un ambiente virtuale destinate ad invecchiare archiviate in quel nulla fatto di qualunque cosa che poi è il web. Rinnovo il mio rispetto ed amore per le donne che sono assolutamente un qualcosa di meraviglioso che io adoro. Non a caso c’è anche un autorevole libro che racconta di come loro siano nate da una nostra costola. Prendiamoci cura della nostra costola mancante, nessuno ce la restituirà!

Premesso questo sappiate che recentemente mi hanno spiegato che è assolutamente sbagliato riferirsi alle donne come zoccole. Non importa che dopo essersi chiavate una città intera a tipo giro tondo quando arriva il tuo turno (che magari è pure la volta che ci sta un povero maronno disposto a volerle bene) cominciano a fare storie sui sentimenti, l’amicizia, e le relazioni che potrebbero non funzionare.
Ancora più sbagliato è riferirsi alle donne degli altri come zoccole. Questo è assolutamente irrispettoso nei confronti non solo delle donne ma anche dei vostri amici. Non importa che poi verranno da voi a piangere come dei cani bastonati al termine della relazione o si presentino a casa vostra alle 7 di sera chiedendo di bersi la vostra bottiglia di Jack Daniel’s per via della zoccola che se ne è andata al cinema col barista tatuato dell’arenile senza dirvi nulla.
Non importa che poi vi dicano “avevi ragione a chiamarla zoccola”. Non importa, è questione di rispetto.
Siate rispettosi,  le cose non ditele perché potrebbero ferire.
Per sicurezza vi dico un’altra cosa: non pensatele nemmeno.
Almeno andiamo sul sicuro.

Noi non siamo bostoniani.

Piove, e figurati se non piove. Fa anche freddo, mettiamoci smanicato, infradito e pantaloncini corti.
Domani prendiamo la Green Line per andare a vedere i Red Sox. Qual è? La B o la C? Aspetta un attimo ma qui perché passa solo la E? Vabbè sono le 18 beviamoci due casse di birra così possiamo prendere a calci le ragazze nella metro mentre andiamo a vedere i Red Sox. Ma non era 2$ il biglietto? Ah 2$ solo con la Charlie Card? E dove cazzo si prende la Charlie Card? Te la regalano? E dove? Comunque gli Yankees fanno schifo non siamo newyorkesi.
Organizziamo un party, mi raccomando portate da bere. Ma come è finita la birra? Aspetta ma sono le 23.05 non possiamo comprarne più. Meno male che domani giocano i Red Sox. Vabbè tanto giocano anche dopodomani, e pure il giorno dopo. Non sia mai che non li guardo, fai che per miracolo potessimo pure vincere dopo 5 ore di partita?
Ah comunque sto cercando casa. Ma davvero? Ed i bedbugs? No quelli non ci stanno, giusto qualche topo di tanto in tanto. Ma veramente? Io ho preso uno studio a fenway, il broker mi ha detto che era un’offertona e c’erano anche otto persone che lo volevano. Ma veramente? E quanto paghi? 1000$ al mese e non ho nemmeno le finestre! Fantastico! Pensa che la porta non si apre nemmeno del tutto perché sbatte contro la cucina, che poi è anche la camera da letto. Incredibile, magari fossi stato anche io così fortunato.
Ho comprato i mobili ikea per la casa ma tanto a fine mese li butto tutti per strada per comprarne di nuovi. Giusto, perché provare a venderli quanto puoi buttarli.
Hai comprato il giaccio? Mettilo nel caffè che fa freddo!!
Ho comprato la pizza. Ananas e salame piccante? Yes! Vediamoci i Red Sox!
Oh no non faccio in tempo a comprare il mio cornetto mattutino con uova, bacon, prosciutto e formaggio.
Il bidet? E che cazz’ è?
Oh sono le 16.30, iamm a magnà la dinner.
Quando starnutisci ricordati di farlo sul gomito.
Scusa mi vendi una sigaretta?
Adesso quando compriamo il caffè possiamo decidere se avere il bicchiere con Obama o con Romney. Bellissimo!
Vabbuò comunque ho comprato la maglia per andare al matrimonio.
Tiene lo smoking disegnato sopra.
Elegantissima.

Qual è l’area di un pavimento fantasma?

Il commesso sta ascoltando una canzone che conosco.
Gli faccio notare che conosco il brano ed il gruppo, i Blackfield, e sembra entusiasta.
Al ritorno mi ritrovo a parlare mezz’ora con una senza sapere chi cazzo sia, l’avevo confusa con un’altra.
Mi lascia il suo numero e dice che dobbiamo sentirci per fare non so cosa.
Io quelle così le odio perché non capisci mai se stanno in buona fede o no, se rischi di infilarti in una di quelle cose all’insegna dell’amicizia; insomma, quelle cose tristissime dove tu stai lì e ridi, fai battute e lei ti trova brillante e simpatico quando invece stai a macinare odio e noia.
Oppure cosa peggiore è quando sei inserito in un contesto di un gruppo di persone dove la tua presenza è volentieri tollerata ma per un motivo o per l’altro non riesci a centrare il punto del discorso, quindi ti ritrovi a strappare brandelli di conversazioni qua e la ed a fare domande riguardanti l’argomento principale ma nessuno ti risponde, o se lo fanno è in maniera stizzita.
Nel migliore dei casi quando dici qualcosa nessuno ti sente, nel peggiore fanno finta di non sentirti.
A casa mi addormento e mi sveglio poco dopo con la bocca impastata, in un bagno di sudore. Ho sognato una giapponese non definita che cercava di baciarmi, intervallando i tentativi di saltarmi addosso cantando canzoni tristissime. Alla fine riuscivo ad andarmene inventandomi una scusa qualunque per essere poi inondato di messaggi con richieste di vederci di nuovo.
A tratti mi sento un fantasma e sento che ben presto tutti mi odieranno.
Mi sdraio sul pavimento, sudo e vedo cose, vorrei piangere ma ho la sensazione di non ricordarmi come si fa.
Il pavimento è scomodo e puzza di disinfettante, ho fame ma non sento il bisogno di mangiare.
Chiudo gli occhi e ascolto gente che ride, vorrei scappare via ma non ho la forza.
Mi balza l’idea di tornare nella routine: mi immagino cucinare un piatto di penne col pesto ma mi viene da vomitare solo all’idea.
Chiudo gli occhi e spero che il pavimento mi assorba. Non succede un cazzo, ho gli occhi chiusi e continuo a vedere cose.
Comincio a cantare qualche strana melodia ma non ho la forza di trascriverle.
Vorrei essere da un’altra parte, vorrei essere con una ragazza che mi sorride con sincerità ed affetto, con uno spaghetto alle vongole ed un disco che non ho mai ascoltato ma che mi piace da morire.
Esco fuori al palazzo per scrivere sul mio blog, sto lì e c’è una che mi guarda e mi sorride per almeno mezz’ora.
Alla fine mi alzo per andare a comprare dell’acqua frizzante dal fetuso e le allungo un bigliettino col mio numero di telefono. Lei mi sorride e fa finta di non capire, io alzo le sopracciglia e le sorrido poco prima di andarmene, forse per sempre, non lo so.
Arrivo al negozio ed il commesso è lo stesso di prima.
Non mi riconosce, compro l’acqua frizzante Schweppes Club Soda e me ne torno a casa.
Mi sento sempre di più un fantasma ed ho l’impressione che se corressi incontro a qualcuno riuscirei a passargli attraverso.
È il momento di dare una svolta, prendo la chitarra e vorrei suonare a tutto volume ma non ho l’amplificatore.
È così che suonerebbe il fantasma di un chitarrista, a chitarra spenta e nessuno che riesce ad ascoltare tutte le fredde e metalliche note che suona.
Potrebbe finire tutto da un momento all’altro, ho il fiato sul collo.
Ma ho la sensazione che non succederà, non ho voglia di morire moralmente.

Magnatelo tu che qua le zoccole hanno la coda lunga.

Io sono uno che di solito la spesa non la va a fare.
Non avendo mai richieste particolari poi sono abituato ad affidarmi a quello che i miei familiari comprano.
Ma mo’ che è tutta n’altra storia, entro nel supermercato ed è la fine.
Whole foods si chiama, ed è da quando sono arrivato qua che tutti mi dicono “non andarci, sei pazzo? Costa un botto!” ma è vicino casa mi quindi io ci vado lo stesso e non me ne frega niente.
Si vabbè, non me ne frega niente finché non ci metto piede.
È una spirale di prezzi per qualità medio-alte, medio-basse o medio-chiavica.
Pasta di tutti i tipi e nessun tipo, sughi al gusto di merda with parmesan cheese, bacon di mucca, maiale, tacchino, cavallo, gatto, cane, aromatizzati anche col maple flower, al cospetto dei quali “o’ per e o’ muss” è una delizia per palati raffinati.
Biscotti che in realtà sono panetti i burro con gocce di cioccolato. Colesterolo da spalmare su filetti di pesce morto e scamazzato, pomodori tutt’acqua che sembrano ottimi ma hanno lo stesso sapore di una noce di cocco.
Ma non solo, gente che corre, guarda, compra, saluta, si fa i cazzi suoi ma sbircia nel tuo carrello.
Guardi una bottiglia d’olio e leggi “questo sugo lo usa pure tizio e caio!”, ma “eh si si, arriva in mano a me e passo solo un guaio” è l’unica cosa che pensi.
Organic sto cazzo.
L’altra sera mi è toccato andare a fare la spesa perché avevo fame.
Al ritorno mi sono imbattuto in una zoccola, e non intendo in essere umano di sesso femminile.
La Moby Dick delle zoccole, grigia e con una coda lunga quanto la Salerno-Reggio Calabria.
L’ho immaginata mentre si infilava nella mia dispensa banchettando con tutto quello con cui poi avrei pranzato.
Se pensate che sono paranoico cadete in errore, siete voi che non avete aperto gli occhi su quanto possono terrorizzanti i supermercati