No, ma seriamente? (questo post contiene molte parentesi).

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Ok, io sono uno che facilmente finisce per assuefarsi all’insensatezza.
Ad esempio se una mattina dessi una capata alla porta di quei sociopatici che vivono di fronte a me senza ottenere risposta, potrei facilmente decidere di ripetere l’azione anche la mattina successiva, finendo per collezionare settimane e settimane di capate dentro le porte. La cosa ad un certo punto finirebbe anche per piacermi tant’è che a quel punto potrei anche presentarmi alla gente non più come studente di composizione ma proprio come incapatore di porte di vicini.
Insomma ad assuefazione completata non mi risulterebbee difficile finire per dare questo genere di risposte durante una conversazione con uno sconosciuto:
“Piacere, piacere mio! Ah quindi tu lavori da Starbucks, bello. Io do capate alle porte dei vicini ogni mattina.”
“Come? se mi pagano? Ovviamente no, ma penso che dovrebbero.”
“Ma scusa perché questa domanda? Tu non dai capate alle porte?”
“Se sanguino? no, mi sembra di no. Come dici, iscrivermi in palestra per poter dare maggiore potenza alle mie capate? No, non ancora, ma da domani…”
Ecco per questa ragione spesso mi capitano quelle che io chiamo epifanie dell’ovvio. Realizzo cioè cose che sono ovvie ma visto che sono assuefatto all’insensatezza mi sembrano lampi di genio incredibili.
Ad esempio prendiamo le donne che frequento ultimamente: in vita mia ho conosciuto un numero allucinante di cesse, finte intellettuali con l’indole di una sciacquabicchieri di paese, artiste senza arte (nello stesso senso di un meccanico che non ripara macchine o di una casalinga che non lava a terra), dispensatrici di speranze sessuali e in ultimo portatrici di cultura che non sanno niente, davvero, non sanno niente. Con queste premesse non ci sarebbero voluti tipo due anni per capire che attualmente sto avendo a che fare con delle mongoloidi ed invece siccome sono assuefatto ho dovuto aspettare l’epifania.
Infatti a scuola mia (dovrei dire università ma somiglia più al mio liceo) è pieno ad esempio di queste che si danno un mare di arie (bella questa espressione, me la devo segnare) e poi a stento sanno come sciacquare un bicchiere (questo a discapito della loro indole, insomma c’è una contraddizione di fondo nella loro psiche che potrebbe anche spiegare i loro comportamenti, roba che se Freud le avesse come pazienti finirebbe per mollare tutto ed andare a giocare bollette in un punto snai abusivo).
La cosa bella è che vestono male (sembra che si sono cosparse di colla e poi gettate nell’armadio, penso che se le vedesse una con la quale un tempo uscivo che mo’ fa tipo la fashion blogger le sputerebbe in faccia una ad una), non ti salutano nonostante tu le conosca benissimo e ci abbia parlato anche più di una volta facendo pure attenzione a non mostrare che sei il triplo più intelligente di loro, come se poi ci volesse molto ad essere più intelligente di un castoro senza denti (no ho detto una cazzata, a volte può essere davvero difficile).
La cosa bella è che ognuna di loro poi deve essere per forza speciale. Avere la cazzo di storia che nessuno ha è proprio necessario? Che poi quando te la raccontano sembra che da non si capisce bene quale speaker debba partire una di quelle colonne sonore dei film tristi tipo “lezioni di piano” o quell’altro degli omosessuali che si volevano bene (mi pareva brutto scrivere ricchioni).
Poi dico io, se uno ha una cazzo di storia speciale perché raccontarla al primo stronzo italiano col naso grosso e la borsa della Juventus che ti passa davanti? Che cazzo è una sorta di mettere le mani avanti “sono troppo speciale per te ed io non faccio i bucchini quelli non speciali”? Ma che ne vuoi sapere tu di chi sono io, ad esempio se leggessi il mio blog (cosa che non puoi perché Dio solo sa che cazzo di lingua parli) sapresti che una volta ho raccontato che sono stato fidanzato con una che si credeva di essere un piccione.
Altra cosa, indovina un po’, una storia fatta di cliché e stereotipi messi insieme a cazzo di cane (l’ex fidanzato drogato criminale ma in realtà col cuore tenero, la nonna sfigata che le aveva tramandato l’amore per la musica dicendo pure in punto di morte “tu sarai una diva”, il padre alcolizzato omosessuale che si ingroppava il segretario ecc) non ti rende speciale. Ti rende perfettamente normale perché come ho già detto in passato cercare di essere speciali equivale ad essere normali, è proprio questa la base della normalità.
Tutto ciò è condito, tra una cosa e l’altra, da frasi come “il mio uomo ideale deve essere umile come me”.
Bella mia tu non sei umile, hai un ego grande quanto una discarica di munnezza abusiva in Campania (inoltre il tuo profumo da 45$ organic comprato da whole food ha esattamente lo stesso odore).
Essere umili significa accettare il fatto di poter sbagliare ed imparare dai propri errori. In poche parole di essere umani.
Ad esempio impara da me, io so esattamente di essere solamente un essere umano.
Già, esattamente come uno squalo bianco è solamente un pesce.

La bella top motel.

Se la gente si fosse imparata a contare fino a dieci prima di dire qualcosa il mondo sarebbe un posto non migliore ma di certo non una chiavica come a mo’. Ma mica perché così va a finire che dalla loro bocca esce qualcosa di sensato, no e maquandomai, semplicemente perché non resistendo all’idea di non poter esprimere le loro idee “meritevoli di tutela” (cit. qualunque stronzo dopo due settimane a giurisprudenza) il loro cervello scoppierebbe a tipo le gomme delle macchine quando pigli Via Marina a 60 km/h.

Adesso prendiamo un esempio un po’ lungo e colorito ma che rende l’idea: siamo in un ristorante giapponese, uno di quelli dove magni un po’ di riso e pesce crudo proveniente dai mari di dove sta l’italsider e lo paghi quanto la prima rata di una Ferrari modello Holeinthechest.
Ci vai e magari hai pure prenotato tre giorni prima per fare bella figura con i pidocchiosi del vomero che fino al giorno prima si abboffavano di panzarotti e palle di riso e mo’ ti vengono a dire frasi come “il sushi? ah, che prelibatezza”.
Nonostante la prenotazione ti fanno comunque aspettare ma non perché c’è troppa gente, semplicemente la cameriera nell’accendere una di quelle candele merdosissime che stanno nei ristoranti si è ustionata rischiando di incendiare l’intero locale alluccando  “uhmaronnamiabella!”. Nientedimeno mentre aspetti fuori al locale esce addirittura il proprietario a scusarsi. Camicetta bianca stretta mezza sbottonata con pelo ribelle che fa capolino, capello phonato moda “2004 appuntamento sotto al cimmino”, probabile figlio mezzo scemo di un ex camorrista fallito (che di camorrista non tiene niente se non che si è fatto la galera senza nemmeno sapere il perché), ha deciso di investire i soldi del padre pensando che col pesce crudo fosse meglio perché non si paga il gas che serve a cuocerlo.
È quando entri che le vedi, tutte così belle con la gonna corta tutta vaporosa, lo stivale verde senza tacco, la maglietta scollata e venticinque kili di trucco che manco le fashion blogger quando vanno nei locali punk per farsi guardare dai fidanzati di quelle bassine coi capelli viola.
Mentre tu stai la a magnare roba che il nome tradotto dal giapponese significa “fratomo qua ci sta poco da ridere” le senti che alluccano e smaniano per dire le loro stronzate.
Ed è un attimo, un attimo prima di alluccare “Io penso che a Berlusconi la galera è un poco assai” che dovrebbero fermarsi e contare.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sett… Boom.
Cervello di top motel dappertutto, sul sushi, sui muri nei quali se pianti un chiodo zampilla sangue, sulla faccia del cinese ex gestore di centri massaggi abusivi della pianura padana che si finge cuoco santone di sushi.
Boom e l’ennesima stronza fidanzata col palestrato che si fa le lampade che non si dichiara gay solo perché nel paese lo sfottono che si leva dai coglioni.
I prossimi a scoppiare sarebbero i peggiori di tutti, i fan di Harry Potter.
“Oh, ma lo sai che Hermione va tirando i bucchini?”
“Eeeeeeeeeh..”
Boom.

La fiera dei munnezzari.

Certe cose non le comprenderò mai.
Ad esempio, come mai l’emergenza rifiuti continua a perseguitarmi?
Quando vivevo a Napoli dovevo fare i conti con quella che c’era per strada ora non riesco a capire perché devo avere a che fare con quella che c’è nel cervello delle persone con cui ho a che fare.
Quando sono venuto qua sapevo che avrei dovuto fronteggiare dei problemi e soprattuto sapevo che avrei dovuto soffrire un po’. Nonostante ciò alcune situazioni hanno fatto fatto sì che prendessi in maniera sbagliata l’avverarsi di certi problemi, facenti comunque parte dell’avventura che ho intrapreso ormai un anno fa. Certe esperienze comunque fanno parte della vita, in ogni caso è inutile stare a lamentarsi visto che fin qui mi è andato tutto bene.
Cazzate. Come non detto. Se le cose non vanno bene me ne lamento, dopotutto che cazzo me ne fotte. Non ho mica aperto un blog che si chiama Vafammoc per scrivere di quanto sono felice e di quanto la mia vita sia meravigliosa. È la felicità una cosa silenziosa, il resto è solo munnezza e cetrioli che galleggiano per aria.
Ma mannaggia alla notte in cui tutte le vacche sono nere.

Cominciamo con lo stabilire un paio di cose:
1) La gente in capa tiene i peggio guai: Passano giorni a spendere soldi a destra e manca in cazzate, ad offrire cene a donne che in cambio non doneranno mai la propria vagina ed a farsi weekend inutili in posti dove i genitori portano a svernare i figli viziatelli tra pupazzi ed alcolisti non tanto anonimi travestiti da Pippo e Paperino.
Passano settimane a dirti che stanno nei guai e necessitano del tuo aiuto. Quando poi viene il momento in cui ci si sistema e si aiuta a vicenda si tirano indietro a contratto firmato perché trovano qualcosa di più conveniente. La cosa bella è che i soldi prima li bevono e li pisciano e poi dopo si mettono a dire che gli servono per inseguire i sogni.
“Inseguire i sogni”, statti accorto, vir’ e nun t’ sperdere tra i boschi. Fai che incontri qualche maniaco che ti fa passare quell’istinto di infilare affari in esseri viventi che tu chiami “amore per le donne”? Magari per sempre?
2) A manco vent’anni già fanno i guappi di cartone: Tengono tipo diciotto anni e già si credono dei gesucrìsti full power. Ti fanno rimpiangere quei mocciosi del liceo sotto casa tua che ancora si mettono i pantaloni con la scritta “RICH” sul culo perché credono che le così ragazze gli fanno i bucchini. Girano vestiti talmente patinati che ti metti persino scuorno di far vedere che hai qualcosa a che fare con loro. E per mettersi scuorno in america vuol dire che il fatto è proprio serio. Non solo questo, se la tirano in ogni modo possibile: suona un clacson e ti dicono che è un La bemolle perché hanno l’orecchio assoluto (che poi tra l’altro era pure un Fa#) e ti dicono che la loro lingua, l’ucraino, è la più melodica del mondo. Mettono due accordi al pianoforte, fanno la faccia espressiva e si pensano di essere dei geni. Ti sparano in faccia discorsi triti e ritriti sulla musica come linguaggio autonomo dal significato variamente interpretabile.
Ti guardano con aria di sufficienza senza considerare che probabilmente metà della loro famiglia faceva le pulizie a casa di tua zia. Insistono tanto per trovare casa con te.
Bene, considerata l’eventualità… indovina chi farà le pulizie mio caro Mr. Melodia?
3) Prendono decisioni senza considerare i fatti: Lasciamo perdere il fatto che formalmente il mio destino pende dalle tue labbra, che la tua decisione comporterà cosa ne sarà di me. Un anno fa stavo rannicchiato sul letto in posizione fetale aspettando con flebile speranza che la gente scegliesse me come coinquilino. Ora, dopo che il destino mi ha preso per il culo per altre quattro settimane ho deciso di mandare tutti affanculo: A) Come cazzo vuoi decidere se dovrò essere il tuo roommate se mi hai visto mezza volta e non sai nulla di me? Pensa se dovessi scegliermi e fossi un killer di asiatici con gli occhiali? Saresti fottuto. B) Perché sono io a doverti chiedere “Perché non mi fai qualche domanda?” non ci arrivi da solo? Ma che cazzo tieni nel cervello? C) Perché l’unica domanda che mi fai è “quanto tempo staresti in questa casa”? Ma sei cretino? Se il contratto è di un anno con tanto di pagamenti anticipati, quanto cazzo ci devo stare? Una settimana? O magari due giorni? Così magari giusto per traslocare e poi andarmene di nuovo. Ah, come non sapevi che ho l’hobby del trasloco? Cazzi tuoi, mica me l’avevi chiesto.
4) Perché cazzo nessuno risponde alle email: Che cazzo ci vuole a rispondere ad una email? Un tempo c’era la scusa che non le si sapeva controllare ma adesso tutti sti sfaccimma di smartphone che li tenete a fare? Giocare a tagliare la frutta? Perché magari non ve la magnate così vi arriva pure lo zucchero al cervello? Dio mio con le tecnologie di mo’ non dovete nemmeno mettervi a scrivere, parlate ed il cazzo di cellulare con la voce robotica si mette a scrivere. Che cazzo vi siete comprati a fare il cazzo di super nuovo iPhone con il riconoscimento vocale? Per chiedergli se fa i bucchini?? Ma poi dico io, come cazzo volete che vi risponda? È un telefono. Se avessero inventato i telefoni che fanno i bucchini probabilmente adesso nessuno più uscirebbe di casa ed il mondo sarebbe un posto vuoto (e per questo magari migliore).

La cosa bella è che ho avuto momenti talmente tristi e bui che mi sono pure messo ad accattarmi le bottiglie di vino. Poi mentre lavavo i piatti ho avuto l’illuminazione.
Ma dopotutto, a me, che cazzo me ne fotte?

Le tristi avventure Mr. Zompafuossi.

Mr. Zompafuossi è il vero io nella realtà che non vuole mostrare se stessa. Mr. Zompafuossi è il tizio che parla di cose non vere non perché vuole tenerti celata la verità, ma perché ti dice una balla in un modo da farti capire che è una balla, lo fa perché vuole instillarti il dubbio e non risolverlo, gode nel dirti una menzogna facendoti capire che è una menzogna, lo fa perché trova piacere nel far pensare agli altri che non sono degni della verità. Mr. Zompafuossi è quello che quando chiedi spiegazioni su qualcosa le da a tutti ed a te dice “non è successo niente”. Mr. Zompafuossi è il mezzo preferito per sentirsi superiori nelle relazioni, è una pura e volgare iniezione di insicurezza.
Mr. Zompafuossi è l’uomo che vuole ferire come fanno gli animali ma con la certezza di essere ancora uomo. Mr.Zompafuossi è quello che quando dici qualcosa alza il sopracciglio per comunicarti che hai detto una cazzata, ma non ti spiega il motivo, perché lui non lo sa, non saprebbe nemmeno come spiegarlo a parole, ha solo trovato il modo subdolo di fartelo capire. Mr. Zompafuossi è quello che ha il talento che non gli appartiene, trova i modi più subdoli per mostrarlo e continua a farlo perché è convinto di installare insicurezza negli altri. Cerca il tuo aiuto, vuole essere salvato da te e poi improvvisamente ti fa capire che ha risolto tutto da solo, che non ha mai nemmeno avuto bisogno di te, l’ha fatto solo per darti una dimostrazione della sua superiorità e della tua inutilità.
Mr. Zompafuossi vive nei racconti sessuali, vive nelle macchine parcheggiate a via Petrarca, nelle ragazze sverginate, nei rapporti a tre, a quattro, a dieci, a venti. Mr. Zompafuossi è la brava ragazza che un giorno ti guarda all’improvviso facendoti capire che in realtà non lo è. È il punto più basso dell’umano istruito, è il padrone che gioca a fare il cane che si leva il guinzaglio. Mr. Zompafuossi è quello con gli stessi vizi che hai tu, ma lui se li gode meglio.
Fuma come te ma di meno, fa quello che fai tu ma meglio, beve quello che bevi tu ma in posti migliori, frequenta gli stessi locali che frequenti tu ma lui conosce i proprietari, ha la macchina come te ma la sua ha il cruise control, non ha la macchina come te ma lui non perde mai l’autobus perché sa gli orari, ha lavorato come te ma in posti migliori, ha guadagnato quanto te ma ha lavorato di meno, ha lavorato quanto te ma ha guadagnato di più, ha avuto la stessa ragazza che hai avuto tu ma lui ci ha fatto più sesso, ha fatto la stessa spesa che hai fatto tu ma lui ha pagato di meno e mangiato di più.
Conosce, ma non ti presenta nessuno, parla con te ma quando arriva qualcuno si dimentica che esisti perché deve farti vedere che è amico degli altri. Dice che i discorsi degli altri non gli interessano e non li capisce e poi cerca loro di spiegarglieli. Disprezza quelli che hanno avuto più fortuna di lui perché lui ha il merito, ti contraddice in tutto perché pensa che a furia di farlo avrà la tua approvazione. Cerca di trasformarti in lui e quando lo fa ti vuole mostrare quanto siano sbagliati quei comportamenti.
Mr. Zompafuossi è un cavallo che vuole lo zuccherino solo per poi mollarti un calcio. Mr. Zompafuossi non morirà mai ma un giorno, prima o poi, qualcuno lo evirerà.
E ci saremo levati dai coglioni l’ennesimo fallito che scassa solo il cazzo e non serve a niente.

L’invisibilità delle parole.

Mettiamo le cose in chiaro: questo non è un post ad alto contenuto emotivo. A pensarci non contiene proprio niente ed il titolo non strizza l’occhio a quella letteratura neo-cretina fatta di superficialità emotiva che piace tanto ai giovani moderni.
Nel corso della mia vita ci sono state diverse costanti, una di queste (che non è la stronzaggine), è rappresentata da un fenomeno parecchio fastidioso che si manifesta di tanto in tanto.

Per farla breve, quando mi trovo coinvolto in una conversazione con più di due partecipanti compreso me, noto che a volte quello che dico non viene ascoltato. Questo in realtà sarebbe normale, solo che io non parlo di “non ascoltato” nel senso di quando la gente non ti da retta, come quando ti metti a chiedere “vammi a comprare un cane” oppure “ma perché non ti iscrivi a giurisprudenza?” o come fanno gli scostumati “oh, m vuò fa nu bucchin’??” etc.
Per “non ascoltato” intendo, letteralmente “non udito”.
Ora questa cosa, da quando esisto, si è sempre verificata e continua a verificarsi! e non nascondono che qualche volta ci sono pure stato male. Insomma, alle volte mi sono pure ritrovato a ripetere una frase e quelli continuavano a non sentire.
Alla fine non sono riuscito a trovare una spiegazione che fosse in grado di dirmi il perché e da dove venisse questo strano fenomeno. L’unica cosa che sono riuscito a racimolare è una serie di osservazioni sul perché ed il come questo fenomeno avvenisse.

1) parlo velocemente e la gente non capisce.
2) parlo troppo a bassa voce e la gente non capisce.
3) mi mangio le parole e la gente non capisce.
4) i miei amici e le persone che frequento sono una massa di stronzi che se ne fottono di quello che dico e si mettono a fare i tipi saporiti che fanno vedere che ignorano perché sono “al di là”.
5) sto facendo il contrario di pensare ad alta voce, cioè parlare senza voce.
6) in realtà non ho mai parlato, non sto parlando, sto solo credendo di farlo perché sono pazzo.
7) quello che dico è intellettualmente e spiritualmente superiore a tal punto che il cervello degli altri conversanti, rimanendo attonito, decide di sua spontanea volontà di non recepire l’informazione e non provare nemmeno a decodificarla.
8) nel momento in cui sto per aprire bocca si apre uno squarcio spazio/tempo che risucchia le mie parole e teletrasporta in un universo parallelo in cui ci sta uno tale e quale a me solo che fa il barbiere, pippa cocaina, ascolta musica ambient e tiene i capelli pittati di viola. Ovviamente per via dell’anomalia spazio/tempo saranno i suoi amici (probabilmente pipparoli con la erre moscia) a sentire le mie parole. Immagino già la reazione.
9) dio (ammesso che esiste) preme il tasto per censurarmi sul suo telecomando controlla-umani sotto la sezione “cachiamo il cazzo”.
10) c’è una sorta di omertà su quello che a volte dico perché in realtà sono un mafioso solo che non lo so perché la notte sono sonnambulo, vado ad ammazzare la gente e la mattina dopo quando mi sceto non mi ricordo un cazzo. Questo in ogni caso se fosse vero in spiegherebbe il perché la mattina quando mi sveglio sento dei dolori allucinanti a tipo viecchio.

Questo post è dedicato a tutti quelli che si sentono invisibili o estranei all’ambiente in cui si trovano. Non vi preoccupate miei cari amici, mettetevi ad alluccare, spaccatevi una bottiglia di vino nuova da 30€ in testa o date un calcio in faccia ad un bambino di tre anni e mezzo e vedrete come si accorgeranno di voi.

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Mi sono dimenticato di lasciare la mancia al demonio.

In ordine casuale:
1. Mi sono appicciato la mano.
2. Senza alcun motivo si è scassato lo schermo dell’iPad.
3. Si sono fottuti l’iPod vecchio e scassato (aggiornamento: l’ho ritrovato).
4. La porta del mio palazzo non si chiude più bene, la notte ho le paranoie che qualcuno entri mio letto (aggiornamento: pare che adesso si chiuda di nuovo).
5. Dopo mesi ho trovato una che finalmente mi piaceva e, setacciando l’universo (leggasi facebook) perché non avevo capito come si chiamava, l’ho trovata tramite il profilo di lui con tutte le loro belle foto mentre si divertono alle mie spalle.
6. Nonostante sia asiatica capisce un po’ l’italiano (ma forse non il napoletano) quindi ho fatto una quantità di figure di merda potenzialmente enorme.
7. Non lo so. Il non sapere le cose non è mai bello.Allora mo’ non so se è karma, però nel caso lo fosse credo sia esagerato. Cosa devo fare per avere non tanto una buona sorte ma almeno una normale? Accarezzare e rallegrare ogni persona che incontro? Dare bacini sulla fronte dei vecchietti a North End? Mi pare poco plausibile.

Più plausibile è che il karma sia una mega stronzata diventata di moda grazie a un telefilm noiosissimo pieno di balordi che se non l’avessero trasmesso su Italia 1 nessuno se lo sarebbe filato.
Allora ho pensato visto che con dio mi sono giocato tutte le carte (e con suo figlio poi… non parliamone) a questo punto meglio rivolgersi direttamente al demonio. Se la fonte dei guai è lui almeno cerchiamo di capire che cazzo vuole.
Mi sono informato un po’ sui vari metodi per mettersi in contatto col diavolo e almeno per il momento sono tutti infattibili.
Il primo diceva di disegnare col gesso uno strano simbolo a terra (il mio pavimento è già bianco e non so se esiste il gesso in America) mettersi al centro e cominciare a dire le solite formule strane in latino.
Mo’, vista la mia cronica incapacità di disegnare anche una semplice casetta, mi sono detto “non è che va a finire che evoco qualcosa o qualcuno di sbagliato? Tipo che ne so, Mike Bongiorno? Poi mi devo tenere in casa a sto vecchio cacacazzo che ogni due tre dice “Allegria!” e mi vuole vendere un materasso eminflex?”
E quindi ho dovuto scartarla.
La seconda opzione diceva di scrivere un contratto con le proprie richieste e quello che si vuole dare in cambio al demonio. Mo’ c’è il problema che a sto benedetto (?) demonio non saprei che dargli.
Parecchie fonti mi suggeriscono che a lui piacciono tanto le anime anche se sotto sotto non so cosa se ne faccia visto che con tutti i pezzi di merda che gettano il sangue ogni giorno dovrebbe avere tipo seri problemi di sovraffollamento o comunque di gironi infernali abusivi dove la gente sconta la pena eterna senza essere a norma di legge infernale.
In ogni caso la voglia di scrivere un contratto non c’è (fai che devo riaprire un libro di diritto privato?) e poi tipo andrebbe firmato col sangue e poi bruciato. Siccome mi sono fatto male da poco non ho assolutamente voglia di farlo di nuovo (perché diciamoci la verità, uno vuole tanto fare il sacro rituale e poi finisce come sempre a farsi male comm’ a nu strunz’) e quindi ho dovuto scartare anche questa ipotesi.In ogni caso per me ormai è tardi perché lo sfizio è passato, ma, Egregio Signor Diavolo avrei dei suggerimenti da darLe (perché lo sappiamo tutti che lo leggete sto blog, su su).

1. Sono sicuro che lei vede e sente tutto, quindi mi chiedo perché se qualcuno vuole mettersi in contatto con lei deve fare tutti questi strani rituali? Non basterebbe semplicemente dire ad alta voce “Satana pigliamoci un aperitivo!” per farla comparire? Non capisco a che serva fare come la TIM quando deve dei soldi ad un cliente.
2. Nel caso questa sia ipotesi sia troppo per lei perché magari è un tipo timido non sarebbe meglio avere un numero di telefono attivo 24 su 24? Qualcosa come 666-666-666 per esempio è comodo e facile da ricordare.
3. Un indirizzo email non sarebbe una cattiva idea.
4. Potrebbe magari aprirsi un blog dove racconta tutto quello che succede giù all’inferno e dare qualche consiglio sull’abbigliamento per quando il arriverà il fatidico momento.
5. Niente.
6. Ancora niente, ma ho pensato che un numero 6 le avrebbe fatto piacere vista la sua fissa con i numeri (la matematica è passata di moda oramai!).

Comunque un po’ alla volta le cose sembrano aggiustarsi.