La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

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Noi non siamo bostoniani.

Piove, e figurati se non piove. Fa anche freddo, mettiamoci smanicato, infradito e pantaloncini corti.
Domani prendiamo la Green Line per andare a vedere i Red Sox. Qual è? La B o la C? Aspetta un attimo ma qui perché passa solo la E? Vabbè sono le 18 beviamoci due casse di birra così possiamo prendere a calci le ragazze nella metro mentre andiamo a vedere i Red Sox. Ma non era 2$ il biglietto? Ah 2$ solo con la Charlie Card? E dove cazzo si prende la Charlie Card? Te la regalano? E dove? Comunque gli Yankees fanno schifo non siamo newyorkesi.
Organizziamo un party, mi raccomando portate da bere. Ma come è finita la birra? Aspetta ma sono le 23.05 non possiamo comprarne più. Meno male che domani giocano i Red Sox. Vabbè tanto giocano anche dopodomani, e pure il giorno dopo. Non sia mai che non li guardo, fai che per miracolo potessimo pure vincere dopo 5 ore di partita?
Ah comunque sto cercando casa. Ma davvero? Ed i bedbugs? No quelli non ci stanno, giusto qualche topo di tanto in tanto. Ma veramente? Io ho preso uno studio a fenway, il broker mi ha detto che era un’offertona e c’erano anche otto persone che lo volevano. Ma veramente? E quanto paghi? 1000$ al mese e non ho nemmeno le finestre! Fantastico! Pensa che la porta non si apre nemmeno del tutto perché sbatte contro la cucina, che poi è anche la camera da letto. Incredibile, magari fossi stato anche io così fortunato.
Ho comprato i mobili ikea per la casa ma tanto a fine mese li butto tutti per strada per comprarne di nuovi. Giusto, perché provare a venderli quanto puoi buttarli.
Hai comprato il giaccio? Mettilo nel caffè che fa freddo!!
Ho comprato la pizza. Ananas e salame piccante? Yes! Vediamoci i Red Sox!
Oh no non faccio in tempo a comprare il mio cornetto mattutino con uova, bacon, prosciutto e formaggio.
Il bidet? E che cazz’ è?
Oh sono le 16.30, iamm a magnà la dinner.
Quando starnutisci ricordati di farlo sul gomito.
Scusa mi vendi una sigaretta?
Adesso quando compriamo il caffè possiamo decidere se avere il bicchiere con Obama o con Romney. Bellissimo!
Vabbuò comunque ho comprato la maglia per andare al matrimonio.
Tiene lo smoking disegnato sopra.
Elegantissima.

Qual è l’area di un pavimento fantasma?

Il commesso sta ascoltando una canzone che conosco.
Gli faccio notare che conosco il brano ed il gruppo, i Blackfield, e sembra entusiasta.
Al ritorno mi ritrovo a parlare mezz’ora con una senza sapere chi cazzo sia, l’avevo confusa con un’altra.
Mi lascia il suo numero e dice che dobbiamo sentirci per fare non so cosa.
Io quelle così le odio perché non capisci mai se stanno in buona fede o no, se rischi di infilarti in una di quelle cose all’insegna dell’amicizia; insomma, quelle cose tristissime dove tu stai lì e ridi, fai battute e lei ti trova brillante e simpatico quando invece stai a macinare odio e noia.
Oppure cosa peggiore è quando sei inserito in un contesto di un gruppo di persone dove la tua presenza è volentieri tollerata ma per un motivo o per l’altro non riesci a centrare il punto del discorso, quindi ti ritrovi a strappare brandelli di conversazioni qua e la ed a fare domande riguardanti l’argomento principale ma nessuno ti risponde, o se lo fanno è in maniera stizzita.
Nel migliore dei casi quando dici qualcosa nessuno ti sente, nel peggiore fanno finta di non sentirti.
A casa mi addormento e mi sveglio poco dopo con la bocca impastata, in un bagno di sudore. Ho sognato una giapponese non definita che cercava di baciarmi, intervallando i tentativi di saltarmi addosso cantando canzoni tristissime. Alla fine riuscivo ad andarmene inventandomi una scusa qualunque per essere poi inondato di messaggi con richieste di vederci di nuovo.
A tratti mi sento un fantasma e sento che ben presto tutti mi odieranno.
Mi sdraio sul pavimento, sudo e vedo cose, vorrei piangere ma ho la sensazione di non ricordarmi come si fa.
Il pavimento è scomodo e puzza di disinfettante, ho fame ma non sento il bisogno di mangiare.
Chiudo gli occhi e ascolto gente che ride, vorrei scappare via ma non ho la forza.
Mi balza l’idea di tornare nella routine: mi immagino cucinare un piatto di penne col pesto ma mi viene da vomitare solo all’idea.
Chiudo gli occhi e spero che il pavimento mi assorba. Non succede un cazzo, ho gli occhi chiusi e continuo a vedere cose.
Comincio a cantare qualche strana melodia ma non ho la forza di trascriverle.
Vorrei essere da un’altra parte, vorrei essere con una ragazza che mi sorride con sincerità ed affetto, con uno spaghetto alle vongole ed un disco che non ho mai ascoltato ma che mi piace da morire.
Esco fuori al palazzo per scrivere sul mio blog, sto lì e c’è una che mi guarda e mi sorride per almeno mezz’ora.
Alla fine mi alzo per andare a comprare dell’acqua frizzante dal fetuso e le allungo un bigliettino col mio numero di telefono. Lei mi sorride e fa finta di non capire, io alzo le sopracciglia e le sorrido poco prima di andarmene, forse per sempre, non lo so.
Arrivo al negozio ed il commesso è lo stesso di prima.
Non mi riconosce, compro l’acqua frizzante Schweppes Club Soda e me ne torno a casa.
Mi sento sempre di più un fantasma ed ho l’impressione che se corressi incontro a qualcuno riuscirei a passargli attraverso.
È il momento di dare una svolta, prendo la chitarra e vorrei suonare a tutto volume ma non ho l’amplificatore.
È così che suonerebbe il fantasma di un chitarrista, a chitarra spenta e nessuno che riesce ad ascoltare tutte le fredde e metalliche note che suona.
Potrebbe finire tutto da un momento all’altro, ho il fiato sul collo.
Ma ho la sensazione che non succederà, non ho voglia di morire moralmente.

Magnatelo tu che qua le zoccole hanno la coda lunga.

Io sono uno che di solito la spesa non la va a fare.
Non avendo mai richieste particolari poi sono abituato ad affidarmi a quello che i miei familiari comprano.
Ma mo’ che è tutta n’altra storia, entro nel supermercato ed è la fine.
Whole foods si chiama, ed è da quando sono arrivato qua che tutti mi dicono “non andarci, sei pazzo? Costa un botto!” ma è vicino casa mi quindi io ci vado lo stesso e non me ne frega niente.
Si vabbè, non me ne frega niente finché non ci metto piede.
È una spirale di prezzi per qualità medio-alte, medio-basse o medio-chiavica.
Pasta di tutti i tipi e nessun tipo, sughi al gusto di merda with parmesan cheese, bacon di mucca, maiale, tacchino, cavallo, gatto, cane, aromatizzati anche col maple flower, al cospetto dei quali “o’ per e o’ muss” è una delizia per palati raffinati.
Biscotti che in realtà sono panetti i burro con gocce di cioccolato. Colesterolo da spalmare su filetti di pesce morto e scamazzato, pomodori tutt’acqua che sembrano ottimi ma hanno lo stesso sapore di una noce di cocco.
Ma non solo, gente che corre, guarda, compra, saluta, si fa i cazzi suoi ma sbircia nel tuo carrello.
Guardi una bottiglia d’olio e leggi “questo sugo lo usa pure tizio e caio!”, ma “eh si si, arriva in mano a me e passo solo un guaio” è l’unica cosa che pensi.
Organic sto cazzo.
L’altra sera mi è toccato andare a fare la spesa perché avevo fame.
Al ritorno mi sono imbattuto in una zoccola, e non intendo in essere umano di sesso femminile.
La Moby Dick delle zoccole, grigia e con una coda lunga quanto la Salerno-Reggio Calabria.
L’ho immaginata mentre si infilava nella mia dispensa banchettando con tutto quello con cui poi avrei pranzato.
Se pensate che sono paranoico cadete in errore, siete voi che non avete aperto gli occhi su quanto possono terrorizzanti i supermercati

La gente che mette le corna alla ragazza, dopo tutto a loro è andata bene.

Piazza Amedeo. Sento la tasca che vibra, “di sicuro non è il mio pene” penso.
Guardo il cellulare, ore 18.32, chiamata in corso.
Leggo il numero il numero sul display, non lo conosco, chissà chi è.

– Pronto.
– We Totò.

Alzo gli occhi mentre attraverso la strada sulle strisce pedonali, una vespa si dirige a tutta velocità verso di me, “vuole di sicuro fottermi il telefono” penso, ma mi sbaglio.

– We ciao, dimmi tutto – dico rassegnato.
– No niente devo parlarti di un fatto. – Ecco che parte in automatico il mio identikit telefonico (li avete mai fatti degli identikit telefonici?).

Maschio, pressapoco mio coetaneo, voce come quella di una papera affogata in lago di tequila, vestito con un jeans aderente, camicia a righe e probabilmente maglioncino sulle spalle con le maniche legate all’altezza del petto. Studente universitario, istruzione nella media ma ama fregiarsi di una cultura non sua con improbabili citazioni ed ancora più improbabili teorie complottistiche degne di un programma Mediaset.

– Ma guarda menomale che hai risposto, stai sempre con quelle cuffie nelle orecchie, ed ero proprio sicuro che non avresti sentito la chiamata anche perché ho cambiato numero, con quello vecchio troppi problemi, sai le mie ex come sono, vanno sempre trovando qualcosa (si, lo dice proprio in corsivo) e la guagliona è gelosa.
– Ma guarda un po’, non me lo sarei mai immaginato ah ah. – Blatero queste parole con un compiacente tono sarcastico di cui mi pento subito, ma nel frattempo ho capito tutto.
Certa gente non riesce ad accettare il fatto di aver bisogno di qualcuno, e quando entra in contatto con la persona di cui ha bisogno per riequilibrare le cose deve sempre enunciare un difetto e contemporaneamente far notare qualcosa di interessante riguardo se stesso. Nel caso specifico il suo cervello mi ha detto “te sei uno sfigato che si sente la musica per strada magari pensando agli amori di una volta mentre io le mie ex me le chiavo“.
“Se non avesse avuto un’istruzione sto qua finiva a fare il leader di una banda di schiaffeggiatori di quartiere, sicuro come la morte” penso prima che il soggetto mi investa con una raffica di parole da antologia.

– No senti è di questo che ti volevo parlarle cioè fondamentalmente io sto con XXX lo sai no io la amo lei mi ama le ho fatto pure il regalo per natale sai le ho comprato il cofanetto della serie che le piace tanto quella di quelli che cantano insomma ho speso 40 euro mi puoi capire anche tu che non fai regali del genere.
– Si come no.
Attraverso all’altezza di via del parco margherita. Spero che il buzzurro col beverly mi scippi il telefono.
– No è che da un po’ mi vedo con un’altra che mi piace proprio assai, e credo che la guagliona sospetti qualcosa non so che fare, non la voglio lasciare io la amo poi la mamma mi vuole così bene mi hanno invitato a natale io non so poi capisci pure a mia mamma che ci dico…
– Ammazza l’amante, non farti scoprire e poi continua a vivere con la tua fidanzata.
– Come?
– Non l’hai visto match point?
– Che cazz?
– Lascia sta, era una battuta…
– Non ti permettere di pazziare su sti fatti fra.

Visto che di solito la gente si rincretinisce per delle sciocchezze, mi immagino cosa sia successo a sto qua. Chissà magari ha visto il suo cane vomitare ed è rimasto traumatizzato.

– Ma com’è che lei sospetta? – chiedo innocentemente, e qui mi dice una serie di cose che un po’ per decenza ed un po’ perché mi sembrano non avere senso non riporterò.

– Ah… – Dico ma in realtà penso “a facc ro cazz“.
– Eh si. Come devo fare?

E li mi viene l’illuminazione.

– Senti a me, mettiamola in termini musicali: tu non hai una relazione clandestina eticamente controversa, diciamo che hai un side-project.
– Mmmh? Eh? Wa si cazzo..
– Prova a vederla così magari funziona.
– Si cazzo sei un genio, è il mio side-project, dopotutto i Liquid Tension erano meglio dei Dream Theater ed ai Dream Theater è andata sempre bene.

A quel punto avrei voluto dire che fare album come Systematic Chaos e quello seguente, più la storia di Portnoy che se ne è andato, il ridicolo reality show sulla scelta del nuovo batterista ecc. non è sinonimo di “è andata sempre bene“.
Ma è troppo tardi, ho già capito che ormai l’incubo è quasi finito e me lo sono quasi levato dai coglioni, magari per sempre.

Dopo quella conversazione allucinante ho pensato che mi sarebbe piaciuto anche a me conoscere un altro me stesso da telefonare in caso di emergenze etiche, in modo che dal nulla con una frase sia capace di risolvermi un problema.
Però poi ho ripensato alla storia dei Dream Theater ed al fatto che io probabilmente se mi avessero detto una cosa del genere avrei pensato “ma si scem?”

Comunque i Liquid Tension Experiment erano davvero meglio dei Dream Theater…

Čajkovskij e gli ultras di giurisprudenza.

Inizio primavera 2011. Siamo nel periodo in cui avevo deciso di mollare giurisprudenza, anche se a tutti dicevo “no sai, mi sono preso sei mesi di stop” in realtà pensavo “col cazzo che ci rimetto piede in quel posto di merda”.
Lo facevo non per la vergogna di dire che avevo abbandonato quel “supermercato di vetro in cui prendono vita i corrotti del domani” ma semplicemente per evitare di ascoltare la solita arringa di quelli che io chiamo gli ultras di giurisprudenza.
Brutta gente e la città ne è piena.
Ed io, come amo spesso dire a persone a cui tengo molto, ho visto cose che manco potete immaginare. E lo dico perché è mio diritto, mi arrogo di questa possibilità perché è sacrosanto criticare ciò che ritengo indegno.

Premetto, non è mia intenzione mancare di rispetto o criticare chi ha fatto questa scelta e ne è felice, ognuno deve fare il cazzo che gli pare nella vita, amici miei vi auguro di trarre da quello che fate la massima soddisfazione ed il massimo prestigio. Per par condicio dico anche: nemici miei vi auguro di finire in malora!

Giurisprudenza. Tremila iscritti ogni anno, quanto un ridente paese di campagna. L’ipocrisia di quelle aule ripiene di assurdità. Ricordo quegli occhi, gli occhi raccontano un sacco di storie sapete. Ci sono quelli infarciti di terrore, che cercano in un numero pronunciato da un vecchio l’ennesima ancora di salvezza per la propria autostima. Ci sono quelli ripieni di speranza, forti delle tante notti insonni. Ci sono quelli che quando li guardi reggono il tuo sguardo perché in loro c’è quell’effimera consapevolezza che tutto gli è dovuto. Leggasi: papà ha fatto la telefonata.
Ricordo tutto, il volto sadico di quegli schifosi matusalemme. Forti del loro sapere estrinsecano la rabbia per la loro vita che sta inesorabilmente finendo verso quelli che invece ce l’hanno tutta davanti.
Infine non dimenticherò mai quell’odore di figli di papà, un misto di sigaretta spenta e profumo d&g, dopobarba e caffè rovesciato, ascelle non lavate e deodorante al borotalco.
E poi ci sono loro, gli ultras di giurisprudenza: non hanno un età o un ceto particolare, quel verme maligno potrebbero utilizzarlo come testimonial per uno spot contro il razzismo. Lo scovi nel barista che ti fa il caffè, nell’amico di tuo padre che è a cena a casa tua, nel conoscente che fa la strada con te mentre ti esterna la sua saggezza da colui che d’inverno va a ballare a “La mela”.
L’ultras di giurisprudenza è quello che fa e dice sempre la cosa giusta, perché nella sua testa ha i fatti che lo dimostrano. Ho visto cose allucinanti in cinque anni, ho visto gente autodistruggersi, certi di un futuro economicamente roseo che gli avrebbe permesso di prendersi le proprie rivincite (verso di chi poi? Scommetto il laureando in scienze della comunicazione che si è fatto la tua ragazza). Ho visto manichini umani farsi strada tra raccomandazioni e bustarelle fregiandosi della propria superiorità. Ho visto gente congenitamente incapace di parlare in lingua italiana festeggiare per un 18 e vendere i libri a sconosciuti ad esame appena convalidato.
L’ultras di giurisprudenza è quello che ti entra nella testa, anzi no, è già nella tua testa e sa meglio di te non cosa è giusto per te, ma cosa tu in realtà, vuoi.
L’ultras di giurisprudenza è lo scrittore, il filosofo, il letterato, l’artista, il calciatore, quello che stoicamente mette da parte la sua vera ma inesistente vocazione per l’infinito bene superiore: “e sord'” (si, dicono proprio così).

Uno dei momenti più bassi della mia carriera universitaria fu quando andai ad un convegno di diritto internazionale a Roma. “Se devo farlo è giusto che diventi un insider, è giusto che viva l’ambiente” pensai, arrivato là li odiai subito, mi fecero schifo, non credo di aver mai desiderato tanto accedermi una sigaretta come in quel momento. Ad un certo punto corsi in bagno, mi misi le cuffie e ascoltai un brano di Bill Evans. Mi dissi che potevo farcela. Quando uscii dal quel cesso tanto profumato quando squallidamente sterilizzato li vidi avventarsi sul buffet di dolci come dei porci, bere litri di succo di ananas, parlare di Berlusconi mentre sputavano pezzi di pastafrolla. Li odiai a morte, salutai la tizia di Milano che avevo conosciuto (un cesso, se fosse stata carina forse sarei rimasto) e scappai via con tutta la disperazione che avevo in corpo. Ricordo che vagai sotto la pioggia per le strade del centro di Roma per ore, con sciarpa e doppiopetto mi sentivo come una ragazzina che scappa dal convento in cui è reclusa ancora col rosario in mano. Poi approdai in una Feltrinelli, ordinai al bar un Jack Daniel’s e lessi una biografia di Čajkovskij.

Leggevo e sfogliavo le pagine con rispetto, come quando il destino ti concede il supremo onore di spogliare la donna di cui sei innamorato. L’estasi del momento in quanto tale diventa secondaria solo alla consapevolezza che quello che sta lentamente ed inesorabilmente diventando un ricordo accresce e cambia la connessione con quello che ami.
In metropolitana ripassavo le note del concerto per violino ed orchestra, all’altezza delle battute in cui il violino suona le sestine accompagnato dai legni pensai che se la dea della musica esiste allora sa anche giocare a calcio, un assist del genere che ti salva da quello che odi è roba da fuoriclasse.

Per concludere qualche sera fa un tassista mi chiede cosa faccio nella vita, gli rispondo “il musicista”. Ricordai di quando il mio migliore amico scrisse di quanto lo facesse sentire fiero il fatto di essere e dire che era un letterato. Lo invidiai da morire.

Ma mentre pronunciavo quelle parole al tassista non sentii nessuna fierezza, era tutto così fottutamente naturale.

Strane fantasie di un vecchio tifoso frustrato.


Cazzeggiando nei meandri del mio iMac, in particolare in una cartella chiamata “scritti miei munnezzosi” ho trovato un documento scritto circa 2 anni fa, risalente ad un periodo in cui ero molto tifoso e soprattutto frustrato perché la mia squadra del cuore andava una vera chiavica.
L’ho riletto poco fa e, oltre bearmi della mia inventiva, mi sono reso conto che quando voglio so produrre un quantitativo di stronzate praticamente inimmaginabile.
Vi lascio con questo scritto, chissà può essere pure che lì su a Torino lo leggono e magari qualche idea la usano pure.

The Masterplan – La mia personale soluzione al fatto che la Juve non vince più.
Buona sera a tutti gentili lettori.
Togliendo da mezzo le soluzioni da poco conto (proposte da curvaioli e persone di dubbio spessore) come “Via Ferrara! vogliamo Spalletti o Hiddink o Lippi o Benitez o Capello o Ancelotti o Mancini o perché no tutti insieme” direi che anche la soluzione proposta da molti altri, etichettata come “Via Elkann, Blanc, Secco e tutto il CDA, vogliamo il ritorno di Luciano Moggi!” è del tutto improponibile.

Anche se gode della mia simpatia (in realtà di tutta stima, anzi ma che dico, per lui ho il massimo rispetto & la massima devozione, forza Big Luciano!) devo purtroppo dire che Luciano Moggi non potrà mai tornare alla Juve anche se dovesse scoprirsi che in realtà è un bravo ragazzo che con Paparesta voleva semplicemente giocare a nascondino, facendolo ovviamente vincere (chiudendolo nello spogliatoio) perché gli dispiace quando gli altri perdono.

Moggi quindi è:
A) Antipatico a John Elkann
B) Antipatico a tutta l’Italia
C) Antipatico a Zeman (anche se per grazia di Dio non conta e non conterà mai un cazzo, purtroppo ci sono ancora degli imbecilli, o scusate, giornalisti che gli danno ancora retta)
D) Il cattivo della situazione
E) Il cattivo di tutte le situazioni
F) Inibito per non so quanti anni dal calcio e forse anche dai campi di bocce
G) Fumatore di sigari (sembra non centrare un cazzo, ma in realtà si ricollega ai punti D ed E in quanto fumare il sigaro lo fa sembrare ancora più cattivo)

In più, le conseguenze principali di un eventuale ritorno sarebbero:

A) Moratti, Tronchetti Provera ed il resto della “banda degli onesti” tornerebbero a farsela sotto al solo sentire una parola che inizia per J e finisce per S ed a non vincere più un cazzo per il prossimi 40/50 anni (insomma, tornerebbero a fare l’Inter)
B) Berlusconi direbbe che è stato frainteso ed era sicuro della sua innocenza in quanto i magistrati sono non sono solo comunisti ma persino interisti (insomma, come buttare la propria vita nel cesso per anche se poi sei uno stimato professionista e la gente del palazzo si fida di te).
C) Il 100% dell’Italia antijuve tornerebbe a rosicare, cagarsi addosso quando ci giocano contro (altro che “andiamo a Torino per vincere” e poi davvero vincono), e urlare parole smozzicate e smoccolate come “lafhdri!” “shabbete sholo vubbave!” “Fhozza Intev!” “E’ più fhorte J.Zanetti o Godzilla?” ecc.

“Allora caro Toto, visto che stai facendo il solito buffunciello che dispensa verità per l’universo, qual’è la soluzione?”

Ecco quest’ultima è molto semplice e strutturata in vari passaggi.
Premesso che negli ultimi 4 anni la dirigenza della Juventus F.C. è stata in grado di: comprare bidoni (Almiron, Tiago, Poulsen, Grygera, Boumsong, Knezevic, Mellberg e tanti altri disgraziati), comprare giocatori credendo fossero bidoni ma per qualche ragione non lo erano (Sissoko, Iaquinta), comprare buoni giocatori e trasformarli in bidoni dopo poche partite (Diego, Felipe Melo, Cannavaro, Grosso, Amauri), vendere giocatori che si credevano bidoni invece non lo erano (Zanetti, Marchionni, Criscito, Palladino e tanti altri ex-disgraziati), direi che è assolutamente impossibile pensare o quanto meno sperare di poter costruire una squadra forte piena di giovani talenti, magari legati alla maglia.

Allora voglio proporre questo a Blanc e Secco:

A) Licenziate tutta quella schiera di osservatori che avere sguinzagliato per il pianeta ed assumete una squadra di circa 30 rapitori seriali a sangue freddo (meglio se tedeschi, hanno più cazzimma).

B) Mandateli in Cina e ordinategli di sequestrare circa 50 ragazzini sotto i 15 anni, forti, dinamici ed in buona salute (il numero è volutamente alto perché sappiamo che il 10% di loro saranno bidonazzi da vendere qua e la e conosciamo il numero sempre allucinante di infortuni che si verificano a Vinovo).

A mio avviso queste sono le proporzioni da rispettare:

20 prelevateli da diversi templi buddisti, meglio se Shaolin e pupilli del maestro Zen

10 devono essere orfani traumatizzati per la morte dei genitori e desiderosi di vendetta, non dimenticate di dire loro che i mandanti si chiamano Moratti e Trochetti Provera ed i loro assassini vestivano maglie a strisce verticali nere ed azzurre. A mio parere questi dovranno essere i difensori centrali, state sicuri che Balotelli ci penserà otto volte prima di fare il solito buffunciello.

10 ancora prendeteli tra esperti di arti marziali, di qualunque stile essi siano. Non è importante che siano intelligenti (per quello ci sono i 20 del tempio buddista) ma devono essere veloci rapidi e soprattuto fare male senza farsi sgamare dall’arbitro

5 dovranno essere figli di lavoratori terribilmente professionali ed instancabili che hanno ereditato le qualità dai genitori

5 infine prendeteli dove vi pare, basta che siano dei bei ragazzi se no le femmine non vanno allo stadio e si perdono tutti gli introiti che derivano da poster, gigantografie ed altre cazzate inutili.

C) Portateli in segreto a Vinovo, dove allestirete un bunker super protetto (a tipo Area 51) in cui dovrete custodirli, proteggerli ma soprattutto non far sapere a nessuno della loro esistenza. Se necessario arrivate anche ad uccidere.

D) Chiamate i migliori allenatori, preparatori, esperti di tattica del mondo ed un centinaio di personal trainer iper-preparati ed iper-severi che sappiano trasformarli da simpatici ragazzini cinesi a demoni infernali scesi sulla terra per giocare a pallone.

E) Prendete una squadra di professori (BRAVI) che insegnino loro l’Italiano e la perfetta dizione, la storia della Juve, il valore della maglia, le frasi famose dell’Avvocato e tante citazioni colte che li farà sembrare bravi ragazzi ma soprattutto rispettabili professionisti. Non dimenticate il lavaggio del cervello anti-inter: ditegli tutti i santi giorni che se la loro vita è una merda è colpa di Moratti e che a rovinare il loro paese d’origine non sono stati solo i comunisti ma anche e soprattutto gli interisti, e perché no anche la nuova variante: i comuninteristi.

Appena saranno andati andati in pensione tutti i senatori, ed i tifosi si sentiranno spacciati perché i pochi che sapevano giocare a pallone ormai sono troppo vecchi anche per mettersi la dentiera da soli vi dovrete giocare la carta del nuovo settore giovanile che “comprende anche qualche talento dalle belle speranze!” (potete anche lasciare la squadra in mano a Ciro Ferrara, tanto saranno in grado di allenarsi e giocare da soli anche senza allenatore).

A quel punto vedrete che in 10 anni vinceremo 12 scudetti (l’Inter e Guido Rossi ci restituiranno i due orfanelli dopo aver perso 37 a 0 in casa loro con un portiere esploso improvvisamente dopo aver cercato di parare un tiro da fuori area del nostro attaccante Shun-Kotomotako), 10 coppe italia ed 9 champions league (una lasciata vincere agli avversari “giusto per essere sportivi”).

A questo punto in realtà inizierebbero le note dolenti perché già so che starete pensando cose tipo “ma come, la Juve piena di stranieri! che schifo! noi dobbiamo avere gli italiani in squadra! non siamo mica l’Inter” ecc.
Non preoccupatevi, ho pensato a tutto: basta semplicemente andare da qualcuno all’anagrafe, corromperlo con qualche milioncino di € (non fate gli sparagnini, ne avete spesi 13,5 per Tiago) e far cambiare tutti i nomi cinesi dei ragazzi in nomi italiani.
Ovviamente la cosa dovrà essere credibile, quindi dovrete evitare nomi di fantasia tipo “Giuseppe Volpevolante” o “Marco Dragoinfernale” ed optare per i i classici “Antonio Esposito” “Alberto Rossi” ecc.
L’altro problema è gli occhi a mandorla: se volete spendere soldi basta farli operare (da uno bravo) se no fateli scendere in campo con gli occhiali da sole (esclusivamente Ray-Ban niente robe fighette come quelli di Lapo), tanto c’è già il precedente di Davids e non sarà male vedere i giocatori in campo che si atteggiano a divi rock’n’roll.
Ah dimenticavo, fate scurire la pelle ad un paio di loro, così, giusto per non essere razzisti…