No, ma seriamente? (questo post contiene molte parentesi).

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Ok, io sono uno che facilmente finisce per assuefarsi all’insensatezza.
Ad esempio se una mattina dessi una capata alla porta di quei sociopatici che vivono di fronte a me senza ottenere risposta, potrei facilmente decidere di ripetere l’azione anche la mattina successiva, finendo per collezionare settimane e settimane di capate dentro le porte. La cosa ad un certo punto finirebbe anche per piacermi tant’è che a quel punto potrei anche presentarmi alla gente non più come studente di composizione ma proprio come incapatore di porte di vicini.
Insomma ad assuefazione completata non mi risulterebbee difficile finire per dare questo genere di risposte durante una conversazione con uno sconosciuto:
“Piacere, piacere mio! Ah quindi tu lavori da Starbucks, bello. Io do capate alle porte dei vicini ogni mattina.”
“Come? se mi pagano? Ovviamente no, ma penso che dovrebbero.”
“Ma scusa perché questa domanda? Tu non dai capate alle porte?”
“Se sanguino? no, mi sembra di no. Come dici, iscrivermi in palestra per poter dare maggiore potenza alle mie capate? No, non ancora, ma da domani…”
Ecco per questa ragione spesso mi capitano quelle che io chiamo epifanie dell’ovvio. Realizzo cioè cose che sono ovvie ma visto che sono assuefatto all’insensatezza mi sembrano lampi di genio incredibili.
Ad esempio prendiamo le donne che frequento ultimamente: in vita mia ho conosciuto un numero allucinante di cesse, finte intellettuali con l’indole di una sciacquabicchieri di paese, artiste senza arte (nello stesso senso di un meccanico che non ripara macchine o di una casalinga che non lava a terra), dispensatrici di speranze sessuali e in ultimo portatrici di cultura che non sanno niente, davvero, non sanno niente. Con queste premesse non ci sarebbero voluti tipo due anni per capire che attualmente sto avendo a che fare con delle mongoloidi ed invece siccome sono assuefatto ho dovuto aspettare l’epifania.
Infatti a scuola mia (dovrei dire università ma somiglia più al mio liceo) è pieno ad esempio di queste che si danno un mare di arie (bella questa espressione, me la devo segnare) e poi a stento sanno come sciacquare un bicchiere (questo a discapito della loro indole, insomma c’è una contraddizione di fondo nella loro psiche che potrebbe anche spiegare i loro comportamenti, roba che se Freud le avesse come pazienti finirebbe per mollare tutto ed andare a giocare bollette in un punto snai abusivo).
La cosa bella è che vestono male (sembra che si sono cosparse di colla e poi gettate nell’armadio, penso che se le vedesse una con la quale un tempo uscivo che mo’ fa tipo la fashion blogger le sputerebbe in faccia una ad una), non ti salutano nonostante tu le conosca benissimo e ci abbia parlato anche più di una volta facendo pure attenzione a non mostrare che sei il triplo più intelligente di loro, come se poi ci volesse molto ad essere più intelligente di un castoro senza denti (no ho detto una cazzata, a volte può essere davvero difficile).
La cosa bella è che ognuna di loro poi deve essere per forza speciale. Avere la cazzo di storia che nessuno ha è proprio necessario? Che poi quando te la raccontano sembra che da non si capisce bene quale speaker debba partire una di quelle colonne sonore dei film tristi tipo “lezioni di piano” o quell’altro degli omosessuali che si volevano bene (mi pareva brutto scrivere ricchioni).
Poi dico io, se uno ha una cazzo di storia speciale perché raccontarla al primo stronzo italiano col naso grosso e la borsa della Juventus che ti passa davanti? Che cazzo è una sorta di mettere le mani avanti “sono troppo speciale per te ed io non faccio i bucchini quelli non speciali”? Ma che ne vuoi sapere tu di chi sono io, ad esempio se leggessi il mio blog (cosa che non puoi perché Dio solo sa che cazzo di lingua parli) sapresti che una volta ho raccontato che sono stato fidanzato con una che si credeva di essere un piccione.
Altra cosa, indovina un po’, una storia fatta di cliché e stereotipi messi insieme a cazzo di cane (l’ex fidanzato drogato criminale ma in realtà col cuore tenero, la nonna sfigata che le aveva tramandato l’amore per la musica dicendo pure in punto di morte “tu sarai una diva”, il padre alcolizzato omosessuale che si ingroppava il segretario ecc) non ti rende speciale. Ti rende perfettamente normale perché come ho già detto in passato cercare di essere speciali equivale ad essere normali, è proprio questa la base della normalità.
Tutto ciò è condito, tra una cosa e l’altra, da frasi come “il mio uomo ideale deve essere umile come me”.
Bella mia tu non sei umile, hai un ego grande quanto una discarica di munnezza abusiva in Campania (inoltre il tuo profumo da 45$ organic comprato da whole food ha esattamente lo stesso odore).
Essere umili significa accettare il fatto di poter sbagliare ed imparare dai propri errori. In poche parole di essere umani.
Ad esempio impara da me, io so esattamente di essere solamente un essere umano.
Già, esattamente come uno squalo bianco è solamente un pesce.

La bella top motel.

Se la gente si fosse imparata a contare fino a dieci prima di dire qualcosa il mondo sarebbe un posto non migliore ma di certo non una chiavica come a mo’. Ma mica perché così va a finire che dalla loro bocca esce qualcosa di sensato, no e maquandomai, semplicemente perché non resistendo all’idea di non poter esprimere le loro idee “meritevoli di tutela” (cit. qualunque stronzo dopo due settimane a giurisprudenza) il loro cervello scoppierebbe a tipo le gomme delle macchine quando pigli Via Marina a 60 km/h.

Adesso prendiamo un esempio un po’ lungo e colorito ma che rende l’idea: siamo in un ristorante giapponese, uno di quelli dove magni un po’ di riso e pesce crudo proveniente dai mari di dove sta l’italsider e lo paghi quanto la prima rata di una Ferrari modello Holeinthechest.
Ci vai e magari hai pure prenotato tre giorni prima per fare bella figura con i pidocchiosi del vomero che fino al giorno prima si abboffavano di panzarotti e palle di riso e mo’ ti vengono a dire frasi come “il sushi? ah, che prelibatezza”.
Nonostante la prenotazione ti fanno comunque aspettare ma non perché c’è troppa gente, semplicemente la cameriera nell’accendere una di quelle candele merdosissime che stanno nei ristoranti si è ustionata rischiando di incendiare l’intero locale alluccando  “uhmaronnamiabella!”. Nientedimeno mentre aspetti fuori al locale esce addirittura il proprietario a scusarsi. Camicetta bianca stretta mezza sbottonata con pelo ribelle che fa capolino, capello phonato moda “2004 appuntamento sotto al cimmino”, probabile figlio mezzo scemo di un ex camorrista fallito (che di camorrista non tiene niente se non che si è fatto la galera senza nemmeno sapere il perché), ha deciso di investire i soldi del padre pensando che col pesce crudo fosse meglio perché non si paga il gas che serve a cuocerlo.
È quando entri che le vedi, tutte così belle con la gonna corta tutta vaporosa, lo stivale verde senza tacco, la maglietta scollata e venticinque kili di trucco che manco le fashion blogger quando vanno nei locali punk per farsi guardare dai fidanzati di quelle bassine coi capelli viola.
Mentre tu stai la a magnare roba che il nome tradotto dal giapponese significa “fratomo qua ci sta poco da ridere” le senti che alluccano e smaniano per dire le loro stronzate.
Ed è un attimo, un attimo prima di alluccare “Io penso che a Berlusconi la galera è un poco assai” che dovrebbero fermarsi e contare.
Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sett… Boom.
Cervello di top motel dappertutto, sul sushi, sui muri nei quali se pianti un chiodo zampilla sangue, sulla faccia del cinese ex gestore di centri massaggi abusivi della pianura padana che si finge cuoco santone di sushi.
Boom e l’ennesima stronza fidanzata col palestrato che si fa le lampade che non si dichiara gay solo perché nel paese lo sfottono che si leva dai coglioni.
I prossimi a scoppiare sarebbero i peggiori di tutti, i fan di Harry Potter.
“Oh, ma lo sai che Hermione va tirando i bucchini?”
“Eeeeeeeeeh..”
Boom.

La notte dei morti di fame (reprise).

Napoli è una città difficile ed è difficile raccontarla.
Napoli è una città infame e fa male raccontarla.
Napoli è una città stupida ed ottusa ed è da stupidi ed ottusi raccontarla.
Ma quando è uscito Gomorra è arrivato un nuovo modo di descrivere Napoli, il modo di raccontarla mentre si cammina nei vicoli e si prova rabbia per tanto degrado, lo scrivere su Facebook quanto la si odia e mai trovare il coraggio di lasciarla marcire per i fatti suoi.
Benedetto Croce la descrisse tanti anni fa come “un paradiso abitato da diavoli” ed ancora questo sembra il paragone più calzante e persino il padre di Wolfgang Amadeus Mozart la descrisse in maniera analoga.
La bellezza di Napoli è una bellezza effimera che non sta più nel territorio che abbiamo distrutto, è una bellezza che sta nella gente che schifiamo, nei diavoli di Benedetto Croce, insomma sta proprio in quello che l’ha rovinata.

Vai nel negozio dove hai comprato libri e dischi per anni, praticamente se quel negozio esiste ancora è pure merito tuo ed è un oltraggio che non hanno ancora appeso una tua gigantografia con scritto “grazie per essere sempre venuto ad acculturarti da noi” e ti ritrovi una commessa cacacazzo che ti risponde male. La guardi e più la guardi non solo non capisci perché ti ha risposto male ma vorresti sapere perché cazzo è così stronza. Stai comprando un libro di oltre seicento pagine che si intitola “Arnold Schoenberg: Stile e Pensiero” e quella ti guarda con la stessa sufficienza che hanno quei cani enormi e cacacazzo che quando ti vengono vicino lo fanno solo per sbavarti addosso. Non vivo più in Italia da otto mesi, se ho solo 56 centesi sulla Carta Più non è perché sono un pezzente ma perché vivo nella terra di Sturbucks, dove i commessi sono addestrati alla gentilezza e l’unica cosa di cui ti lamenti è di quanto sono ricchioni. Comunque se Feltrinelli adesso vende le manette pelose che i professori universitari comprano sognando di utilizzarle con le loro studentesse puttane un motivo ci sarà, e pensare che un tempo eravate un negozio serio.
Quando vai a mangiare la pizza con gli amici c’è sempre qualche fallito dall’aria vissuta che arriva, si presenta con sufficienza e non ti rivolge la parola per due ore e mezza. Quando gli fai notare che si sta bevendo la tua birra ti risponde con un laconico “uè, shchusamij” e poi attacca a parlare di quanto è forte Cavani e del fatto che è sbagliato che “Insigne guadagna 400 mila euri e Cavani 7 milioni”. Mi chiedo tu quando cazzo li vedrai QUATTROCENTOMILA euro in vita tua e ti fai pure i problemi che so giusti e sbagliati.
Ai baretti ci vai per salutare gli amici che bene o male vivono là e non riescono a fare a meno dei cocktail annacquati che se va male sanno pure di merda. Ma quella che sta dietro al bancone a farli è bona, non ci sta nulla da dire. Se non è una battona dell’est europa di solito è una di quelle puttane napoletane con il naso piccolo e dritto. Loro, loroso sono le puttane che trattano con nonchalance le altre donne che vanno ad abbeverarsi di cocktail a spese del figlio di papà di turno, e che con fredda indifferenza trattano persino i cafoni dalla faccia cattiva che vogliono pure fare finta di essere principini laureati in giurisprudenza. Quando arrivi tu invece non solo ti trattano male e ti fanno aspettare dieci minuti come uno stronzo, ma ti guardano pure come a farti pesare il fatto che loro hanno i lineamenti perfetti e tu no, magari hai anche le sopracciglia folte mentre loro hanno speso duecento euro da un’altra zoccola di estrazione popolare a farsele aggiustare. Quando paghi con i sette euro a spiccioli non ti guardano nemmeno in faccia e fanno pure le scocciate che devono contarli. Vorresti dirle che si ok sei vestito malissimo, sembri povero, senza lavoro e senza speranze per il futuro e non hai nemmeno una bella femmina affianco, semmai solo qualche amico fallito come te… ma “in realtà sono un compositore e scrivo musica, passo la giornata a mettere puntini su delle linee ma se volessi potrei scrivere un brano che se lo ascoltassi ti rannicchieresti in camera tua, giù sul pavimento in posizione fetale pensando solo a quanto sei una stronza cacacazzo che fa un lavoro inutile che un qualunque immigrato che non parla nemmeno italiano farebbe meglio”.
Ma non lo fai, perché ti fa schifo. Impara a sorridere, puttana. Se il locale dove lavori non è ancora fallito è solo per merito del fatto che la gente è alcolizzata ed ha bisogno dell’alcol proprio come i cani hanno bisogno di mangiare quei croccantini che puzzano di carne avariata.
La cosa più bella poi sono quelli che quando stai all’estero non vedono l’ora di rivederti ed una volta che torni non ti cagano di striscio. Quando arrivi ti dicono “eh hai voglia di fare c’è ancora tempo” poi passano a “domani devo stare con la mia ragazza” a “umaronnamia manca una settimana dobbiamo vederci assolutamente”. Quando li vedi di solito ti abbracciano e minacciano addirittura di offrirti da bere. Quando entri nel bar con loro scopri che si sono dimenticati il portafoglio in macchina e devi pagare tu per loro. Di solito non fanno manco la mossa di ringraziarti e cominciano  a scroccarti il futuro parlando di quando verranno a Boston ed ovviamente avranno necessità di un posto dove dormire. Mentre gli dici “certo, puoi stare da me” ti ricordi di tutte quelle belle storie che si raccontano sulle cose che succedono al Fenway Park di notte.
Infine ci sono quelli che non ti conoscono e cominciano a parlare di musica, attaccano con gruppi assurdi e narrano delle loro epiche nottate passate a scrivere canzoni di tre accordi “nello stile minimale degli Aricibaldcapecazzston, proprio come nella scena ispanico-canadese” di solito sono anche produttori che a pagamento sannomixare e produrre musica progressive house con influenze technopucchiaccation” ma ultimamente “mastico anche un po’ di Jazz, mi piacciono molto le sostituzioni i tritono ma questa è roba tecnica e probabilmente non sai di cosa sto parlando, ma non è colpa tua. A proposito, tu cosa fai nella vita?”

Questa è la vera bellezza di Napoli, la forza della disperazione che ti regala quando ti ritrovi a viverla.

Trick or Vafammoc?

Non capisco perché ogni volta che vado nello Starbucks a North End per scroccare il wifi (la lavanderia sotto casa mia non è affidabile e cominciano pure a schifarmi…) c’è sempre un cesso dai capelli sporchi che cerca di posteggiarmi. Quasi sempre.

Ma poi parliamoci chiaro, mi vengono vicino e chiedono se sto bevendo cioccolata calda, quasi a pensare “ma che dolce e tenero ragazzo”.
A questo punto per levarmele dai coglioni mi gioco la carta del sociopatico: rispondo a senza motivo che non bevo caffè americano.
“Perché?”
“Sono italiano”
“Gli italiani non bevono caffè?”
“Non bevono caffè americano”
“Perché?”
“È veleno”
“Wow!”

Insomma succede sempre l’esatto contrario di quello che desidero, anzichè pensare che sono un reietto pazzo con strane idee mi trovano interessante e vogliono sapere sempre più cose.
Poi quando becchi quella che ti piace fai tanto per fare il tipo interessante e finisci per essere scartato come sociopatico/pessimista/allucinato/troppofilosofo/ forsepurechevotachi/iodisicurononvoteròmai/ almenoperoggi/chissàforsevendepuredroga/aibambini. Ma questa è un’altra storia dove prima ti cacano il cazzo, ridono alle battute, escono, vengono a casa tua e poi fanno finta di non vederti per strada. Ma si sa, so guaglione, anna’ pazzià, se non pazzeano mo’ quando lo fanno, mannaggia a chitemuort, prima o poi pure ti riacchiappo, e poi voglio vedere, perché si sa, se non ti faccio a quattro pezzi mo’, quando ecc. ecc.*

Ma poi voglio sapere n’altra cosa.
Sapevo che Halloween qui è un po’ na fissazione ma non credevo a sti livelli. In tutti i cavolo di posti tipo Starbucks ai soliti caffè dai nomi lunghi come la costituzione hanno aggiunto “Pumpkin” che se non vado errato significa “zucca” o comunque se non zucca si intende ‘na cosa arancione più o meno sferica che anzichè magnarsela con la pasta la svuotano tipo pollastro e ci mettono una candela accesa dentro. Ah, di solito la tagliano pure a forma di capa di mostro.
Insomma, una trovata utile e geniale.
Ieri mattina nel mio break tra una classe e l’altra ho avuto la malsana idea di fare colazione da Starbucks (“lì hanno i dolcettini buoniiiii *_*” cit. imbecille media che vuole starcazz pure in italia) che, nonostante mi faccia schifo, di tanto in tanto ci vado ancora non so perché e chi cazzo m’ha ciecato.
Mentre aspettavo il mio cappuccino fatto male quella nerd che di solito trasforma le ordinazioni da pura e semplice idea astratta ad elemento concreto del mondo fenomenico urla “MOKA CHOCOLATE VANILLA CINNAMON HALF CREAM COFFEE DOUBLE SUGAR PUMPKIN LATTE GRANDE”.
Io dal conto mio stavo pensando beatamente ai cazzi miei. Ma poi mi son ritrovato a porre una domanda al mio intelletto: ma la parola “pumpkin” è solo una menata per Halloween o questi so cazzi che mettono pure la zucca nel caffè?
Comunque se la notte di Halloween qualcuno viene a bussare fuori alla porta di casa mia facendo quella cacata “dolcetto o scherzetto?” mi metto ad alluccare a tipo parcheggiatore abusivo a cui hanno scippato il cliente. Poi voglio vedere chi si caca sotto.

 *Potrebbe funzionare come testo di una canzone neomelodica (neoborbonica)???

È assolutamente sbagliato dire che le donne sono tutte zoccole.


Spesso in metropolitana mi trovo a sedere di fianco a ragazze molto belle.
La maggior parte di loro di solito accenna un sorriso e poi continua a farsi i fatti suoi.
Altre volte mi capita che mi guardano con quell’indifferenza fatta di superiorità, come se per me fosse un onore che mi sto sedendo vicino a loro. Quando capitava all’inizio mi chiedevo cosa cazzo ci fosse da guardarmi con quel simil-disprezzo, nemmeno fossi un rifiuto sociale.
Ma poi ho capito come reagire.
La vostra bellezza è non solo un qualcosa di soggettivo ma è anche evanescente, basare la vostra superiorità solo sull’aspetto fisico è ridicolo e assolutamente immaturo. La più grande soddisfazione me la prendo quando dopo essermi seduto di fianco a loro, ed aver aspettato un paio di fermate per consolidare la situazione, cambio posto improvvisamente con uno più distante non appena si libera (magari quello affianco o difronte). Di solito quando succede si guardano attorno attonite come a chiedersi inconsciamente “oddio, mi puzzano le ascelle?”
Un semplice gesto basta a distruggere un intero castello di carte emotivo. E questo la dice tutta.
L’onore, mia cara sciacquabicchieri, è solo tuo visto che io ho deciso di sedermi vicino a te, infatti ti consiglio di leggere il mio blog se ancora non l’hai fatto. Se non sai come fare non metterti a piangere, chiama il tuo amico nerd che sbava solo a vederti e supplicagli di aggiustarti il computer. Quando avrà finito dagli un bacino sulla fronte e ricordati di chiedergli pure di lavare a terra dopo che avrà inondato il pavimento di bava e lacrime di gioia.

Con questo NON intendo incoraggiare alcun tipo di misoginia. È solo un post su un blog che non ha nessun autorevole valore intellettuale, sono solo parole scritte in un ambiente virtuale destinate ad invecchiare archiviate in quel nulla fatto di qualunque cosa che poi è il web. Rinnovo il mio rispetto ed amore per le donne che sono assolutamente un qualcosa di meraviglioso che io adoro. Non a caso c’è anche un autorevole libro che racconta di come loro siano nate da una nostra costola. Prendiamoci cura della nostra costola mancante, nessuno ce la restituirà!

Premesso questo sappiate che recentemente mi hanno spiegato che è assolutamente sbagliato riferirsi alle donne come zoccole. Non importa che dopo essersi chiavate una città intera a tipo giro tondo quando arriva il tuo turno (che magari è pure la volta che ci sta un povero maronno disposto a volerle bene) cominciano a fare storie sui sentimenti, l’amicizia, e le relazioni che potrebbero non funzionare.
Ancora più sbagliato è riferirsi alle donne degli altri come zoccole. Questo è assolutamente irrispettoso nei confronti non solo delle donne ma anche dei vostri amici. Non importa che poi verranno da voi a piangere come dei cani bastonati al termine della relazione o si presentino a casa vostra alle 7 di sera chiedendo di bersi la vostra bottiglia di Jack Daniel’s per via della zoccola che se ne è andata al cinema col barista tatuato dell’arenile senza dirvi nulla.
Non importa che poi vi dicano “avevi ragione a chiamarla zoccola”. Non importa, è questione di rispetto.
Siate rispettosi,  le cose non ditele perché potrebbero ferire.
Per sicurezza vi dico un’altra cosa: non pensatele nemmeno.
Almeno andiamo sul sicuro.

Il palazzo degli spacciamunnezza.

Quando ho firmato il contratto mi avevano detto che avrei potuto chiedere a qualcuno nel palazzo per la rete Wi-Fi.
Mi sembrava un’ottima idea.

Il primo tentativo l’ho fatto con quelli del piano di sopra. Vado a bussare ma non c’è nessuno.
Beh, pazienza.
Poi è toccato a quelli che m’avevano dato speranza: i fessi affianco.
Busso, mi apre uno col cappellino dei Red Sox (e per questo già mi sta sul cazzo).
Chiedo, lui è un ragazzo sulla ventina. Molto gentilmente mi dice che hanno pagato per avere il pacchetto intero di comcast, tv compresa, ed avranno il wifi tra qualche giorno e sono assolutamente disponibili a splittarlo. “Grande!” penso, è solo questione di qualche giorno.
È passato un quasi un mese e questi ancora non hanno il WiFi.
Vabbe’, a questo punto la cosa migliore è chiedere a qualcun altro.
Il primo della lista con cui ho avuto a che fare è quello che vive al piano di sopra, un semipalestrato sulla via dell’imbecillità. Probabilmente gioca a basket o uno di quegli sport americani da menomati.

Gli chiedo se ha il wifi e mi dice di no. Gli chiedo in che appartamento vive e mi risponde che è il numero 6.
“Ma guarda che spacciamunnezza” penso. Gli dico che c’è una rete wifi che si chiama 419HanoverstApt6 e se non è il suo di wifi allora di chi cazzo è, dell’Arcangelo Gabriele? Mi risponde che ha una roommate ed è probabilmente suo.
Mo’ cerchiamo di capire chi cazzo è la roomate. Per quanto ne so io in questo palazzo vivono 3 femmine. Oltre la vecchia imbeccille e cacazzo che sta al numero 5, ho visto che ci sono due bionde sulla trentina. Una è la puttana cessa bionda con gli occhiali che sta al numero 7; quando le ho gentilmente chiesto di splittare il wifi non mi ha nemmeno risposto “I’m sorry”, ha detto direttamente “oh, no.”
Scaldacazzi da quattro soldi, deve venire il giorno in cui avrai bisogno di qualcosa, anche solo il cazzo di sale, che non solo ti risponderò “oh, no” ma ti farò anche sentire una merda perché ti sei dimenticata di comprarlo.
L’altra è la simpatica biondona che ha pensato che volessi stuprarla quando sono entrato nel palazzo con lei.
Mi guarda terrorizzata: “chi sei, vivi qua?” mi chiede.
Le rispondo che vivo al numero 4, facendole vedere le chiavi di casa.
Alchè si tranquillizza e mi sorride. Io ovviamente ho subito pensato a come fare per fottermela. Ma poi ho pensato che per non farla spaventare che dovevo fare? Aspettare che fosse entrata, chiudere il portone e riaprirlo? Ma che cazzo di gente.
L’ultimo della lista è quello che sta difronte a me. Lo fermo mentre sta rientrando a casa e gli chiedo del wifi.
Lui mi guarda terrorizzato e mi dice “sorri ai dont speak englisc, i em italian” esattamente come l’avete letto.
Gli dico che sono italiano pure io, mi risponde che il wifi è intestato al fratello e deve chiedere a lui. Gli spiego che non deve fare altro che darmi una cazzo di password e gli do 15$ al mese, gli faccio pure il caffè se vuole.
“Devo chiedere a mio fratello.” Bravo o’ strunz. Aspetta che serva qualcosa pure a te e vedrai come anche io dovrò chiedere a mio fratello. Anzi pure al mio bisnonno che sul testamento ha lasciato scritto che qualunque cosa avessi posseduto una volta andato a vivere in america sarebbe stata sua ed avrei dovuto chiedere il permesso sulla sua tomba.

Qui va a finire che dovrò dare 30$ al mese a comcast per averlo io il cazzo di wifi.
La rete si chiamerà “NobodyWantsToSplitSoFuckYou”.

Oppure più semplicemente “Vafammoc.”

Se mi fosse piaciuto giocare con la vita della gente avrei fatto il barbiere.

Una volta mi dissero che non so quale popolazione beduina d’estate beve solo cose calde perché quelle fredde non dissetano. Io dal conto mio ho sempre pensato il contrario.
Una volta però mi sono detto “dai, proviamo!”
Non l’avessi mai fatto.
Mi siedo ad un bar con amici in una serata di inizio luglio e tutti ordinano bevande gassate fredde.
Aspetto con impazienza il mio turno e quasi fremo dalla voglia di chiedere la mia ordinazione.
Il cameriere mi guarda e mi dice sfasteriato “che ti porto?”
“Un tè”
“Limone o pesca?”
“Nessuna delle due, un tè caldo”
Mi guarda a tipo come si guardano i pazzi e scoppia a ridere.
“Caldo? Ma sei sicuro? Ma ti senti bene?”
“Si certo, ma come non lo sa che c’è una popolazione beduina ch…”
“Che s’ bev’ o tè caldo d’estate? E quelli perciò so beduini! Uagliò ma che vuless fa, o’ bin ladèn?”
Vi giuro che lo disse proprio così, in corsivo.
Alché tutti quei pidocchiosi che si spacciavano per miei amici cominciarono a ridere ed a dire cose tipo “o bin ladèn non vorrai mica farci zompare per aria?” “Vuliss nun poc e dinamite assieme al tè o’ bin ladèn?” “T’ piace a robba calda eh bin ladèn” Ed altre battute squallide che non fanno manco nei bar di quei paesi sperduti dove nemmeno gli abitanti stessi sanno dove si trova e come si chiama il paese in cui vivono.
Quell’esperienza mi traumatizzò in maniera irreversibile.
Mo’ tenete presente che ci sono delle situazioni in cui conoscete una ragazza “molto ok” che però per una ragione che non sapete manco voi non l’avete mai presa in considerazione come potenziale vittima di qualche tristissimo corteggiamento.
Questa situazione regge ovviamente finché lei non vi manda qualche strano segnale che però viene interpretato in maniera bizzarra dalla vostra testa ed alla fine fa si che lei passi da bona semisconosciuta a potenziale vittima sacrificale e che poi… vabbuò insomma ci siamo capiti.
Nel mio caso specifico successe che in un pomeriggio di inizio agosto stavo passeggiando per i cazzi miei e ci stava una di queste zoccole d’alta borghesia seduta ad uno dei bar che frequentavo di solito quando vivevo a Napoli.
Passo, la saluto e lei mi fa cenno di sedermi con lei.
Colgo la palla al balzo e mi siedo.
Iniziamo una conversazione che va avanti senza troppi intoppi fino a quando non si manifesta il cameriere. Io ordino un cappuccino freddo e lei, mannaggia la marina, ordina un cazzo di tè caldo.
Alla vaniglia.
“Un tè? Ma non fa un po’ caldo?” (c’erano tipo 40 gradi)
Mo’ tenete presente quando una ragazza magari è pure un minimo interessata a voi finché non si verifica la possibilità di farvi sentire una munnezza?
“Ma come non lo sai che c’è una popolazione di beduini che…”
E pure il cameriere omm’ e merd: “ma si infatti non lo sapevi che le bevande calde d’estate dissetano?”

Da quella volta ho capito che finisco sempre per farmi manipolare dagli altri in maniera troppo facile. Dopotutto non sono mica un barbiere, quelli si che possono giocare con la vita della gente.